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Giorno della Memoria. Per ricordare un racconto biografico da "Vite da raccontare": La sedia di Nettie

domenica 26 gennaio 2014
di Barbara Rosenberg

Giorno della Memoria. Per ricordare un racconto biografico da "Vite da raccontare": La sedia di Nettie

ll 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria, ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 in adesione alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata di commemorazione delle vittime dell'Olocausto e come ricordo di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria: "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, 'Giorno della Memoria', al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim, più nota con il nome tedesco di Auschwitz, e entrarono nel suo tristemente famoso campo di concentramento liberando i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.

Per ricordare il Giorno della Memoria proponiamo a lettrici e lettori un racconto biografico di Barbara Rosemberg, "La sedia di Nettie", tratto dal volume Vite da raccontare, edito da LietoColle a cura dell'Ass. culturale Il filo di Eloisa.  

LA SEDIA DI NETTIE
Biografia di Nettie Bernheim

10 settembre 1941

Caro Wolfgang,
forse un giorno comprenderai le mie parole.
Sono felice che tu sia in Italia. Sono felice di saperti salvo.
Io ho deciso di restare.
Aspetto che vengano a prendermi, seduta sulla mia sedia a dondolo.
Sono serena. Non mi porteranno via. Ho preso tutta la scatola di pillole e me ne andrò nel sonno,
senza sofferenza.
Ringrazio Dio che i miei cari non abbiano vissuto tutto questo.
Tu vivrai in una nuova casa, con una nuova famiglia e questo pensiero mi fa sorridere.
Te ne sei andato per vivere. Io sono rimasta per resistere.
Non mi strapperanno il mio nome, i miei ricordi, la mia terra, anche se mi hanno tolto tutto.
Ricordati Wolfgang, mio caro, ricordati del nostro viaggio a Napoli e della nostra colazione in spiaggia. Tuo padre che tagliava l'anguria e tu che correvi sulla sabbia.
Se esiste un Paradiso, io so che sarà così.
Con immenso amore
Mamma

Questa l'ultima lettera di Nettie Bernheim a suo figlio, prima che i nazisti venissero a prenderla alla pensione Lorelei di Herrenhausen. Gli ufficiali non la toccarono neppure, vedendo che dormiva di un sonno senza ritorno.
Era nata a Hannover il 5 aprile del 1890 da Raul Bernheim e Judith Strauss, ebrei alto borghesi.
La famiglia possedeva un negozio di legnami e per Nettie era bellissimo tornare da scuola ed immergersi nell'odore di legno del negozio. I Bernheim frequentavano la Sinagoga del Quartiere, ma erano di usanze laiche.
Nettie adorava i libri ed era molto brava a scuola, tanto che i suoi le fecero continuare gli studi. Avrebbe fatto la maestra. "Tanto il negozio va avanti da sé" ripeteva sempre Raul Bernheim.
Gli anni passavano sereni per la famiglia, gli affari andavano bene e Nettie, unica figlia, era amata e coccolata.
Quando compì 17 anni Nettie, graziosa adolescente dagli occhi grigi e capelli nerissimi, ricevette in regalo la tessera della biblioteca cittadina. Per lei iniziò la vera vita. Tutti i giorni all'uscita da scuola passava in biblioteca e si immergeva per ore nella lettura dei classici, della letteratura romantica tedesca, dei poeti francesi. Verso le sei andava a casa per aiutare i suoi a chiudere i conti del negozio. Fu in biblioteca, l'anno successivo, che Nettie conobbe Gustav Rosenberg, il giovane bibliotecario appena assunto. Gustav conosceva Fichte e Schelling, Holderlin e Goethe, Spinoza e Schopenhauer. Aveva studiato lettere e filosofia a Marburg ed ora appassionava anche lei alle proprie letture.
Il loro amore crebbe tra gli scaffali della biblioteca. Gustav era figlio di commercianti, che erano morti qualche anno prima, lasciandogli in eredità una grande casa del '700 nel centro del Quartiere Ebraico di Hannover. Il giovane cominciò a frequentare la famiglia dei Bernheim, che lo accolsero come un figlio. Nettie e Gustav si fidanzarono due anni dopo e l'unione venne benedetta ufficialmente dal Rabbino, durante la festa di Chanukkà.
Si sposarono il 5 settembre 1913. Dopo aver rotto il bicchiere e danzato tutta notte con la musica dell'orchestra Kletzmer fatta arrivare da Brema, gli sposi partirono in treno per la luna di miele. Scelsero il Lago di Costanza. Era un posto meraviglioso e loro si amavano.
Nel giugno 1914 Nettie ottenne l'abilitazione all'insegnamento, divenendo maestra a tutti gli effetti.
I suoi genitori erano orgogliosi. La loro figlia era una delle poche maestre dell'epoca ma, soprattutto, era l'unica donna ebrea di Hannover abilitata ad insegnare nelle scuole pubbliche. Anche Gustav era molto felice, anche se la sobrietà del suo carattere gli impediva di esprimere appieno i suoi sentimenti.
Fu nello stesso periodo che Nettie scoprì di essere incinta.
Wolfgang Israel Rosenberg nacque il 15 marzo 1915, in una freddissima giornata. I giorni precedenti Nettie e Gustav avevano a lungo discusso sul nome da dare al nascituro.
Alla fine la decisione era caduta su "Wolfgang", in onore del loro scrittore preferito: Goethe. Il bambino era sano e crebbe velocemente.
La situazione economica e politica della Germania, tuttavia, peggiorava. La guerra aveva portato crisi al settore commerciale ed i genitori di Nettie furono costretti chiudere il negozio. Quando Wolfgang aveva un anno, morì nonno Raul e Nettie, che era molto legata al padre, visse un periodo molto triste. Sua madre, lo stesso anno, venne ad abitare in casa Rosenberg, così avrebbe aiutato la figlia nella cura del bambino. Per fortuna Gustav non fu chiamato al fronte, perché aveva un piccolo difetto alla gamba e non era più giovanissimo, ma molti ragazzi del Quartiere partirono e non tornarono più.
Con la fine della guerra, i Rosenberg ripresero la vita di sempre. Anche se la crisi economica durò diversi anni, a causa dei debiti imposti alla Germania dalle potenze vincitrici. Tuttavia, il lavoro di bibliotecario di Gustav e le lezioni private che Nettie teneva nelle case fruttavano bene. La nonna badava a Wolfgang e la famiglia si ritrovava a festeggiare lo Shabat con amici e parenti nelle campagne vicino ad Hannover.
Quando Wolfgang andò alle elementari, sua madre iniziò ad insegnare nelle scuole.
Era molto apprezzata come maestra e riusciva ad appassionare gli studenti a tutte le materie. Ma quando raccontava le vicende della bella Brunilde, Valchiria trasformata in donna e amata da Siegfried, nella classe c'era un silenzio assoluto ed i bambini ascoltavano assorti le gesta dei guerrieri e degli eroi. D'altronde la saga dei Nibelunghi appassionava tutta la famiglia Rosenberg, che aveva assistito alla rappresentazione delle opere Wagneriane nel teatro di Hannover.
La biblioteca si era ampliata ed il lavoro di Gustav andava bene. Avevano acquisito anche dei testi in italiano e i Rosenberg, che si erano appassionati a quel Paese, decisero che in estate sarebbero andati a Napoli. Erano anni felici, Wolfgang amava molto la scuola e la loro grande e silenziosa casa si riempiva delle risate di ragazzi che si trovavano da loro per studiare.
L'estate del 1927 fu indimenticabile. Gustav, Nettie e Wolfgang in treno andarono a visitare Napoli, Pompei, Ercolano, il Vesuvio, Capri, la Reggia di Caserta. Il ritorno, tuttavia, fu molto triste, perché Nettie si trovò di fronte all'improvvisa morte di sua madre. L'anziana donna, infatti, che aveva sempre goduto di ottima salute, durante la loro assenza era stata ricoverata per un improvviso malore ed era morta poche ore dopo. Wolfgang, che per la prima volta si trovava di fronte alla morte, rimase molto turbato e da quell'estate visse sempre il rientro dai viaggi con una sorta di timore.
Nettie, invece, reagì in maniera rabbiosa alla perdita della madre, un comportamento insolito per il suo carattere mite. Quando Gustav, accarezzandole i capelli, le chiedeva perché fosse così arrabbiata, Nettie rispondeva piangendo: "Poteva aspettare che tornassi!"
Pian piano il dolore si calmò e tutta la famiglia riprese le proprie attività di lavoro e di studio. Le fotografie di Wolfgang erano molto belle e Gustav le incollò su un album rosso.
Il tempo passava, Nettie, dalla morte di sua madre, si era impegnata nel quartiere ad aiutare famiglie in difficoltà e a fare lezioni a giovani che non avevano possibilità di studiare.
Ogni tanto Wolfgang la accompagnava. Gli piaceva ascoltare la parlata Jiddish in casa d'altri, visto che in casa sua si era sempre parlato il tedesco "accademico".
Un giorno, al ritorno da una lezione, carico di regali da parte delle famiglie, chiese a Nettie:
"E' sbagliato essere Giudei?"
Nettie rimase stupita di questa domanda.
"Perché me lo chiedi?" rispose.
"Ci sono dei ragazzi che passano vicino alla scuola e ci urlano sporchi giudei."
Disse Wolfgang con la voce spezzata.
Nettie, per la prima volta provò una forte paura: paura di non poter difendere suo figlio, di non poterlo preservare dalle ingiustizie e dal dolore.
Dandogli una carezza, disse: "Quei ragazzi sono dei razzisti. Noi siamo tedeschi e siamo ebrei", poi aggiunse con rabbia, "e ne andiamo fieri."
Wolfgang si tranquillizzò. Ma Nettie quella notte non riuscì a dormire.
Era la primavera del '31 ed il partito nazionalsocialista aveva acquistato molto potere in Germania. Le idee propagandate dal NSDAP lasciavano il segno. C'erano stati pestaggi, la stampa aveva riacceso pregiudizi sulla popolazione ebraica e su altre categorie considerate "diverse", l'opinione pubblica incolpava "i giudei" della crisi. Le S.A. reclutavano sempre più uomini tra i giovani tedeschi. Alcuni negozi, da sempre frequentati dalla "Hannover bene" avevano chiuso, perché i clienti preferivano comprare prodotti "ariani". Persino a scuola, dove aveva fatto in pochi anni una grande carriera, Nettie aveva sentito bisbigliare nei corridoi: "Si è brava, è brava, peccato che è giudea".
A luglio del ‘31 Wolfgang per la prima volta andò in vacanza da solo con la scuola. Aveva 16 anni ed una curiosità senza limite per il genere umano. Fu un'estate caldissima e Nettie e Gustav, di nuovo soli, come ai primi tempi del matrimonio, si godettero un'estate ad Hannover, facendo qualche gita in campagna. Ridevano molto e leggevano. Anche se la preoccupazione per la situazione politica del loro Paese faceva ombra alla loro felicità.
Verso la fine dell'estate, ritornando da una passeggiata, Gustav si sentì male.
Era sudato e pallido. Nettie pensò ad un colpo di sole e lo mise a letto, con una borsa del ghiaccio sulla testa. Durante la notte la sua salute peggiorò e Nettie decise che il mattino dopo sarebbero andati all'ospedale per un controllo. Il mattino dopo Gustav era morto. Un attacco di cuore lo aveva portato via all'età di 55 anni. Nettie, quando scoprì cosa era avvenuto, si sdraiò accanto a lui, gli strinse la mano e rimase immobile tutta la mattina. Ripensava a tutti i momenti felici insieme, alla biblioteca, a loro figlio. "Non è il tempo del dolore", disse tra sé. "Ora è il tempo del ricordo."
Nel pomeriggio, stremata, si alzò, gli accarezzo la guancia e disse: "Grazie, Gustav, per tutto quello che mi hai insegnato". Solo allora iniziò a piangere e chiamò il Rabbino.
Tutta la notte si chiese se avvisare Wolfgang, se inviargli un corriere per farlo rientrare dalla vacanza. Ma poi decise che non lo avrebbe fatto, non voleva rovinare la sua gioia.
Così affrontò il funerale da sola, con la cugina Sara. Ma il giorno della cerimonia, nella Sinagoga, con sorpresa vide che erano presenti tutte le famiglie del quartiere, sia quelle che aveva aiutato che quelle sconosciute. Dopo una settimana suo figlio tornò. Furono momenti di profondo dolore e, con l'arrivo dell'autunno, la mancanza di Gustav divenne ancora più penosa. Nettie cercava di restare serena per suo figlio, mentre Wolfgang, prima più giocoso e vivace, era diventato solitario, chino sui libri per ore.
Ritornò la bella stagione, gli amici di Wolfgang venivano di nuovo a trovarlo e le voci dei ragazzi colmavano il silenzio. Nettie era spesso ospite di famiglie vicine ed il suo dolore sembrava più lieve da sopportare. L'insegnamento proseguiva molto bene. Ma ad Hannover aumentava la disoccupazione e con essa l'odio razziale e la violenza. Nel '33 Adolf Hitler prese il potere ed i fantasmi che si agitavano nella mente di Nettie divennero realtà. Si rafforzò la persecuzione e l'isolamento degli ebrei e degli oppositori al regime. La campagna diffamatoria sui mezzi di comunicazione era condotta in modo scientifico.
Nettie, insieme al maestro Stein ed al maestro Jacobi, venne convocata dal preside Braun, che senza guardarli in faccia, con la voce rotta dal pianto comunicò le loro dimissioni per volontà del Consiglio d'Istituto. L'uomo disse che si era opposto con tutte le sue forze a questa decisione, ma non c'era stato nulla da fare. Riuscì però a fare pressione perché gli stipendi dei tre insegnanti fossero ugualmente corrisposti sino alla fine dell'anno.
Intanto, la condizione economica dei Rosenberg si faceva più difficile. Oltre a dare qualche lezione privata in alcune famiglie agiate, sia ebree che cattoliche, Nettie non riusciva a trovare un impiego. Wolfgang, che stava per compiere vent'anni, studiava e lavorava presso un negozio di alimentari facendo le consegne in bicicletta.
Nettie pensò che era tempo di cambiare. Un pomeriggio di primavera, presa dallo sconforto, dopo aver saputo che un'altra famiglia ebrea aveva lasciato il Paese, scrisse a suo cugino Abram, chiedendogli aiuto. Il cugino gestiva un negozio di libri a Londra, nel quartiere di Hackney. La loro ultima lettera risaliva alla morte di Gustav.
Nettie descrisse ad Abram la loro difficile condizione e chiese anche un aiuto economico, promettendo che si sarebbe sdebitata una volta passato il periodo di difficoltà. Ma prima di chiudere la busta aggiunse un post scriptum, con la penna che le tremava: "Cosa ne diresti di ospitare Wolfgang per qualche tempo? Parla molto bene l'inglese e potrebbe aiutarti al negozio". Spedì la busta e non ci pensò più. Ma meno di un mese dopo suo cugino le rispose allegando alla busta delle sterline e dicendo che aspettava con ansia Wolfgang. Passò un altro anno. Nettie e Wolfgang assistevano inermi alle violenze e alle limitazioni della libertà personale degli ebrei, chiusi nei ghetti, bollati come razza inferiore dalle leggi di Norimberga e accusati del male del Paese. Finalmente Wolfgang decise di passare qualche tempo a Londra dallo zio Abram, non senza farsi promettere da Nettie che lo avrebbe raggiunto. Con la vendita dell'orologio di Gustav acquistarono un biglietto del treno per l'Olanda, da cui Wolfgang si sarebbe imbarcato per l'Inghilterra.
Durante i successivi sei anni Nettie e Wolfgang si scrissero molto, Wolfgang, infatti, restò presso il cugino fino al '40, trasferendosi nel ‘41 a Napoli, tale era la sua passione mai sopita per quella città che aveva visitato da bambino. Si iscrisse all'Università Orientale e in quattro anni ottenne la laurea in lingue e letterature straniere.
Nettie, intanto, sollevata dalla salute del figlio e felice di ricevere sue notizie tanto spesso, dovette concentrarsi sul problema economico. Decise, prima, di affittare l'ultimo piano della sua grande casa a famiglie che ne avessero la possibilità, ma dopo un anno, vedendo che pochi erano in grado di pagare con regolarità un affitto, si trovò di fronte alla difficile decisione di vendere.
Era sveglia già da alcune notti, ripensando ai ricordi custoditi in quella casa, quando arrivò un telegramma dal comando cittadino:
"Si comunica confisca casa patronale Schützenstrasse, 18 per necessità strategiche inderogabili. Stop.
Dal giorno 15 marzo 1941 ore 8.00, l'edificio dovrà essere interamente sgomberato. Stop
In caso di ritardo verrà occupato dalle forze di polizia cittadine. Stop"
Dovette sedersi, per non svenire.
"Signore", urlò con tutta la forza che aveva.
"Perché ci fai questo?" Da quel giorno smise di pregare e di frequentare la Sinagoga.
Rimase immobile con il telegramma in mano. Non pianse, né si disperò, ma divenne di ghiaccio.
Un automa per due settimane. Come un robot si alzava molto presto al mattino, raccoglieva tutto ciò che trovava in casa e lo imballava in grandi scatole.
Si fece aiutare dai ragazzi del quartiere, suoi allievi, promettendo loro che avrebbero potuto prendere ciò che volevano. E così avvenne. Tutto venne regalato. Tutto, tranne l'album di fotografie ed i libri. Quelli vennero donati alla biblioteca cittadina. Preparò una piccola valigia per sé, e imballò la sedia a dondolo di suo nonno.
Quando lasciò la sua casa, un giorno prima della scadenza, non si voltò neppure a guardarla. Fece conservare la sedia a dondolo alla signora Huber, che aveva un solaio e portò con sé la valigia e l'album rosso.
Non le restava più niente.
La vecchia signora che era stata una cara amica di sua madre, oltre a conservarle la sedia, fece molto di più. La ospitò in casa sua qualche giorno e le trovò una buona sistemazione da amici che gestivano una pensione in campagna, vicino ad Hannover. Avrebbe potuto vivere lì pagando solo una piccola quota e dando una mano nella gestione della pensione Lorelei.
In realtà, la signora Huber si era offerta di dividere l'appartamento con Nettie, ma lei rifiutò con forza. Non voleva mettere in pericolo quella donna così gentile. Sapeva bene che "gli Ariani che nascondevano Giudei venivano processati per favoreggiamento verso i nemici del Führer", così citava il regolamento cittadino.
E così il 20 marzo 1941 Netti si trasferì nella sua nuova "casa", ad Herrenhausen, un borgo poco lontano dalla città. Il nipote della signora Huber si offrì di accompagnarla con il suo carretto. La stanza era piccola e pulita e dava su un prato ancora gelato.
I proprietari della pensione, i signori Fisher, le furono molto vicini, conoscendo la sua particolare condizione. Presto Netti venne a sapere che vi erano altre persone con il suo stesso problema, il signor Weinreb, Jacob e Ruth Strauss e la signora Kapucinski. Tutti ebrei rimasti soli e senza casa. Bodo Fischer, la sera stessa, a cena, presentò Nettie agli altri ospiti, dicendo: "Benvenuta! Come vede, mia cara, qui tutti sono ospiti allo stesso modo, senza distinzioni di razze o religioni".
Qualche giorno dopo Nettie vide che la sua adorata sedia a dondolo le era stata recapitata alla pensione e la fece portare in stanza. Il dolore condiviso e la nuova lettera di Wolfgang, cui aveva comunicato il nuovo indirizzo, le diedero nuova forza.
La lettera di suo figlio fu per lei di grande gioia, ma anche di preoccupazione.
"Cara mamma, spero che tu stia bene e che non soffra più per la casa.
Conserviamo dentro di noi il suo ricordo. Ti prego, non attendere oltre a raggiungermi. Ti aspetto e ti invio i soldi per il biglietto del treno. Sono quelli della mia prima lezione di tedesco e non riesco a immaginare un uso migliore di questo!
Ti voglio bene! A presto. W."

Nettie guardò il denaro e sorrise. Poi lo chiuse in un cassetto. Sentiva che doveva restare, anche se la lontananza da Wolfgang le sembrava il peggiore dei mali. Era certa che suo figlio le avesse omesso il problema del fascismo in Italia. Sebbene le informazioni circolassero poco e male, si sapeva che la guerra avanzava in tutta Europa e che, anche in Italia, gli ebrei erano perseguitati.
Arrivò l'estate ed il profumo di gelsomini invase l'aria. Aveva fatto amicizia con Miriam Kapucinski, una ebrea polacca che parlava molte lingue passando, in una stessa frase, dal tedesco all'ungherese, al polacco, al russo, con risvolti spesso comici.
Alla fine dell'estate, i signori Fischer convocarono gli "ospiti ebrei" nella loro cucina e dissero loro che la situazione era diventata molto grave. Ad Hannover avevano arrestato diverse persone del Ghetto, intere famiglie erano sparite senza lasciare traccia.
"Potete restare con noi. Vi nasconderemo, ma non possiamo garantire la vostra sicurezza" disse Bodo "e nemmeno il silenzio degli altri ospiti" sussurrò sua moglie.
A questa frase tutti i presenti si guardarono negli occhi.
Gli altri ospiti: una famiglia di Amburgo, che si era trasferita ad Hannover per il lavoro del marito, e due insegnanti di matematica, che preferivano vivere in campagna piuttosto che nel traffico cittadino.
Di chi dovevano diffidare? Qualcuno avrebbe potuto denunciarli? Sembravano così innocui, così "per bene".
Si ritirarono ognuno nella propria stanza, ammutoliti dal dolore.
Nettie abbracciò Miriam. "Cerca di essere felice!" Le sussurrò.
Aveva preso la sua decisione.
Si lavò con cura, indossò l'abito rosa, regalo di Gustav e la collana di perle di sua madre.
Si mise un rossetto chiaro, "a memoria" come diceva suo figlio.
Poi prese dal fondo della valigia la scatola dei sonniferi, sua compagna nelle notti di insonnia, e scrisse una lettera a Wolfgang. La imbustò e la infilò sotto la porta dei signori Fischer, durante la notte. Tornò in camera e sedette con l'album rosso sulle ginocchia. E dondolando si addormentò con un leggero sorriso.

27 gennaio 2014 - Riflessioni per non dimenticare

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