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Proposta Civica Orvieto: "L'Amministrazione del rinvio"

lunedì 2 novembre 2026

C’è un tratto che accomuna le principali opere e i progetti annunciati dall’Amministrazione Comunale: il ritardo. Non il normale slittamento di qualche settimana che può verificarsi in qualsiasi cantiere. Qui parliamo di opere la cui data di consegna cambia continuamente, di ritardi di mesi che diventano anni, di procedure che si arenano, di bandi che falliscono senza che seguano soluzioni alternative, di progetti annunciati e poi scomparsi dai radar. E nel frattempo il tempo passa. E costa.

Un esempio emblematico è quello dell’Asilo di Sferracavallo, un’opera importante, urgente e attesa. Il nuovo asilo doveva inizialmente essere consegnato nella primavera del 2025. Siamo arrivati alla rescissione del contratto con l’azienda esecutrice, a una nuova assegnazione e a una nuova scadenza fissata per giugno 2026. Ma nemmeno questa è bastata.

Pochi giorni fa il Comune ha approvato una nuova proroga per il collaudo finale, spostato a fine novembre. La richiesta è motivata da infiltrazioni d’acqua piovana dalla copertura e da ulteriori interventi necessari. Inoltre, un’altra recente delibera di Giunta ci informa che per sistemare l’area esterna del nuovo asilo siamo ancora alla fase iniziale, senza un progetto definitivo.

Quando in Consiglio Comunale la consigliera Roberta Palazzetti ha chiesto chiarimenti sui tempi, l’assessore Piergiorgio Pizzo ha indicato gennaio 2027 come possibile data di apertura. Speriamo che accada e che l’asilo possa finalmente aprire nelle giuste condizioni, senza infiltrazioni e con gli spazi interni ed esterni adeguatamente sistemati.

Intanto il Comune ha speso e continua a spendere oltre 70.000 euro l’anno di affitto, una spesa che si trascina dal 2022, con un contratto che probabilmente dovremo onorare per altri tre anni. E i bambini restano ospitati nell’ex capannone di Bardano.

Poi ci sono i bagni pubblici. A marzo 2025 l’amministrazione decide di non rinnovare la concessione del bar e dei servizi presso la stazione. Il successivo bando per la gestione dei bagni comunali e del bar va deserto. Da allora, il nulla. Nessuna soluzione strutturale, nessuna nuova strategia. Solo strutture sempre più degradate e una gestione diretta che continua a generare costi per il Comune.

Ancora più preoccupante è il caso del CePol, il grande progetto per il Centro delle Politiche Sociali di Orvieto Scalo. Un intervento da oltre cinque milioni di euro finanziato con fondi PNRR. La prima scadenza è saltata e si è arrivati a una proroga del finanziamento per completare l’opera entro dicembre 2027. Ma a oggi non risultano gara, appalto o cantieri avviati.

In compenso, c’è una richiesta di risarcimento da 750.000 euro avanzata dall’azienda che aveva ottenuto l’appalto. Intanto le associazioni che utilizzavano gli spazi originari continuano ad aspettare. 

Non va meglio sul fronte dell’innovazione e della sostenibilità. La nostra mozione sulle colonnine di ricarica elettrica viene approvata all’inizio del 2025. La gara si conclude a settembre dello stesso anno. Servono poi sei mesi soltanto per aprire le buste e individuare il soggetto assegnatario. Oggi non si registrano passi avanti concreti e l’assessore Pizzo ammette che gli uffici hanno altre priorità. Da quanto ci risulta, se i preventivi non vengono accolti entro novembre, si torna alla casella di partenza. I possessori di auto elettrica possono aspettare.

Anche sulle Comunità Energetiche Rinnovabili e sul fotovoltaico si procede a passo lentissimo. La mozione approvata dal Consiglio risale all’ottobre 2025. Solo pochi giorni fa è arrivata la notizia di una consulenza per definire i criteri della CER.

Nel frattempo, nessun progresso concreto sui due progetti strategici da noi proposti: il fotovoltaico sul parcheggio della stazione e quello sull’edificio di Bardano. È stato richiesto soltanto il finanziamento per il fotovoltaico della piscina comunale.

Stesso discorso per il PEBA, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Non è stato ancora incaricato il professionista che dovrebbe individuare gli interventi necessari nel centro storico. E così la domanda resta la stessa: Orvieto diventerà mai una città realmente accessibile?

Parlando di accessibilità, non dimentichiamo le famose passerelle, o ponticelli. Finanziate già nel 2024 e poi riapprovate e rinviate di anno in anno. Non sono ancora state realizzate. 

E poi c’è San Lorenzo in Vineis. Fondi disponibili dal 2022. Ci sono voluti anni di sollecitazioni per arrivare a un progetto e a un affidamento. Ora resta da capire se e quando i lavori verranno realmente conclusi. Sul San Francesco, invece, il cronoprogramma non è pervenuto. I dati del primo studio sono arrivati a maggio. Poi, più nulla.

Il fattore tempo non sembra pesare nelle valutazioni della nostra amministrazione. E così, quando viene chiesto della riapertura della funicolare, chiusa da giugno e che avrebbe dovuto riaprire a settembre con la ripresa delle scuole, la candida risposta è: quando saranno completati i lavori.

E quando saranno completati? Nessuno lo sa. Nessuno lo ha chiesto a Trenitalia. Nessuna data certa, nessun cronoprogramma comunicato ai cittadini. L’elenco potrebbe continuare. Il trasferimento dei costumi del Corteo Storico, annunciato per giugno 2024. Il Museo della Ceramica, annunciato dal 2024. Progetti presentati con enfasi e poi spariti dal dibattito pubblico.

E non vogliamo infierire elencando i tanti annunci sul destino dell’ex Caserma Piave, dal set cinematografico alla caserma di Polizia, per poi cercare la soluzione in una consulenza da 35.000 euro per la sua valorizzazione, approvata recentemente.

Il problema non è il singolo ritardo. Il problema è che il ritardo sembra essere diventato il metodo. Quando tutto slitta, nulla è più urgente. Quando ogni opera viene rinviata, nessuno è più responsabile. Quando gli annunci si moltiplicano e i risultati non arrivano, a pagare sono sempre i cittadini.

E mentre si annunciano grandi progetti e le inaugurazioni vengono continuamente spostate nel futuro, una cosa arriva sempre puntuale: il conto. Perché i cantieri fermi costano. Le strutture inutilizzate costano. Le proroghe costano. Le occasioni perdute costano. Costano soldi e servizi ai cittadini. E Orvieto non può più permettersi di essere la città del “poi vedremo”.

Chiediamo soltanto una cosa: tempi certi, responsabilità chiare e risultati verificabili. Perché amministrare non significa promettere, annunciare e poi rinviare. Significa realizzare.

Proposta Civica Orvieto

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