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"Le Crete, la cambiale firmata nel 2022. Le responsabilità politiche non si archiviano con un post su Facebook"

lunedì 26 ottobre 2026

Dopo il voto del Cal, la sindaca Roberta Tardani ha denunciato che "la Regione ha fondato il nuovo Piano rifiuti sull’ampliamento della discarica di Orvieto". Avrebbe potuto aggiungere che quell’ampliamento era previsto in una pianificazione che lei stessa ha contribuito a sostenere. Lo dicono le carte. Il 16 novembre 2022 il Consiglio delle Autonomie Locali espresse il proprio parere sul Piano regionale dei rifiuti della Giunta Tesei. La sindaca di Orvieto votò a favore.

Si trattava di un parere consultivo, certo. Ma un sindaco che vota quel Piano dà un assenso politico preciso, soprattutto quando il Piano riguarda direttamente la sua città. Il Piano recepiva infatti la deliberazione di Giunta Regionale n. 2 del 5 gennaio 2022, che prevedeva un incremento delle volumetrie delle discariche strategiche regionali per complessivi 1,2 milioni di metri cubi. Tra gli impianti figurava espressamente Le Crete.

L’ampliamento di Orvieto, dunque, non è un incidente di percorso né una conseguenza imprevedibile. Era scritto in quella pianificazione, e la sindaca l’ha sostenuta con il proprio voto. Oggi Tardani replica che una previsione non equivale a un’autorizzazione. È vero. Ma chi non vuole i creditori alla porta evita di firmare cambiali, e quella cambiale la sindaca l’ha firmata.

Indicare una discarica come strategica e assegnarle nuove volumetrie in un Piano regionale è una scelta politica. Quella scelta crea le condizioni per una successiva richiesta di autorizzazione, ed è precisamente quello che è accaduto. L’istanza di Paur depositata a luglio da Orvieto Ambiente non nasce dal nulla: si fonda su quella pianificazione. Se la sindaca avesse chiesto alla Giunta regionale amica di eliminare quel nome dall’elenco, oggi il quadro sarebbe diverso. Non risulta che l’abbia fatto.

Dal gennaio 2022 alla fine del 2024 la sindaca ha avuto tutti gli strumenti politici e amministrativi per contrastare quella scelta: contestazioni formali, mozioni consiliari, proposte di variante urbanistica, richieste esplicite alla Regione. Qualche dichiarazione di contrarietà c’è stata. Nel 2024 la sua maggioranza ha anche presentato una mozione che chiedeva di accelerare il termovalorizzatore per alleggerire Le Crete.

Ma chiedere un inceneritore non significa chiedere di cancellare l’ampliamento. La domanda è semplice: esiste un atto con cui la sindaca abbia chiesto alla Giunta Tesei di togliere Le Crete dalla delibera 2/2022? Se esiste, lo mostri ai cittadini. Poi è cambiato il colore della Giunta Regionale, e la contrarietà rimasta a lungo in letargo si è risvegliata proprio quando poteva essere rivolta contro qualcun altro. Si può legittimamente chiedersi quanto pesi, in questo improvviso protagonismo, l’orizzonte delle regionali del 2029. La ricerca di visibilità, comunque, non cancella le responsabilità.

C’è poi un passaggio ancora più significativo, che la sindaca sembra aver dimenticato. Il Piano, recependo le conclusioni della Valutazione ambientale strategica chiusa con la determina dirigenziale n. 10156 del 6 ottobre 2022, modificò il criterio di localizzazione relativo alle aree boscate. Il criterio passò da «escludente» a «penalizzante», limitatamente agli ampliamenti delle discariche esistenti senza soluzione di continuità.

La modifica accoglieva anche una richiesta avanzata da Acea in sede di osservazioni . Non è un dettaglio tecnico: una preclusione diventava un ostacolo superabile. Con il criterio escludente, la richiesta di ampliamento di Le Crete avrebbe incontrato una barriera ben più difficile da aggirare. Non risulta alcuna contestazione della sindaca su questo punto. Delle due l’una: o non se ne accorse, e sarebbe una grave disattenzione, o preferì tacere. In questo secondo caso dovrebbe spiegare se la sintonia politica con la Giunta Regionale abbia pesato più della contrarietà dichiarata.

Un territorio si difende con gli atti, non con i post, e con l’autonomia dagli sponsor politici perugini. Ma il coraggio, come ricorda Manzoni, uno non se lo può dare. E quando sarebbe servito, non se n’è visto molto. Neppure il richiamo all’archiviazione della precedente istanza di ampliamento, avvenuta sotto la Giunta Tesei, risolve la contraddizione. Archiviare un’istanza e cancellare una previsione dal Piano sono due cose diverse. La sindaca indichi l’atto con cui la precedente Giunta avrebbe eliminato la previsione di ampliamento di Le Crete. A me non risulta.

Allo stesso modo, sostenere che la Regione abbia già deciso solo perché il procedimento è stato avviato significa confondere l’istruttoria con il suo esito. Le verifiche ambientali, tecniche e territoriali devono ancora essere compiute. Chi governa oggi la Regione ha dichiarato di voler ridurre progressivamente il ricorso alle discariche. L’esito di questa istruttoria sarà il banco di prova di quella coerenza, e su questo non faremo sconti a nessuno. La scelta politica di prevedere nuove volumetrie a Orvieto, però, risale alla Giunta Tesei e a un Piano che Tardani ha votato.

Resta un’ultima questione, perché la sindaca mi attribuisce un ragionamento che non ho mai fatto. In sede di Cal non ho citato il risultato di Orvieto come effetto di un Piano ancora da approvare. L’ho citato come prova che i suoi obiettivi sono raggiungibili. A settembre Orvieto ha sfiorato per la prima volta il 71% di raccolta differenziata.

Il nuovo Piano punta al 75% nel 2028 e all’80% nel 2030, investendo su differenziata, riciclo e riuso. Per gli scarti non riciclabili prevede il CSS-EoW, un combustibile utilizzabile in impianti industriali già esistenti, che riduce il conferimento in discarica senza costruire nuovi impianti dedicati. Il termovalorizzatore del vecchio Piano non avrebbe eliminato le discariche, comunque necessarie nella fase transitoria e per i residui.

Secondo le stime aggiornate della Regione, avrebbe inoltre richiesto molti anni e un investimento nell’ordine dei 200-250 milioni di euro, a carico del sistema regionale. Da parte nostra abbiamo depositato una mozione che impegna il Comune a usare gli strumenti di sua competenza, a partire dalle scelte urbanistiche.

È su questo terreno, quello degli atti e non dei comunicati, che misureremo la reale volontà dell’amministrazione di opporsi all’ampliamento. La sindaca ha tutto il diritto di cambiare posizione. Ma deve assumersi la responsabilità di quella precedente, invece di comportarsi come se il passato appartenesse a qualcun altro. Nessuna amnesia, per quanto conveniente, farà sparire quel voto né i silenzi che lo hanno accompagnato.

Federico Giovannini,
consigliere comunale Pd Orvieto

 

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