politica

Salvaguardia dell'Altopiano dell'Alfina, iniziative urgenti per l'impianto agrivoltaico a Buonrespiro

giovedì 24 settembre 2026

Nella parte riservata alle interrogazioni a risposta immediata ‘question time’ della seduta di giovedì 24 settembre dell’Assemblea legislativa, il consigliere Nilo Arcudi (Tp-Uc) ha interrogato l’assessore Thomas De Luca circa la “Salvaguardia dell'Altopiano dell'Alfina”, chiedendo “iniziative urgenti in merito all'impianto agrivoltaico da 52 ettari in loc. Buonrespiro e verifica della compatibilità con il tessuto residenziale e turistico”.

Nello specifico, Arcudi ha chiesto di sapere: “qual è lo stato autorizzativo del progetto (cod. 11-93-2025) e come si intendono recepire le osservazioni tecniche depositate dal Comitato e dalle associazioni; se siano stati valutati gli impatti cumulativi sull'Altopiano dell'Alfina e la compatibilità di 52 ettari di pannelli con la vicinanza ai centri abitati e alla SR 71 ter; se la Giunta intenda avviare un confronto con il Comune di Orvieto e i residenti per salvaguardare la vocazione agricola e turistica dell'area di Buonrespiro”.

Illustrando l’atto, Arcudi ha ricordato che “a marzo 2025, è stato pubblicato sul sito istituzionale della Regione Umbria il progetto relativo alla realizzazione di un impianto agrivoltaico situato nel Comune di Orvieto. Tale progetto prevede una potenza di picco rilevante, pari a 34.600 KW, e si estende su una superficie complessiva di circa 52 ettari. L’intervento risulta articolato in due lotti distinti tra le località di Buonrespiro e Poggio di Biagio, e prevede infrastrutture connesse (cabine di trasformazione, raccolta e cavidotti) fino alla stazione elettrica prevista in località Torraccia di Castel Giorgio. La zona interessata ricade nel delicato ecosistema dell’Altopiano dell’Alfina, un’area di pregio paesaggistico e agricolo già oggetto di numerose pressioni per impianti di energia rinnovabile su larga scala.

Si è costituito formalmente il comitato dei cittadini ‘Buonrespiro e dintorni’, sostenuto da associazioni di rilievo nazionale come Amici della Terra, per denunciare l’incompatibilità dell’impianto con la vivibilità e l’economia dei luoghi. Le criticità sollevate riguardano la stretta vicinanza a centri abitati permanenti, la svalutazione del patrimonio immobiliare e ricettivo, nonché la prossimità alla strada regionale 71 ter, arteria già gravata da traffico intenso. Lo sviluppo delle energie rinnovabili deve necessariamente armonizzarsi con la tutela del territorio, della biodiversità e della vocazione turistico-agricola dell’Umbria, evitando il rischio di una ‘industrializzazione selvaggia’ delle aree rurali di pregio”.

L’assessore Thomas De Luca ha risposto: “Ricordiamo che questo impianto ha una potenza nominale di 34,6 MW ed è esteso per 52 ettari tra Orvieto e Castelgiorgio, e la procedura è stata avviata dalla società Contour Global Samas SRL. A che punto siamo con l'iter? A seguito della pubblicazione dell'avviso nel 2026 sono pervenute diverse osservazioni da parte del Comitato Cittadini Buon Respiro e dintorni e di altre associazioni ambientaliste. Tutte le osservazioni sono state integralmente pubblicate sul portale regionale e trasmesse ai rappresentanti unici delle amministrazioni coinvolte. Nella prima del 2026 la Regione, la Soprintendenza e la Provincia di Terni hanno formulato articolate richieste di integrazione documentaria.

Ad oggi il procedimento si trova in stato di sospensione per centottanta giorni, su espressa richiesta del proponente, quindi qualora entro tale termine non venga prodotta la documentazione richiesta, l'istanza decadrà e verrà formalmente archiviata. Allo stato attuale del procedimento, quindi la conferenza dei servizi, non è stata ancora convocata e si è in attesa di ricevere l'integrazione richieste. Ma un passaggio centrale in questa vicenda riguarda proprio l'importante approfondimento richiesto proprio da lei sulla tutela del territorio. Il progetto ricade parzialmente in area non idonea, oggetto della controversia in Corte Costituzionale dove a novembre vi sarà la seduta in cui ovviamente noi resisteremo all'impugnativa fatta dal Governo. Quindi la Regione ha applicato la maggiorazione del 5% come previsto dalla legge. Contro questa richiesta, la società proponente ha presentato un ricorso al TAR Umbria chiedendo l'annullamento.

Ebbene, i motivi stessi del ricorso, avanzati ovviamente dall'azienda, dimostrano in modo inconfutabile la bontà e l'efficacia della nostra legge regionale 7/2025. Nel ricorso il proponente si lamenta che la norma regionale funzioni come un filtro economico preventivo e un meccanismo di deterrenza localizzativa che ostacola la realizzazione degli impianti in aree non idonee e l'azienda contesta la portata della maggiorazione economica del 5 per cento, definendolo un ‘aggravio’ idoneo a scoraggiare e impedire l'iniziativa. Quindi le argomentazioni confermano che la legge 7/2025, per quello che riguarda le aree non idonee, pur ovviamente in coerenza con la giurisprudenza costituzionale, ha dimostrato chiaramente che non preclude, non costituendo un divieto a priori all'installazione degli impianti.

Costituisce sicuramente, ovviamente, un maggior rischio, all'interno di un'elevata probabilità di non approvazione degli impianti. Rassicuro l'Aula sul fatto che gli impatti cumulativi, la vicinanza ai centri abitati e le interferenze saranno sottoposti e sono sottoposti già al massimo rigore della Conferenza dei servizi e alla assoluta attenzione della Giunta regionale. Concludo dicendo che, proprio ieri, è stata approvata, la legge delega in Senato sul nucleare, quindi mi aspetto da tutti i consiglieri di opposizione e anche ovviamente dai vari sindaci di centrodestra che ci indichino, nel prossimo passaggio, quali sono le aree idonee ad ospitare centrali nucleari in Umbria”.

Nella replica conclusiva, il consigliere Arcudi ha detto: “Noi sosteniamo convintamente la produzione di energia da fonti rinnovabili che però va fatta in maniera ordinata, governata con un processo decisionale chiaro e trasparente. Nel nostro Paese questi temi devono essere affrontati con responsabilità e con serietà, perché noi abbiamo tutte le potenzialità per offrire una proposta importante, visto che abbiamo l'eolico, abbiamo il solare, abbiamo ampi campi e aree da sfruttare. Però non è possibile che abbiamo aree compromesse, abbandonate, degradate nei nostri territori. Capannoni, aree industriali, le autostrade, le aree lungo la ferrovia. Affrontiamo in quest'Aula questo tema continuamente: l'eolico sulla fascia appenninica, l'eolico dietro la piazza di Gubbio, l'eolico d'ambiente, il fotovoltaico e l'agrivoltaico, in alcune delle aree agricole, con le campagne più belle d'Italia, che fanno parte integrante della nostra identità. Ma andiamo a subire richieste continue da parte di multinazionali o fondi che molte volte non sono neanche mai venuti in Umbria per fare interventi. Quindi credo che le istituzioni debbano difendere il proprio territorio e coniugare l'esigenza di produrre energia anche attraverso fonti rinnovabili. Credo che solo nell'area di Orvieto e nei comuni dell'Orvietano, che sono cinque comuni da mille, duemila abitanti, ci sono sette, otto, dieci richieste di agrivoltaico da 50-70 ettari. Non è sostenibile per l'Umbria questa situazione”.

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