"Disability Pride: adesso servono i fatti. Appello alla Sindaca"

Sabato 19 settembre Orvieto ha vissuto una bellissima giornata. Le strade della città si sono riempite di persone, sorrisi, colori, musica e fischietti. C’erano cittadini, famiglie, caregiver, associazioni, persone con disabilità. C’erano i tanti volontari e le tante realtà che lavorano ogni giorno per costruire una comunità più inclusiva. C’erano anche le istituzioni. C'erano la Sindaca, il Vicesindaco e alcuni consiglieri. C’ero anche io, come cittadina, ma anche come consigliere comunale e capogruppo di Proposta Civica.
Il secondo Disability Pride di Orvieto è stato un successo. Va lodato lo sforzo e l’amore di chi lo organizza, perché iniziative come questa hanno il merito di ricordarci una semplice verità: le persone con disabilità e chi se ne prende cura non chiedono privilegi. Chiedono diritti. Chiedono di poter vivere la città come tutti gli altri.
Ed è proprio qui che la politica deve interrogarsi. La responsabilità di chi amministra non si esaurisce nella partecipazione ad una manifestazione, per quanto importante e condivisibile. La vera responsabilità della politica è agire. Lo ha persino detto la Sindaca dal palco! Ma non basta dirlo, cara Sindaca. Bisogna farlo. E questo ad oggi non è successo.
Un anno fa, proprio sull’onda del primo Disability Pride e delle giuste richieste delle associazioni e della cittadinanza tutta, l’amministrazione comunale aveva assunto un impegno preciso: avviare finalmente il percorso per dotare Orvieto di un PEBA, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere architettoniche. Un impegno che, alla luce di quel richiamato spirito di collaborazione e unità, portò al ritiro delle mozioni e degli atti consiliari, a fronte di una precisa dichiarazione pubblica della Sindaca che assicurava l’immediata attivazione dell’amministrazione.
Le tappe annunciate erano chiare:
- Affidamento di uno studio propedeutico con incarico ad un professionista qualificato nei primi due mesi dell’anno;
- Predisposizione del PEBA per il territorio comunale;
- Avvio di una programmazione organica degli interventi.
Nessun problema di risorse finanziarie per lo studio iniziale e l’incarico in quanto i fondi, ci era stato detto e confermato dall’Assessore Pizzo, erano già presenti in bilancio. Nel Consiglio comunale di aprile, in risposta ad una mia domanda, la Sindaca assicurava nuovamente che l’incarico per lo studio propedeutico sarebbe stato assegnato ad un professionista già individuato entro le due settimane successive. In ritardo, come sempre.
Ad oggi però non è stato fatto nulla. Nessun incarico, niente di niente. L’unica decisione presa dalla nostra amministrazione è stata quella di limitare questa prima fase di studio al solo centro storico. E senza lo studio propedeutico è impossibile intervenire in maniera seria, comprendere cosa si deve fare, progettare gli interventi e finanziarli.
Ecco quindi la mia richiesta alla Sindaca, alla Giunta e all’intero Consiglio Comunale. Basta con mozioni e annunci. Procediamo immediatamente all’affidamento dell’incarico per la redazione del PEBA. Facciamolo con un’ambizione adeguata alle esigenze reali della città: non limitiamoci alla Rupe, ma allarghiamo il lavoro almeno alle aree più densamente popolate del territorio comunale: Ciconia, Orvieto Scalo e Sferracavallo. Parliamo infatti dei quartieri dove vive la maggior parte dei cittadini e dove l’accessibilità incide sulla vita quotidiana.
Le risorse non mancano. Il costo dell’affidamento, che può essere stimato intorno a 200.000 euro, rientra nelle disponibilità del Comune nel 2026. Può essere finanziato attraverso l’utilizzo dell’avanzo 2025 ancora disponibile (parliamo di più di un milione di euro).
Tutto ciò può essere fatto subito. Chiedo quindi che tali fondi vengano inclusi nell’approvazione della prossima variazione di bilancio già ad ottobre. Affidare il lavoro ora permetterebbe di avere già nella prima metà del 2027 un quadro chiaro e documentato degli interventi necessari. Da quel momento potremmo programmare le opere, candidare progetti ai bandi regionali, nazionali ed europei per il loro finanziamento, inserirli nei piani triennali del Comune ed iniziare a costruire una città più accessibile per tutti.
Il PEBA non è un documento burocratico. È la mappa dei diritti negati. È lo strumento che permette di individuare marciapiedi impraticabili, percorsi urbani impossibili per una persona in carrozzina, per un anziano, per un ipovedente o anche per una famiglia con un passeggino. La verità è che il Disability Pride non ci chiede di applaudire, ci chiede di ascoltare. E per chi amministra, ascoltare significa trasformare le richieste in scelte amministrative.
Per questo, dopo le parole, dopo le fotografie, dopo i sorrisi e la giusta festa di sabato scorso, cara Sindaca, è arrivato il tempo dei fatti. La capacità di chi amministra una città e la vuole veramente inclusiva non si misura dalle manifestazioni che ospita, ma dalle barriere che riesce ad abbattere.
Roberta Palazzetti (Proposta Civica Orvieto)
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