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"Le Crete, basta guardare al passato: la politica deve decidere sul futuro"

martedì 1 settembre 2026

Sulla vicenda della discarica Le Crete è opportuno che la politica recuperi un ruolo più pragmatico, superando la polemica sulle responsabilità del passato per concentrarsi sulle decisioni che devono essere assunte oggi e sulle prospettive future. È legittimo ricostruire e valutare le scelte compiute dalle precedenti amministrazioni regionali, ma continuare a contrapporre responsabilità alimenta una discussione sterile. Nel frattempo sono cambiate le condizioni e, soprattutto, è cambiata la strategia regionale.

La precedente Giunta aveva individuato nella realizzazione di un termovalorizzatore la strada per la chiusura del ciclo dei rifiuti, e conseguentemente il ruolo delle discariche. L’attuale Giunta regionale ha scelto di abbandonare quella impostazione, puntando sull’economia circolare, sulla riduzione dei rifiuti e sul recupero di materia. Una scelta politica legittima, che tuttavia dovrà essere valutata sulla capacità di produrre risultati.

Proprio per questo è difficile pensare che le decisioni del passato possano oggi rappresentare un vincolo assoluto, soprattutto di fronte a un diverso scenario e alla prospettiva di una progressiva riduzione dei rifiuti destinati alla discarica. Una riduzione che, secondo quanto dichiarato dalla Regione, è già iniziata grazie alle azioni intraprese, a prescindere ed ancora prima che siano a regime tutti gli investimenti necessari per ottenere gli effetti dell’economia circolare.

Ciò detto, prima di decidere un ulteriore ampliamento de Le Crete, occorre quindi verificare quale sarà il reale fabbisogno futuro dell’Umbria e la funzione della discarica di Orvieto. Non si tratta di una posizione ideologica contraria all’ampliamento della discarica, che continuerà, per un periodo comunque non infinito, a svolgere una funzione nel ciclo dei rifiuti, auspicabilmente sempre più residuale. Si tratta, piuttosto, di valutarne l’opportunità e la coerenza alla luce della strategia che la Regione intende perseguire per il futuro della gestione dei rifiuti.

Il nuovo Piano regionale dovrà essere efficiente, sostenibile e concreto, con tempi, strumenti, impianti e risorse chiaramente definiti. Abbandonata la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso la termovalorizzazione, l’economia circolare è una direzione necessaria, ma dovrà dimostrare di essere in grado di chiudere realmente il ciclo e ridurre progressivamente il ricorso alla discarica. E tutto questo dovrà essere valutato anche sul piano economico. Quali saranno i costi del nuovo modello e quanto ricadrà sui cittadini?

È una domanda alla quale la politica deve dare risposte trasparenti, confrontando le diverse soluzioni senza approcci ideologici. Considerando l’aumento registrato nell’ultimo decennio della TARI o della TARIC a carico dei cittadini non può essere un fatto secondario.  Inoltre, le decisioni dovranno essere assunte nel rispetto della tutela del territorio orvietano e per questo attraverso un confronto reale con i territori, le forze politiche, associazioni e comitati che li rappresentano.

Non serve stabilire chi abbia ragione sul passato. Serve capire quale soluzione sia oggi più utile, sostenibile e conveniente per l’Umbria. Il passato può spiegare come siamo arrivati fin qui, ma non può impedire alla politica di adeguare le proprie decisioni quando cambiano condizioni e obiettivi.

Per questo, prima di procedere con un ampliamento, sarebbe ragionevole conoscere il nuovo fabbisogno e gli effetti concreti della strategia regionale, non appare sufficiente il richiamo ad un atto ormai datato ed ormai fuori contesto. Autorizzare nuova capacità di discarica senza aver prima chiarito questo quadro rischierebbe di essere una scelta difficilmente comprensibile.

È questa la responsabilità di una politica che vuole tornare ad avere un ruolo: decidere sulla base dei dati, della sostenibilità, dei costi e dell’interesse dei cittadini, con pragmatismo e senza ideologie.

Gian Luigi Maravalle,
sindaco di Ficulle 

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