Rifiuti, Tardani non vota al Cal. Giovannini: “roppi silenzi quando a governare la regione erano gli amici”

Nell’ultima seduta del Consiglio delle Autonomie Locali si è votato il nuovo Piano regionale dei rifiuti, che ha ottenuto 22 voti favorevoli e 15 contrari.
C'è però un fatto politico che non può passare inosservato: la sindaca di Orvieto Roberta Tardani non ha votato, nonostante sia stata più volte invitata dal presidente del CAL a esprimere il proprio voto.
Perché?
Una scelta ancora più singolare considerando che, nelle precedenti sedute del CAL dedicate al Piano, la sindaca di Orvieto non aveva partecipato.
Durante il dibattito ho espresso chiaramente la mia posizione. Ho ricordato innanzitutto la scelta, a mio giudizio sbagliata, del termovalorizzatore contenuta nella programmazione della precedente Giunta Tesei: un impianto caratterizzato da lunghi tempi di realizzazione e sovradimensionato rispetto alla quantità di rifiuti prodotta da una regione delle dimensioni dell'Umbria, con il rischio concreto di dover ricorrere in futuro a rifiuti provenienti da fuori regione per garantirne la sostenibilità.
E c'è un'altra verità che troppo spesso viene dimenticata: il termovalorizzatore non elimina le discariche, perché dal processo di combustione residuano comunque materiali che devono essere smaltiti.
Il nuovo Piano segna invece un deciso cambio di impostazione e indica una strada coerente con gli obiettivi europei: economia circolare, riduzione dei rifiuti alla fonte, riciclo, riuso, recupero dei materiali, tariffazione puntuale e meccanismi premianti per i cittadini e le famiglie virtuose.
Il rifiuto non viene più considerato semplicemente qualcosa da bruciare o interrare, ma una risorsa dalla quale recuperare materia e valore.
Ed è proprio qui che emerge tutta la contraddizione della polemica che in questi giorni la sindaca Tardani sta costruendo sulla discarica "Le Crete".
La storia dell'ampliamento di Le Crete non nasce con l'attuale Giunta regionale.
Durante la Giunta Tesei, mentre si programmava la realizzazione del termovalorizzatore, veniva contemporaneamente prevista l'estensione della capacità delle discariche strategiche regionali. E tra queste c'era, nero su bianco, la discarica Le Crete di Orvieto.
La DGR n. 2 del 5 gennaio 2022 individuava infatti Belladanza, Borgogiglione e Le Crete come impianti strategici e prevedeva l'estensione complessiva della capacità del sistema delle discariche regionali.
Per Le Crete la stessa deliberazione stabiliva testualmente che, considerando la maggiore volumetria allora disponibile rispetto agli altri impianti, "eventuali riprofilature potranno essere valutate successivamente".
Successivamente. Non "mai".
Ed è questo il punto che la sindaca continua convenientemente a omettere.
Anche la sentenza del TAR Umbria n. 233/2025 viene oggi utilizzata per sostenere una ricostruzione che non corrisponde al suo effettivo contenuto.
Il ricorso presentato da Acea Ambiente, oggi Orvieto Ambiente, riguardava proprio la decisione della Regione di procedere prima con le riprofilature di Borgogiglione e Belladanza e di rinviare quella di Le Crete, considerata la maggiore capacità residua disponibile a Orvieto.
Quella sentenza non costituisce affatto un diniego all'ampliamento di Le Crete.
Il TAR ha giudicato legittima la scelta di differenziarne la tempistica rispetto agli altri due impianti. E sulla vicenda, peraltro, è tuttora pendente l'appello al Consiglio di Stato.
Per questo durante il CAL ho invitato la sindaca Tardani a leggere fino in fondo gli atti e le sentenze prima di utilizzarli come argomento di propaganda politica.
Perché gli atti hanno una caratteristica fastidiosa per chi tenta di riscrivere la storia: restano agli atti.
La domanda politica, allora, è inevitabile.
Se oggi la sindaca considera intollerabile persino l'avvio del procedimento amministrativo sull'ampliamento di Le Crete, dov'era tutta questa indignazione quando era la Giunta regionale guidata da Donatella Tesei, espressione degli stessi partiti che sostengono l'Amministrazione Tardani, a inserire Le Crete nella pianificazione strategica regionale e a prevedere che una sua eventuale riprofilatura sarebbe stata valutata successivamente?
Abbiamo assistito a troppi silenzi negli anni della Giunta Tesei.
E non soltanto sui rifiuti.
Lo abbiamo visto anche sulla vicenda del progetto eolico Phobos: oggi la Regione diventa il bersaglio di ogni responsabilità, mentre negli anni in cui a Palazzo Donini governavano gli amici politici i toni e le responsabilità individuate dall'Amministrazione comunale erano ben diversi.
Non si può essere ambientalisti a corrente alternata e istituzionali a seconda del colore politico di chi governa la Regione.
Orvieto ha bisogno di una posizione seria sulla gestione dei rifiuti e sulla tutela del proprio territorio, non di battaglie politiche costruite cancellando pezzi di storia amministrativa recente.
L'attuale Giunta regionale ha scelto una strada diversa: ridurre progressivamente il ricorso alle discariche e costruire un sistema fondato sull'economia circolare, sul recupero di materia, sulla riduzione dei rifiuti, sulla responsabilizzazione di cittadini e imprese. È una direzione che condividiamo, e alla quale Orvieto può contribuire — a una condizione: che smetta di essere pensata come refugium purgamentorum, come il “sacco nero di ultima istanza” del sistema regionale.
Il seppellimento è una pratica primitiva, inquinante, non più sostenibile. Va superata e resa marginale, e va sostituita da qualcosa: servono pratiche e comparti industriali che diano concretezza al recupero, al riuso, al riciclo. Questo è il terreno su cui Orvieto deve rivendicare un ruolo, e su cui chiediamo alla Regione un confronto serrato, aspro, anche conflittuale se necessario — ma di merito.
È esattamente quello che l'amministrazione comunale e la Sindaca Tardani non hanno fatto.
Federico Giovannini - Membro del CAL
Consigliere comunale PD di Orvieto
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