Turismo, FdI: "Quando le ipotesi provano a smentire i numeri"

Dopo aver letto il comunicato di Nova Orvieto, scopriamo che l’aumento dell’11,6% delle presenze turistiche registrato a Orvieto non rappresenterebbe una vera crescita, ma sarebbe semplicemente il risultato di un fenomeno più generale che la nostra città avrebbe avuto la fortuna di “intercettare”. Una lettura quantomeno singolare, considerando che nello stesso trimestre le presenze turistiche in Umbria sono aumentate del 2,5% e che, quindi, Orvieto è cresciuta quasi cinque volte più della media regionale. Sono dati che naturalmente possono essere analizzati e commentati, ma che difficilmente possono essere ridimensionati fino al punto di farli apparire irrilevanti.
Eppure Nova, anziché riconoscere che per la città si tratta di un risultato positivo e discutere eventualmente di come consolidarlo, sceglie di costruire una serie di ipotesi sulla spesa dei turisti, sulla percentuale che rimarrebbe effettivamente sul territorio e sul valore economico che tutto questo avrebbe, arrivando infine al curioso paragone con tredici residenti. Il problema è che un residente non è un’unità di misura economica e il PIL pro capite non rappresenta quanto ciascun cittadino versi nelle casse comunali, così come non può essere utilizzato per cancellare con una semplice divisione tutto ciò che viene prodotto dall’economia turistica.
Dietro quelle presenze ci sono strutture ricettive, ristoranti, bar, negozi, attività artigianali, guide, servizi e lavoratori, oltre a una quantità di consumi diretti e indiretti che evidentemente non possono essere ricondotti a un calcolo così semplicistico. Ci sono poi entrate che non hanno bisogno di essere ipotizzate perché sono reali e finiscono direttamente nelle casse pubbliche. Nel 2025 l’imposta di soggiorno ha garantito al Comune risorse per oltre mezzo milione di euro, mentre il Pozzo di San Patrizio ha generato oltre un milione di euro di introiti, ai quali vanno aggiunte le entrate provenienti dai parcheggi insilati e di superficie.
Sono risorse che contribuiscono concretamente ai servizi, alla manutenzione, alla promozione e alla valorizzazione della città e che, nel ragionamento proposto da Nova, sembrano semplicemente non esistere. Nessuno sostiene che il turismo possa risolvere da solo tutti i problemi di Orvieto, né che una crescita delle presenze significhi automaticamente che tutto vada bene. Il turismo deve essere governato, migliorato, distribuito meglio durante l’anno e reso sempre più compatibile con le esigenze di chi vive quotidianamente la città. Proprio per questo sarebbe utile confrontarsi su come aumentare la permanenza media, rafforzare i servizi, migliorare l’offerta e fare in modo che una quota sempre maggiore della ricchezza prodotta rimanga sul territorio.
Ma questo confronto dovrebbe partire da un dato difficilmente contestabile: mentre l’Umbria cresce del 2,5%, Orvieto cresce dell’11,6%. Si può discutere sulle ragioni di questo risultato, su quanto ancora ci sia da fare e persino sugli errori che possono essere stati commessi, ma trasformare una crescita quasi cinque volte superiore alla media regionale in qualcosa di sostanzialmente trascurabile significa semplicemente voler ridimensionare una buona notizia per la città.
Nova voleva andare “oltre la propaganda dei numeri”, ma nel tentativo di farlo è arrivata a sostituire ai numeri una serie di ipotesi e persino il valore teorico di tredici residenti. Noi preferiamo un approccio più semplice: partire dai dati reali, riconoscere ciò che funziona e lavorare su quello che può ancora essere migliorato. Perché si può certamente discutere su come far crescere ancora Orvieto e su come rendere il turismo sempre più utile alla comunità, ma per farlo bisognerebbe almeno partire dalla realtà, senza avere la necessità di sminuire un risultato positivo soltanto perché politicamente fa più comodo raccontarlo in un altro modo.
Fratelli d’Italia Orvieto
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