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"L'Umbria punta all'autonomia energetica nel rispetto del territorio"

mercoledì 15 luglio 2026

"L’Umbria vuole raggiungere l’autonomia energetica attraverso le energie rinnovabili. È un obiettivo chiaro, che va oltre i traguardi assegnati alle singole Regioni e che deve guardare fino al 2050". Lo ha affermato l’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Thomas De Luca intervenendo, nel Salone d’Onore di Palazzo Donini, all’incontro “Energie rinnovabili? Sì. Rispetto del paesaggio, diritti dei territori, nuova politica energetica nazionale”, promosso dall’associazione Perlumbria Cultura Economia Società.

Al confronto, coordinato dal presidente dell’Associazione Perlumbria Giampiero Rasimelli, sono intervenuti l’assessore regionale all’ambiente e all’energia Thomas De Luca; Giacomo Porrazzini, già sindaco di Terni ed europarlamentare; Alberto Giombetti, già sindaco di Costacciaro e dirigente nazionale della Confederazione italiana agricoltori; Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club; Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria; Carlo Calvieri, avvocato e professore dell’Università degli Studi di Perugia, e un rappresentante dell’associazione Energia per l’Italia.

Nel suo intervento De Luca ha sottolineato la necessità di aggiornare la programmazione energetica regionale. “Con l’Università degli Studi di Perugia stiamo dialogando da diversi mesi e stiamo cercando di concretizzare una collaborazione per sviluppare il nuovo piano energetico regionale, dal momento che quello attuale risale al 2004 – ha spiegato. Da allora lo scenario è profondamente cambiato, sia sul piano ambientale sia rispetto alla sicurezza energetica e alle esigenze del sistema produttivo”.

In questa prospettiva, l’assessore ha condiviso la proposta avanzata da Rasimelli di costruire un tavolo ampio per un “Patto per la transizione energetica in Umbria”, capace di coinvolgere istituzioni, enti locali, associazioni, rappresentanze economiche e sociali e comunità territoriali. “La transizione energetica deve essere governata attraverso il confronto e una programmazione condivisa – ha affermato De Luca. Siamo disponibili a lavorare alla costruzione di un percorso ampio, nel quale mettere insieme gli obiettivi energetici, la tutela del paesaggio, le esigenze delle imprese e i diritti dei territori”.

L’assessore ha evidenziato che la Regione sta lavorando alla costruzione di un mix di fonti rinnovabili capace di rispondere alle diverse esigenze del territorio. “Abbiamo bisogno anche di grandi impianti, perché strutture come gli ospedali e le acciaierie hanno consumi rilevanti – ha dichiarato. Allo stesso tempo, il nostro interesse è sviluppare soprattutto molti impianti al servizio del tessuto economico regionale, insieme alle comunità energetiche e a sistemi di produzione diffusi”.

De Luca ha richiamato anche le difficoltà che stanno rallentando lo sviluppo delle comunità energetiche e degli impianti di minori dimensioni, a partire dai tempi necessari per le connessioni alla rete elettrica. Su queste problematiche, ha ricordato, è già stato costituito un tavolo tecnico regionale.

“Abbiamo circa 900 megawatt di progetti di impianti attualmente in istruttoria presso la commissione tecnica, rispetto a un obiettivo complessivo di circa 1.300 megawatt – ha aggiunto. Questo non significa che tutti i progetti debbano essere autorizzati, ma dimostra che il ritardo non è di certo attribuibile alla Regione ma allo Stato. Il tema è governare questi processi e valutare le diverse proposte all’interno di una programmazione complessiva”.

Una parte dell’intervento è stata dedicata alla disciplina delle aree idonee. De Luca ha ricordato che la Regione Umbria era intervenuta con la legge regionale 7 del 2025, individuando ulteriori aree nelle quali favorire l’installazione degli impianti, comprese quelle collegate alle comunità energetiche, alle infrastrutture, alle zone industriali, agli invasi artificiali e ai consorzi di bonifica.

Il successivo intervento della normativa nazionale, secondo l’assessore, ha però modificato radicalmente il quadro, restringendo fortemente la possibilità per le Regioni di individuare ulteriori aree idonee. I vincoli introdotti rispetto alle distanze dai beni tutelati producono, in un territorio come quello umbro, una drastica riduzione delle zone nelle quali è possibile accelerare le procedure.

“Un’area idonea non è un luogo nel quale qualsiasi progetto viene automaticamente autorizzato – ha precisato De Luca. È un’area nella quale le procedure sono semplificate e i tempi ridotti. La Regione aveva cercato di costruire un sistema trasparente, distinguendo le aree nelle quali favorire gli impianti, quelle soggette alla procedura ordinaria e quelle interessate da vincoli particolari”.

Per quanto riguarda l’eolico, l’assessore ha osservato che la disponibilità della risorsa è concentrata soltanto in alcune zone dell’Umbria. L’attuale sistema, ha spiegato, spinge gli operatori a presentare rapidamente i progetti per ottenere per primi l’autorizzazione, determinando spesso la sovrapposizione di più proposte sulle stesse aree e limitando il confronto preventivo con i Comuni.

“La Regione aveva cercato di cambiare questo meccanismo, individuando le zone con maggiore disponibilità della risorsa e con una minore interferenza paesaggistica – ha detto. Auspichiamo una revisione della normativa nazionale che restituisca alle Regioni la possibilità di programmare in maniera più efficace e di accelerare le procedure proprio nelle aree considerate strategiche”.

De Luca ha aggiunto che la Regione intende lavorare attraverso il confronto con i soggetti proponenti per ridurre gli impatti dei progetti e attraverso la valorizzazione delle aree e dei beni pubblici regionali che possono essere messi a disposizione della transizione energetica.

“Il nostro obiettivo è ragionare su un mix energetico di fonti rinnovabili che tenga insieme grandi impianti e una produzione diffusa al servizio del tessuto economico regionale – ha concluso De Luca. Dobbiamo raggiungere gli obiettivi energetici, ma farlo cercando di ridurre gli impatti e di valorizzare le aree più adatte”.

Ad aprire l’incontro era stato Giampiero Rasimelli, presidente dell’associazione Perlumbria, che ha ricondotto l’iniziativa alle vicende riguardanti i grandi progetti eolici presentati nel territorio regionale e alla necessità di riportare il tema della transizione energetica e della tutela del paesaggio al centro del dibattito pubblico.

Rasimelli ha proposto la costruzione di un tavolo ampio per arrivare a un “Patto per la transizione energetica in Umbria”, attraverso il coinvolgimento della Regione, degli enti locali, delle forze economiche e sociali, delle associazioni e delle comunità interessate. Un percorso, ha spiegato, che consenta di individuare obiettivi condivisi, modalità trasparenti di programmazione e strumenti capaci di conciliare lo sviluppo delle energie rinnovabili con la salvaguardia del territorio e del paesaggio.

“È difficile immaginare che la Regione possa rinunciare alle proprie prerogative costituzionali in materia di governo del territorio – ha affermato Rasimelli. Allo stesso tempo, è necessario individuare un percorso che consenta alla Regione e agli enti locali di contribuire alla massima diffusione delle energie rinnovabili”.

Secondo Rasimelli, una trasformazione tanto profonda non può essere realizzata attraverso decisioni esclusivamente verticistiche. Servono il coinvolgimento delle comunità, una programmazione concreta, tempi definiti e un quadro normativo comprensibile. “Il Governo deve mettere le risorse, avviare una programmazione efficace e definire un percorso normativo leggibile – ha aggiunto. Senza un consenso forte e approfondito nel Paese sarà difficile raggiungere un obiettivo strategico così complesso”.

Giacomo Porrazzini, già sindaco di Terni ed europarlamentare, ha richiamato la necessità di valutare le fonti rinnovabili tenendo sempre presente il contesto della crisi climatica. “Il rapporto tra costi e benefici di una fonte rinnovabile raramente ha un valore assoluto – ha affermato. Ha un valore relativo alla situazione nella quale ci troviamo e agli obiettivi che intendiamo raggiungere”.

Porrazzini ha ricordato le conseguenze prodotte da due secoli di sviluppo industriale fondato sulle fonti fossili e dalle decisioni non assunte negli ultimi cinquant’anni. “La responsabilità della nostra generazione – ha concluso – è quella di aver saputo ciò che stava accadendo, perché la scienza ci aveva avvertito, ma di aver fatto finta di non vedere, senza assumere le decisioni necessarie”.

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