politica

PCI - Federazione di Orvieto: "Complanare, strada verso il futuro. Esultiamo!"

mercoledì 8 luglio 2026

La considerazione più immediata che viene spontanea leggendo le notizie sull'argomento, prescindendo da qualsiasi appartenenza o visione politica, entrambe come la libertà di pensiero, degne del massimo rispetto è che la nostra Amministrazione ritiene di aver aggiunto un'altra tessera al proprio mosaico. Sulla Settimana Enigmistica, per i meno esperti, esiste un gioco che consiste nel riempire, uno dopo l'altro, gli spazi vuoti di uno schema prestabilito. Il titolo del gioco è: "Che cosa apparirà?".

Nel caso reale, invece, la domanda è un'altra: realizziamo un nuovo stralcio di strada, ma verso quale futuro? Nel caso specifico, il futuro  disponibile, nella migliore delle ipotesi, tra cinque o sei anni e destinato a produrre effetti per i successivi dieci o quindici significherà alleggerire soltanto in parte il traffico e garantire un minimo di sicurezza agli abitati di Sferracavallo e, in misura ancora minore, a quelli di Orvieto Scalo.

Salvo che le analisi dimostrino come i flussi di traffico più consistenti insistano sulla direttrice Allerona-Ficulle, nulla cambierà per il traffico proveniente da Viterbo e nulla migliorerà per gli abitati di Gabelletta, Case Maggi e per le aree urbane di Via Angelo Costanzi e Via Monte Peglia, a Orvieto Scalo. Se, invece, il futuro coincide con la Zona Industriale di Fontanelle di Bardano, allora è necessario analizzarne con onestà lo stato attuale, o meglio il progressivo avanzamento del suo fallimento. Un'area industriale ormai tale soltanto nella denominazione, perché, alla luce dei fatti, quale migliore sintesi di una pianificazione, di una programmazione e di un'offerta di sviluppo che non hanno prodotto i risultati attesi?

Le responsabilità, naturalmente, non sono degli imprenditori che hanno chiuso le proprie attività, ma forse di chi, negli anni, ha amministrato. Oggi, attraversando quell'area, ciò che si osserva assomiglia molto più a un set cinematografico in dismissione che a uno stabilimento in piena produzione. Certo, come la fenice, tutto può risorgere.

Consapevoli che ci verrà attribuita, ancora una volta, l'etichetta di disfattisti o di bastian contrari per il solo fatto di aver espresso, con argomentazioni fondate su elementi oggettivi e non strumentali, una riflessione sul mutato contesto generale, ribadiamo con forza ciò che abbiamo sempre sostenuto. Pur contestando il metodo del frazionamento in stralci e, da ultimo, anche il tracciato di quello oggi presentato, non abbiamo mai messo in discussione la necessità dell'opera. Continuiamo infatti a ritenere indispensabile una viabilità capace di collegare l'autostrada con le principali direttrici stradali, evitando l'attraversamento dei centri abitati ai piedi della nostra Rupe e liberandoli dal traffico di attraversamento.

Non è dunque la Complanare, in quanto opera necessaria, ad essere oggetto della nostra critica, sebbene questo specifico stralcio presenti anche rilevanti aspetti tecnici e localizzativi discutibili. Ciò che contestiamo è il modo in cui questo progetto definitivo viene celebrato dalla Giunta: non come l'ennesima tappa di un percorso annunciato da tempo, ma come un'opera risolutiva, quasi salvifica. Da qui l'enfasi, il tono trionfalistico che emerge dalle dichiarazioni lette in questi giorni, come se la sola realizzazione di questa infrastruttura fosse automaticamente sinonimo di futuro per la città, rilancio della zona industriale, sviluppo concreto, sostenibile e duraturo, maggiore benessere, migliore qualità della vita per i residenti e maggiore attrattività verso l'esterno.

Sarebbe bello. Sarebbe persino troppo facile costruire il futuro con qualche chilometro di strada. La realtà, però, ci insegna che il futuro non sempre corre sull'asfalto e non sempre viaggia su infrastrutture ad alto scorrimento. Molto più spesso richiede visione, capacità di programmazione, analisi dei cambiamenti, concretezza, partecipazione e coesione. Richiede il coraggio di guardare oltre i modelli preconfezionati e le ricette ormai superate. Non guasterebbe, infine, anche un pizzico di umiltà. E soprattutto la capacità di ascoltare. Non necessariamente di condividere, ma almeno di ascoltare. Detto questo, non vogliamo togliere nulla al godimento di questo splendido momento di gloria.

PCI – Federazione di Orvieto

 

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