Opposizione: "Ad Orvieto gli amministratori comunali sono tutti colpevoli"

Maggioranza e opposizione, sindaco, assessori e consiglieri, ad Orvieto sono tutti colpevoli. Gli uni perché stanno amministrando male: errori amministrativi evidenti, manutenzione della città molto scarsa, problemi irrisolti e mancanza di progettualità hanno avviato Orvieto verso un inesorabile declino sociale ed economico. Gi altri perché non fanno opposizione con veemenza, perché non incalzano come dovrebbero, perché non votano sempre contro, perché non denunciano, non sarebbe male anche all’autorità giudiziaria.
Questo è ciò che pensa e dice una parte della collettività. Questa analisi, a nostro avviso, svaluta il ruolo che noi come opposizione stiamo svolgendo e snatura il valore del dibattito politico, linfa vitale di un sano sistema democratico, a favore di un modo di fare che semplicemente non ci appartiene. Noi dell’opposizione stiamo facendo il nostro mestiere, dentro e fuori il Consiglio. Facciamo il nostro mestiere quando ci opponiamo e abbiamo un buon motivo per farlo e votiamo contro quando esiste una ragione giustificativa che ci porta a sostenere il voto contrario, quando non condividiamo le scelte della maggioranza, ma soprattutto quando riteniamo che le proposte non siano nell’interesse del bene comune.
Facciamo il nostro mestiere quando esercitiamo il controllo e denunciamo fatti che contrastano con l’interesse della città. Lo dimostrano le analisi attente sui bilanci, le denunce sugli errori nell’attuazione dei progetti, l’individuazione di responsabilità politiche sulla programmazione, l’attenzione massima a tutte le vicende della vita locale. Denunce che qualche misera volta portano a piccoli risultati (ad es. al ripresa del progetto di restauro del San Lorenzo in Vineis, finanziato dal 2022 e ignorato fino alla nostra denuncia)
Facciamo il nostro mestiere quando solleviamo domande scomode e quando presentiamo proposte che per la gran parte vengono bocciate o semplicemente non attuate e solo in qualche raro caso riproposte dalla maggioranza. Pensate alle proposte sulla riduzione TARI, sul fotovoltaico, sul garante delle carceri, o interrogazioni sul San Francesco, sull’uso del Muzi, sulla penosa situazione di decoro della città (dai bagni pubblici al piazzale della Stazione, dalle passerelle alla cura del verde o ai disagi sui trasporti pubblici).
Facciamo il nostro mestiere quando partecipiamo ai Consigli Comunali che vengono sempre comunicati all’ultimo minuto, senza programmazione, con documenti da analizzare in pochi giorni. Consigli Comunali convocati a uso e consumo di una Giunta che vuole limitare al minimo il confronto su temi e problemi della città e che si limita ad utilizzare il Consiglio solo quando legalmente necessario. Giunta che preferisce annunci stampa o conferenze stampa (a cui non siamo invitati) quando deve trattare o annunciare novità per la città.
Ma si sa, in politica contano i numeri. E conta avere o non avere la gestione della macchina comunale. Questo è ciò con cui dobbiamo confrontarci. È evidente che il nostro impegno nelle istituzioni è alimentato anche da quello che i cittadini vedono e chiedono. Abbiamo partecipato alle numerose iniziative delle varie associazioni impegnate sul territorio, abbiamo seguito con attenzione tutte le vicende che si sono presentate in questi due anni. Molte delle mozioni e interrogazioni vengono dalla città e dal suo ascolto.
Insomma noi non possiamo far altro che usare gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione. Quanto alla veemenza, ognuno ha il suo stile. Se c’è un auspicio che possiamo condividere tutti, è quello di una partecipazione civica sempre più ampia e consapevole. Una comunità è più forte quando i cittadini si interessano alle scelte pubbliche non soltanto quando queste toccano direttamente i propri interessi, ma anche quando riguardano il futuro collettivo della città.
Perché esprimere giudizi, indicare errori e proporre soluzioni è relativamente facile. Più difficile è assumersi una parte di responsabilità, mettersi a disposizione e contribuire concretamente quando c’è da lavorare per un obiettivo comune. Troppo spesso assistiamo a un fenomeno noto: nei momenti della critica le voci sono numerose, nei momenti in cui occorre fare squadra, serrare i ranghi e sostenere con continuità un impegno collettivo, quelle stesse voci si fanno più rare. Orvieto ha bisogno di confronto, di idee e anche di critica. Ma ha soprattutto bisogno di cittadini che scelgano di esserci, non soltanto per commentare ciò che non va, ma per partecipare alla costruzione di ciò che può andare meglio.
Stefano Biagioli, Mauro Caiello, Cristina Croce, Daniele Di Loreto, Federico Giovannini, Roberta Palazzetti
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