Pd a FdI: "Abbiamo chiesto chiarimenti su una vicenda che, per metodo e gestione politica, riteniamo grave"

Di seguito la replica del Partito Democratico alle ultime esternazioni di Fratelli d'Italia:
La politica, nella fisiologica dialettica democratica, prevede che i partiti e i movimenti che non fanno parte della maggioranza di governo esercitino il proprio ruolo di controllo, di proposta e di critica, incalzando chi amministra sulle questioni che riguardano la vita di un territorio. È ciò che fa il Partito Democratico. È ciò che abbiamo fatto con una lettera aperta al sindaco, non con un comunicato estemporaneo. Abbiamo chiesto chiarimenti su una vicenda che, per metodo e gestione politica, riteniamo grave: prima l’Amministrazione ha dato l’impressione di non essere consapevole del percorso che stava conducendo alla cessione di una storica società sportiva cittadina; poi ha dichiarato di non averne avuto contezza; infine ha ricondotto tutto a una semplice dinamica tra privati, sostenendo che non spettasse alla politica intervenire nei rapporti economici tra soggetti autonomi.
Ma il punto non era, e non è, interferire nelle legittime scelte dei privati. Il punto era comprendere se una vicenda che coinvolge un patrimonio sportivo, sociale e identitario della città potesse essere accompagnata da un confronto pubblico, trasparente e responsabile. La risposta dell’Amministrazione si è invece consumata in una conferenza dai toni autocelebrativi, nella quale i soggetti coinvolti avevano già definito un percorso con il Comune. Noi chiedevamo altro: chiedevamo che potesse parlare la comunità, che fossero ascoltate le famiglie, le associazioni, gli operatori dello sport, tutti coloro che da anni tengono vivo quel tessuto sociale che una società sportiva rappresenta.
Non siamo arrivati con un giorno di ritardo. Eravamo ancora nei tempi per evitare che un problema improvvisamente divenuto pubblico venisse affrontato con l’abituale schema ristretto, verticale, poco partecipato, nel quale pochi decidono e molti vengono informati a cose fatte. Anche quando all’Amministrazione è stato offerto un sostegno responsabile per provare a trovare una soluzione condivisa, la risposta è sembrata segnata da approssimazione e autosufficienza. Sono stati coinvolti soggetti che già operavano in quel contesto, chiedendo loro di contribuire a contenere gli effetti politici e sociali di una vicenda che avrebbe richiesto, fin dall’inizio, una regia più ampia, più autorevole e più trasparente.
Era l’occasione per costruire un progetto utile alla città e allo sport. Si è preferito, invece, riproporre un metodo che concentra le decisioni in un rapporto troppo ristretto tra amministrazione e iniziativa privata. Oggi i soggetti coinvolti sono forse più di uno, ma l’impostazione resta la stessa: la città assiste, viene informata dopo, e rischia di ritrovarsi davanti a un film già visto, appena concluso con la scomparsa di una società che aveva più di cento anni di storia. Su questo quadro si innesta anche l’ultima uscita pubblica del soggetto acquirente, che ha evocato la possibilità di disimpegnarsi rispetto alla Strada Provinciale 12 Bagnorese come reazione al clima di polemica e alle questioni sollevate dall’autorità giudiziaria. Sono parole che, se confermate nella loro portata, dovrebbero preoccupare seriamente chiunque abbia responsabilità istituzionali.
La storia sembra ripetersi. I vizi di metodo restano gli stessi. E l’atteggiamento con cui la maggioranza risponde a chi esercita legittimamente il ruolo di opposizione tradisce una concezione proprietaria del potere pubblico, lontana dal rispetto che si deve alle istituzioni, al Consiglio Comunale e alla comunità. Qui si apre un altro problema rilevante, che per mesi non è stato affrontato con la necessaria chiarezza e che oggi rischia di trasformarsi in un boomerang politico e amministrativo. Cosa risponderete a chi, da Terni, lascia intendere che la SP Bagnorese possa essere abbandonata se non cesseranno critiche, polemiche o richieste di trasparenza? Davvero una comunità può essere trattata come terreno di pressione politica? Davvero una vicenda sportiva e sociale può essere utilizzata come leva di reazione rispetto al dibattito pubblico o all’azione della magistratura?
E cosa direte ai cittadini di Canale? Come intendete spiegare loro le parole di un sindaco, nonché presidente di Provincia, che davanti alle legittime verifiche della giustizia e al dovere di trasparenza istituzionale sembra rispondere con toni di fastidio, arrivando a formulare auspici o dichiarazioni che appaiono incompatibili con il senso di responsabilità richiesto dal suo ruolo? Non avvertite il rischio di ridurre le istituzioni a una rappresentazione teatrale, nella quale i ruoli sono assegnati ma la sostanza delle decisioni sembra altrove? Non sentite il peso di una città che osserva, comprende e giudica? In città ci sono rabbia e delusione. C’è anche un’ironia amara, che spesso nasce quando la fiducia nelle istituzioni si indebolisce e quando i cittadini percepiscono che le scelte più importanti vengono assunte senza un vero coinvolgimento della comunità.
Il Partito Democratico continuerà a esercitare il proprio ruolo con serietà, senza arretrare davanti alle polemiche e senza rinunciare a chiedere trasparenza, responsabilità e rispetto per la città. Perché Orvieto non può essere amministrata come un affare privato, né può accettare che il proprio patrimonio sportivo, sociale e identitario venga trattato come una variabile secondaria dentro equilibri decisi altrove.
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