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La situazione delle carceri umbre nella relazione annuale del garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà

mercoledì 1 luglio 2026

Il garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà della Regione Umbria, Giuseppe Caforio, ha illustrato ai componenti della Terza Commissione la relazione sull'attività svolta nel 2025 e sui risultati ottenuti, aggiornata ai primi mesi del 2026. Sintetizzando il report, Caforio ha messo in evidenza alcune delle principali criticità del sistema detentivo regionale, rimarcando inoltre che l’Ufficio del Garante non dispone di personale e di fondi propri, risultando quindi limitato nelle proprie prerogative.

I numeri. Al 31 marzo 2026 la popolazione penitenziaria umbra risultava di 1.641 unità, di cui 81 donne e 723 stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di 1.324 posti. Il sistema penitenziario umbro è caratterizzato dall’alta percentuale di condannati definitivi (1.256). Il 28% circa deve scontare una pena superiore ai 10 anni e la percentuale di ergastolani è doppia rispetto a quella delle altre regioni. Due terzi dei detenuti ospitati nelle carceri umbre provengono da Toscana, Lazio e regioni meridionali per fatti commessi fuori dall’Umbria. 

Sovraffollamento e alte temperature. Tre delle quattro carceri regionali risalgono agli anni ‘80 e sono state costruite senza alcuna coibentazione. Solo alla fine di giugno il Ministero ha stanziato fondi per ventilatori e frigoriferi che però non arriveranno prima della fine dell’estate. La situazione è aggravata da un forte sovraffollamento: i detenuti si trovano quindi in spazi ristretti a temperature disagevoli ed hanno iniziato a presentare ricorsi contro queste condizioni ottenendo sconti di giorni o mesi rispetto alla pena da scontare. Ciò avverrebbe anche per il mancato riconoscimento del “diritto all’affettività” in uno spazio protetto, sancito dalla Corte Costituzionale: le carceri non avrebbero spazi e personale da destinare a ciò ad eccezione dell’Istituto di Terni.

Stato e Regione. Affrontare i problemi delle carceri risulterebbe complesso anche a causa della suddivisione di responsabilità tra Stato e Regione. La presenza di molti detenuti provenienti da altre regioni crea un aggravio dei costi per l’Umbria, che deve garantire l’assistenza sanitaria, oltre a problemi nella gestione dei farmaci, delle terapie e della disponibilità dei professionisti. Per i detenuti con patologie oncologiche, cardiologiche e con problematiche respiratorie si rischia l’apertura di numerosi contenziosi, soprattutto per l’elevata età media dei detenuti a Terni, Orvieto e Spoleto.

Psichiatrici e Rems. Anche i detenuti psichiatrici rappresentano una criticità: non dovrebbero nemmeno trovarsi nelle carceri e sono soggetti ad autolesionismo e suicidi. Vengono tenuti in isolamento in condizioni inaccettabili e richiedono il controllo da parte di almeno 5 poliziotti. Servirebbero quindi strutture come le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) affinché vengano assicurati percorsi terapeutici adeguati. Risulta dunque urgente attivare una Rems in Umbria.

Chiusura del 41 Bis. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia avrebbe comunicato, in attuazione del Piano Kairos, che i reparti 41 bis di Spoleto e Terni verranno smantellati e trasferiti altrove. Con quei detenuti però se ne andrà probabilmente anche una parte del personale che li seguiva e non sappiamo se verrà sostituito. Potrebbe verificarsi il paradosso di avere più spazio a disposizione ma con meno personale in servizio.

Rieducazione e reinserimento. Nel Carcere di Terni il grave sovraffollamento e la forte presenza di detenuti psichiatrici riducono la possibilità di attività e interazioni. A Perugia si registrano situazioni critiche rispetto agli spazi ricreativi e sportivi, in contrasto con la funzione di rieducazione del carcere. I detenuti a fine pena, dopo aver scontato una lunga detenzione, entrano in crisi perché devono affrontare una condizione esterna molto complessa, sia dal punto di vista familiare che lavorativo. Andrebbe quindi creato, laddove possibile, un sistema di reinserimento e formazione lavorativa che consenta a chi ne è in grado di evitare il ritorno al crimine.

Il Provveditorato. Il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria è stato riportato in Umbria dalla Toscana, e questo ci ha restituito autonomia anche se mancano ancora personale e strutture per garantire un funzionamento efficiente. Anche il Tribunale di sorveglianza soffre di carenza di personale e di magistrati, pur dovendo smaltire tanto lavoro pregresso.

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