politica

Commissione Sanità e Sociale, l'audizione della direttrice del Distretto Sanitario

martedì 16 giugno 2026

La prossima apertura della Casa e dell’Ospedale di Comunità di Orvieto e l’integrazione con i servizi sociali della Zona Sociale n. 12. Sono stati questi i temi al centro della discussione della Terza Commissione permanente Sanità e Sociale del Comune di Orvieto, riunitasi come annunciato nel pomeriggio di lunedì 15 giugno. L’organismo, presieduto da Evasio Gialletti, ha ricevuto in audizione la direttrice del Distretto Sanitario di Orvieto, Viviana Nicosia, e l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Orvieto, Alda Coppola, accompagnata dalla responsabile dei ServiziSsociali e dell’Ufficio di Cittadinanza della Zona Sociale n. 12, Claudia Cordovani.  

"Siamo alle soglie di una modernizzazione del nostro sistema sanitario e di una riorganizzazione del nostro welfare – ha detto nel suo intervento la dottoressa Nicosia - a fronte di una variazione demografica importante della nostra popolazione e a fronte di un evento che ha interessato l’intera sanità, quello della pandemia Covid-19, in cui il tipo di sanità ospedalocentrica ha manifestato una grossa falla. Lì siamo riusciti a capire veramente quello che già dal Decreto Ministeriale 70 risultava chiaro: l’importanza dell’integrazione Ospedale-Territorio e il rafforzamento di quest’ ultimo per alleggerire gli ospedali. Se pensate bene ai servizi che hanno funzionato in quel periodo, sono state prevalentemente le USCA, ragazzi appena laureati con il borsone sulla spalla che sono andati a casa dei nostri malati, perché dentro l’ospedale non si poteva entrare. Quindi l’organizzazione e l’implementazione dei servizi sanitari richiesti dal DM 77 e dalla riforma Meloni sul Patto per la terza età, è sul territorio, dove però diventa prioritaria un’integrazione tra sociale e sanitario".

"Con questa nuova organizzazione rispondente alla componente 1 della Missione 6 del PNRR – ha spiegato - avremo due strutture che si prenderanno cura dei nostri pazienti: cure sociosanitarie nella Casa di Comunità e cure intermedie nell’Ospedale di Comunità dove non si ricovereranno i pazienti acuti ma quelli che devono riprendere le attività funzionali pregresse alla malattia acuta prima di essere dimessi verso il proprio domicilio, con l’addestramento dei familiari e del caregiver nella gestione del malato prima ancora della dimissione. Sono aspetti che dentro un ospedale per acuti non è possibile effettuare e che noi avremo la possibilità di fare. E’ un momento particolare in cui dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e pensare che il nostro obiettivo non è solo quello di aprire la Casa di Comunità ma di renderla funzionale. Non dobbiamo pensare soltanto a quali servizi andranno attivati ma come questi servizi dovranno funzionare insieme: questa è la vera novità. Altrimenti sarebbe solo un trasferimento di servizi e non è questo l’obiettivo né del Distretto né della Direzione generale".

"Per quanto riguarda i tempi – ha proseguito - sono quelli dettati dal PNRR: il 30 giugno è la scadenza per la consegna dei lavori. L’intervento, per circa 7,7 milioni di euro, ha riguardato la ristrutturazione e il consolidamento della parte ovest dell’ex ospedale civile di Orvieto. Un’opera importante, circa 900 metri quadrati per la Casa di Comunità e circa 1.152 metri quadrati per l’Ospedale di Comunità, distribuiti su due piani. Nella Casa di Comunità i servizi verranno trasferiti in maniera graduale. Alcuni servizi resteranno al Borgo, che rimane un punto di riferimento importante. Non vogliamo infatti togliere la prossimità dei servizi ai cittadini che rappresenta un principio fondamentale della Missione 6 del PNRR. Si è deciso quindi di mantenere il CUP e almeno il punto prelievi al Borgo, con una modalità alternata: alcuni giorni al Borgo e altri nella Casa di Comunità. Questi servizi resteranno comunque al Borgo anche a regime.

Dopodiché abbiamo l’esigenza di integrare i servizi con la medicina generale. Il medico di medicina generale è il regista delle cure e questa regia non possiamo perderla anzi la dobbiamo sostenere. Le Aggregazioni Funzionali Territoriali stanno lavorando da diversi anni al Borgo: sono composte dai medici di medicina generale e operano nella fascia oraria 12-16, sostituendo in quel periodo gli ambulatori che sono chiusi. I medici continueranno a svolgere questa attività e, in più, sarà attiva la continuità assistenziale. In questo momento la continuità assistenziale al Borgo è garantita da due servizi integrati di cui uno è quello di Monterubiaglio che è stato trasferito a Orvieto scalo da circa un anno per effetto dei lavori di ristrutturazione e adeguamento sismico del PES di Monterubiaglio.

In prospettiva, una continuità assistenziale rimarrà al Borgo e l’altra verrà spostata nella nuova struttura. Per quanto riguarda gli ambulatori specialistici, nella fase iniziale verranno trasferiti quelli più strettamente collegati all’attività infermieristica: l’ambulatorio delle ferite difficili, l’ambulatorio di dermatologia e uno dei due ambulatori di cardiologia. In questa fase iniziale sarà trasferita anche l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Questo servirà per avviare gradualmente il sistema, anche perché la parte fruibile della Casa di Comunità, inizialmente, sarà solo una porzione della struttura. Quando tutti gli spazi saranno disponibili sposteremo anche tutti gli uffici e i servizi ora presenti in Via Postierla".

"Il modello di funzionamento – ha aggiunto la dottoressa Nicosia - sarà quello dell’integrazione tra specialisti, medico curante e infermieri di comunità. Gli specialisti metteranno a disposizione degli spazi della propria agenda  per gli utenti della Casa e dell’Ospedale di Comunità. Questo servirà anche a ridurre la migrazione sanitaria, evitando spostamenti inutili verso altri distretti per prestazioni di base come ECG, Holter ECG o Pressori,  spirometrie, etc. dei pazienti più fragili con difficoltà a spostarsi e necessità di prestazioni non programmabili. Il medico di medicina generale rimane il punto centrale del sistema: è lui che individua il bisogno e dà la priorità di prenotazione e  favorisce la presa  in carico direttamente sul territorio entrando in rete con i servizi della casa di Comunità.

Per le prestazioni di secondo livello, invece, resta la gestione  ordinaria. Il sistema diventa quindi integrato: infermiere di comunità, medico di medicina generale e specialisti che lavorano insieme. Gli infermieri, in particolare, intercettano per primi i bisogni a domicilio, attivando il percorso assistenziale. In questo modello l’infermiere comunica con il medico, il medico decide e può anche disporre il ricovero all'ospedale di Comunità. Il ricovero non avviene quindi solo su richiesta del medico ospedaliero tramite il percorso delle dimissioni protette veicolato dalla COT di Terni, ma anche dal territorio, quando il medico di medicina generale individua un peggioramento clinico del paziente cronico e ha bisogno di un ambiente protetto con assistenza h24 per la somministrazione delle terapie.

In questo caso il medico inoltra la richiesta PUA, Punto Unico di Accesso, questo ultimo  rappresenta il nodo centrale della Casa di Comunità e gestisce la valutazione multidimensionale del paziente. Il PUA accoglie la richiesta del curante e la inoltra all'Ospedale di Comunità dove sarà possibile effettuare cure intermedie e anche un percorso di riabilitazione. All’interno della struttura sarà presente una palestra al piano inferiore, con fisioterapisti dedicati. È stato infatti già deliberato l’assegnazione del primo fisioterapista per l’Ospedale di Comunità, quindi sarà disponibile personale specifico per la riabilitazione dei pazienti. L’obiettivo non è mantenere il paziente allettato, ma favorire il recupero funzionale nel più breve tempo possibile, evitando le conseguenze dell’allettamento e garantendo la mobilizzazione precoce". 

"L’Ospedale di Comunità – ha aggiunto - dispone di circa 10 stanze per 18 posti letto. Le stanze sono ampie, con soffitti alti, ricavate da un recupero della parte storica dell’ex ospedale, e sono dotate di zone relax antistanti, spazi comuni e una cucina, per favorire la socialità e un ambiente meno ospedaliero possibile. Si tratta comunque di un ricovero a tutti gli effetti, con un tempo di degenza definito. Il ricovero ha una durata massima di 30 giorni, salvo proroghe giustificate dal medico curante o dalla coordinatrice infermieristica. In caso di permanenza non giustificata, è prevista una quota a carico dell’utente. La struttura non ha funzione assimilabile a quella di una residenza anziani, ma è destinata a pazienti che necessitano effettivamente di cure e assistenza temporanea.

Per quanto riguarda il personale, sia la Casa di Comunità che l’Ospedale di Comunità sono dotati di un organico dedicato. La componente più consistente riguarda l’Ospedale di Comunità, che è stato di fatto creato ex novo. Sono stati arruolati nove infermieri, necessari per garantire la copertura dei turni su 24 ore, considerando la presenza di due infermieri per turno. Sono inoltre previsti 9 OSS. È stato avviato un percorso di addestramento sia per infermieri sia per OSS, già in corso. Per quanto riguarda i medici, saranno presenti quattro medici di medicina generale che hanno aderito al progetto e due medici della continuità assistenziale, tra cui figure storiche del territorio e una specialista proveniente da Roma, con esperienza in Neurochirurgia, che ha scelto di partecipare a questa esperienza, apportando un valore aggiunto anche in termini di relazioni con realtà universitarie e ospedaliere. Sono in corso riunioni operative e percorsi formativi già avviati da fine maggio e inizio giugno, con seminari su tematiche geriatriche e respiratorie, gestione delle lesioni cutanee, cure palliative. È previsto l’affiancamento con specialisti per l’utilizzo di strumenti diagnostici e terapeutici, tra cui spirometria, e l'utilizzo di strumenti come ecografo e Holter".

"Per quanto riguarda la Casa di Comunità – ha affermato la direttrice del Distretto - il personale è in fase di implementazione. In applicazione del DM 77 sono stati arruolati sette infermieri: cinque già presenti e due di nuova assegnazione, necessari per l’affiancamento delle attività ambulatoriali e per la futura piena attivazione dei servizi. Gli infermieri saranno impiegati anche per garantire il corretto funzionamento degli ambulatori specialistici una volta trasferiti, così da sostenere la fase iniziale di avvio e gestione operativa. Sono inoltre previsti otto infermieri dedicati all ADI, e tre infermieri destinati in modo specifico alle Cure palliative.

È in corso anche il completamento delle procedure per il conferimento di incarichi specialistici al fine di rafforzare l’offerta assistenziale della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità. Sono stati pubblicare avvisi, a tempo indeterminato, per 36 ore di geriatria, 36 ore di igienista, 36 ore di medicina legale, 12 ore di nutrizionista, 16 ore di oculistica, 12 ore di otorinolaringoiatria, 12 ore di ortopedia e dermatologia, 18 ore per ginecologia e psicologia. Proprio oggi è il termine di scadenza e spero che qualcuno accetti. Ho chiesto inoltre che dentro l’équipe ci sia anche lo psicologo di base che dovrà stare all’interno del PUA e deve servire sia per la Casa di Comunità sia per l’Ospedale di Comunità, qualora fosse necessario».

Rispondendo alle successive domande dei commissari, la direttrice del Distretto sanitario di Orvieto, ha avuto modo di chiarire e approfondire ulteriori aspetti. 

Riguardo al lascito De Solis «c’è un provvedimento a firma del direttore generale, del mese di aprile, in cui si chiede direttamente alla Regione l’autorizzazione a mettere in vendita all’asta per 11 milioni di euro il palazzo  di Piazza Nicosia a Roma, con una destinazione esclusiva dei proventi per il completamento della ristrutturazione dell’ala est dell’ospedale con  la finalizzazione della RSA con venti posti letto e di un centro diurno per anziani.

Riguardo la domanda se la pediatria verrà spostata dentro la Casa di Comunità «La pediatria rimane in ospedale – ha detto la dottoressa Nicosia - l’ambulatorio pediatrico invece è previsto dentro la Casa di comunità. Il consultorio non verrà spostato, la sede in via Angelo Costanzi è stata ristrutturata da poco, gli ambienti sono ampi e i cittadini la utilizzano con soddisfazione. Spostarlo in questo momento sarebbe una forzatura. Per quanto riguarda la prevenzione, lavoreremo da subito su prevenzione primaria e secondaria e promozione della salute, con modelli di invecchiamento attivo di successo. Lavoreremo anche sulla prevenzione di comportamenti e stili di vita scorretti dei giovani- adulti  che mettono a rischio di malattia,  con progetti già attivi di promozione della salute. Le ore delle aggregazioni funzionali territoriali non serviranno solo per prescrizioni, ma anche per attività di prevenzione e promozione della salute. Ci saranno tre linee principali su cui lavorerà la telemedicina: patologie respiratorie, diabete e patologie cardiologiche e una quarta linea che è quella delke demenze, perché abbiamo una casistica importante sul territorio del Distretto. Riprenderà il percorso del “day service” di geriatria. Sono stati rifinanziati i fondi Alzheimer, che erano stati avviati per il triennio 2021–2023 dal Ministero della Salute per i CDCD. Il distretto di Orvieto aveva aderito e aveva attivato un neuropsicologo, poi il progetto si era interrotto per mancato rifinanziamento. Dal mese di maggio è tornata una neuropsicologa grazie al nuovo finanziamento per il triennio 2024-25-26, circa 430.000 euro per la linea progettuale 1 a cui ha aderito il CDCD di Orvieto con quello di Terni e Perugia per la diagnosi precoce del Disturbo Neurocognitivo minore. Riprenderemo quindi il progetto di diagnosi precoce. L’obiettivo è intercettare con i medici di medicina generale precocemente i disturbi cognitivi e indirizzare i pazienti al CDCD, dove verranno effettuati i test cognitivi e la valutazione. Interverremo anche sugli stili di vita, perché una parte significativa dei casi può essere prevenuta o rallentata.

La direttrice è quindi ulteriormente tornata sugli ambulatori specialistici che saranno trasferiti in Piazza Duomo. «Inizialmente cardiologia, vulnologia e dermatologia. Successivamente l’ambulatorio di geriatria, neurologia, pneumologia, il secondo ambulatorio di cardiologia, la medicina legale, il servizio vaccinazioni, l'odontoiatria e l'ortodonzia, la medicina dello Sport, la neuropsicologia e, se ci sarà una risposta positiva al bando a tempo indeterminato, avremo anche l'otorino, l'ortopedico, il nutrizionista  e l'oculista. Per i parcheggi, in questa fase iniziale che prevede la convivenza con aree di cantiere, saranno disponibili sin da subito circa 23 posti interni alla Casa di Comunità. Ma come abbiamo potuto appurare in un sopralluogo effettuato con l’amministrazione comunale ci sono all’interno ulteriori aree disponibili da adibire a parcheggio che saranno sufficienti ad ospitare l’utenza. Andrà comunque regolamentato l’accesso dando priorità agli utenti e alle persone fragili. Per il personale dipendente, in accordo con il Comune, stiamo valutando anche l’utilizzo dell’ex Caserma Piave con navetta di collegamento. La struttura dovrà diventare funzionale progressivamente: nelle prossime settimane,  con la consegna dei lavori, saranno trasferiti alcuni servizi entro la fine dell’estate tutto il resto con l’Ospedale di Comunità».

Nella seconda parte della riunione, la Terza Commissione si è concentrata sui Servizi sociali della Zona Sociale n.12

"All’interno dei PUA – è stato sottolineato dall’assessore Alda Coppola e dalla responsabile Claudia Cordovani - saremo presenti con la figura dell’assistente sociale e in questi ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con l’Usl Umbria 2 alla definizione di un protocollo che è stato approvato dalla Conferenza dei Sindaci, trasmesso al direttore generale e ora dovrà essere ratificato dai singoli Comuni. In questo momento il bilancio sociale è composto da risorse che provengono dai Comuni che contribuiscono con una quota pro capite. Ci sono poi fondi nazionali e fondi regionali che finanziano servizi diversi. Ormai solo una parte del bilancio sociale è costituita da fondi strutturali. Tutto il resto è a progetto: fondi FSE, progetti delle Aree interne, bandi nazionali.

La complessità sta nel fatto che ogni fondo finanzia specifiche progettualità e ogni servizio deve essere attentamente e accuratamente rendicontato. Questo grava moltissimo sul lavoro dell’ufficio dei servizi sociali che è attualmente sotto organico di tre assistenti sociali, un educatore e un amministrativo per cui è comunque prevista nel Piao l’assunzione attraverso l’attingimento a graduatorie aperte di altri Comuni. Altri due assistenti sociali saranno assunti per l’attivazione del PUA. Il problema vero in questi ultimi anni è stato il turnover del personale: capita infatti che le persone vincano concorsi e poi si spostino in altre sedi. È una difficoltà oggettiva. Noi abbiamo anche partecipato a una manifestazione di interesse nazionale del PNRR per rafforzare i servizi sociali. Ci sono state assegnate due figure amministrative e uno psicologo. Purtroppo alcune figure poi hanno preso altre strade e ora arriverà solo un amministrativo. Le assistenti sociali oggi sono figure molto richieste, anche perché esiste un rapporto previsto dalla normativa rispetto alla popolazione. Una parte del costo è coperta dal Ministero. Il problema è che c’è forte mobilità: chi vince concorsi si sposta e questo crea difficoltà nel mantenere stabile l’organico".

Gli uffici, è stato sottolineato, hanno anche avviato la revisione della Carta dei Servizi del settore ma è stato chiarito che "per quanto riguarda le informazioni alla popolazione tutti i Comuni della zona sociale hanno una pagina dedicata ai servizi sociali e le informazioni vengono pubblicate anche attraverso i siti e i canali istituzionali. Le domande arrivano, quindi l’informazione passa".

"Per quanto riguarda i minori e gli adolescenti – è stato poi evidenziato - è attivo lo sportello psicologico, con servizi di ascolto rivolti ai giovani, accessibili anche nelle scuole. I ragazzi possono accedere liberamente in caso di disagio. Ci sono anche progetti di prevenzione e formazione nelle scuole, con interventi informativi su vari temi. È attiva anche la metodologia peer to peer, che consente ai ragazzi di formarsi e poi di parlare con altri ragazzi nelle scuole, su tematiche come sostanze, sessualità e comportamenti a rischio. È un progetto che funziona ed è diventato una realtà consolidata".

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