Cosp scrive alla presidente Proietti. "Per una sanità pubblica, partecipata e vicina ai territori"

Di seguito la lettera aperta alla presidente della Giunta Regionale dell'Umbria, Stefania Proietti, del Comitato Orvietano per la Salute Pubblica.
Gentile Presidente,
le Regioni svolgono un ruolo decisivo nell’organizzazione e nella gestione della sanità. Circa il 70% delle loro risorse è destinato a questo settore e, in Umbria, tale quota raggiunge circa l’80% del bilancio regionale. Sebbene spettino al Governo e al Parlamento le principali decisioni sul finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale – da anni insufficiente rispetto ai bisogni – le scelte regionali restano determinanti per garantire servizi pubblici accessibili, efficaci e vicini ai territori.
L’Umbria è oggi chiamata ad assumere decisioni destinate a incidere profondamente sul futuro della sanità regionale: l’approvazione del nuovo Piano Socio-Sanitario e l’eventuale revisione della legge regionale 9 aprile 2015, n. 11, con particolare riguardo all’assetto delle Aziende sanitarie. Il C.O.S.P. riconosce che, nel corso degli ultimi mesi, ha avuto alcuni confronti con la presidente della Regione e con il presidente della Commissione Consiliare competente in materia di sanità e servizi sociali.
Tali interlocuzioni, tuttavia, sono avvenute esclusivamente su iniziativa e a seguito di specifiche richieste del Comitato e non sono state inserite in un percorso organico e strutturato di co-programmazione del Piano Socio-Sanitario Regionale. Permane, pertanto, la preoccupazione per il mancato coinvolgimento sistematico delle associazioni, dei comitati e delle realtà civiche locali nella fase di elaborazione del Piano. La partecipazione non può esaurirsi in incontri occasionali o nella presentazione di scelte già definite, ma deve consentire ai territori di contribuire concretamente e tempestivamente alla formazione delle decisioni.
Per questo chiediamo che, prima dell’approvazione definitiva, siano recepiti i seguenti indirizzi:
1. Invertire l’attuale tendenza al potenziamento dell’offerta privata, esemplificata dal cambiamento della sede del CIDAT ad Orvieto, e prevedere all’interno del Piano interventi volti a de-privatizzare la sanità regionale e a potenziare l’offerta pubblica. Sebbene infatti le strutture private accreditate e operanti in regime di convenzione, come il CIDAT, possono fornire nel breve periodo un contributo utile allo smaltimento delle liste di attesa e alla risposta ai bisogni assistenziali, il loro potenziamento può trasformarsi in una soluzione sostitutiva dell’offerta pubblica, determinando uno spostamento stabile di risorse, prestazioni e professionalità verso il settore privato.
2. Ridurre in modo sostanziale i tempi di attesa per visite ed esami diagnostici. Pur prendendo atto dei miglioramenti indicati da AGENAS, i tempi restano eccessivi. Un servizio pubblico tempestivo è il principale strumento per evitare che i cittadini siano costretti a rivolgersi al privato.
3. Salvaguardare l’autonomia e la sede del Distretto sanitario di Orvieto, come chiesto da 7.312 cittadini orvietani nella petizione consegnata alla precedente giunta regionale ed a quella in carica, sia alla fine della campagna elettorale sia dopo il suo insediamento. Un eventuale ampliamento del territorio di riferimento potrebbe essere accompagnato da risorse economiche e personale adeguati e non comportare la perdita della sede distrettuale orvietana.
4. Potenziare le dotazioni cliniche, diagnostiche e chirurgiche, con particolare riferimento all’Ospedale di Orvieto. Strutture adeguate, tecnologie aggiornate e servizi qualificati sono indispensabili sia per rispondere ai bisogni dei cittadini sia per attrarre e trattenere professionisti di valore.
5. Destinare integralmente alla spesa sociosanitaria l’eventuale maggiore gettito derivante dall’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, qualora la manovra fiscale sia confermata.
6. Mantenere l’attuale assetto organizzativo, fondato su due Aziende ospedaliere e due Aziende sanitarie territoriali. L’eventuale accorpamento delle due Aziende sanitarie territoriali in un’unica ASL regionale non appare idoneo a produrre risparmi significativi e potrebbe, al contrario, determinare un’eccessiva centralizzazione delle decisioni, un allontanamento dei centri di responsabilità dai territori e una minore capacità di leggere e soddisfare bisogni sanitariprofondamente diversi tra le varie aree dell’Umbria. Una struttura di dimensioni troppo ampie rischierebbe inoltre di appesantire i processi amministrativi e decisionali, di ridurre il confronto con gli enti locali e le comunità e di penalizzare maggiormente i territori periferici, come quello orvietano.
I risultati economici positivi registrati nel 2025 costituiscono un ulteriore elemento che non giustifica la riduzione del numero delle Aziende. Abbiamo valutato positivamente la decisione della Regione di bandire nuovi concorsi per l’Ospedale di Orvieto, finalizzati all’assunzione di 20 dirigenti medici specialisti. È un segnale importante per i 13.950 cittadini che hanno firmato la seconda petizione a marchio C.O.S.P, ma non sufficiente. Le chiediamo, pertanto, di aprire un confronto reale con i territori e di accogliere queste proposte, nell’interesse della sanità pubblica umbra e della comunità orvietana. Il futuro del sistema sanitario regionale deve essere costruito con trasparenza, partecipazione e scelte capaci di garantire a tutti il diritto alla salute.
C.O.S.P.
Comitato Orvietano per la Salute Pubblica
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