"CNA certifica il rischio decrescita per l'Umbria, la sinistra sta condannando la Regione al fallimento"

“Il nuovo rapporto della CNA Umbria e del Centro Studi Sintesi certifica una realtà che denunciamo da mesi: l’Umbria rischia seriamente la decrescita economica e continua a perdere competitività rispetto al resto del Paese”: Lo afferma il capogruppo della Lega Enrico Melasecche, commentando i dati presentati dalla CNA, “che stimano per il 2026 una crescita del PIL regionale ferma ad appena +0,2%, la metà di quella nazionale, con consumi stagnanti, esportazioni in calo, credito sempre più difficile per le piccole imprese e una riduzione del numero delle aziende attive. Secondo il rapporto, inoltre, le imprese umbre continuano a diminuire, soprattutto nei settori tradizionali dell’economia regionale, mentre l’artigianato registra una costante contrazione”.
“È evidente – secondo Melasecche - che il contesto internazionale, segnato dalle guerre, dall’instabilità geopolitica e dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime, pesa su tutta l’economia europea. Tuttavia, ciò che emerge con chiarezza è che l’Umbria fa peggio di molte altre regioni italiane. Questo significa che ai problemi globali si sommano precise responsabilità locali e regionali. In particolare, il rapporto CNA evidenzia come la mancanza di infrastrutture e collegamenti adeguati rappresenti uno dei principali ostacoli alla crescita e all’attrattività del territorio, confermando quanto aveva scritto la Banca d’Italia.
Su questo tema la sinistra regionale sta dimostrando un immobilismo preoccupante. In un anno e mezzo abbiamo assistito al blocco o al rallentamento di opere strategiche che rappresentavano una concreta opportunità di sviluppo sul cui avanzamento c’era stato uno sforzo rilevante nella passata legislatura. Penso innanzitutto al balbettio che interessa il Nodo di Perugia, infrastruttura fondamentale per alleggerire il traffico e migliorare la competitività dell’intero territorio regionale. Penso poi alla stazione ferroviaria di Collestrada, che avrebbe consentito un più efficace collegamento con la rete nazionale e con l’aeroporto di Perugia con alternative proposte dalla Proietti dai costi stratosferici che non vedranno mai la luce. Assistiamo a una progressiva marginalizzazione dell’Umbria determinata dalla rinuncia da parte della presidente Proietti a difendere gli interessi della nostra regione nelle scelte relative all’alta velocità ferroviaria. L’Umbria continua a essere penalizzata e subordinata alle strategie della Toscana, che vorrebbe la stazione Medioetruria a Rigutino, senza che la Giunta regionale faccia sentire con forza la propria voce nella difesa di Creti, soluzione frutto di un tavolo tecnico gestito da RFI, comunque più congeniale agli interessi degli umbri e dei senesi in quanto baricentrica fra le tre province di Perugia, Arezzo e Siena”.
“Non va meglio – prosegue - sul fronte della Ferrovia Centrale Umbra, dove continuano ad accumularsi ritardi e rinvii che penalizzano pendolari, lavoratori e imprese con il serio rischio di perdere i 55 milioni di FSC che noi ottenemmo per riaprire l’intera dorsale. Altrettanto grave è la scelta ideologica di rinunciare a dotare la regione di un moderno impianto di valorizzazione energetica. Lo stop al termovalorizzatore e l’assenza di una strategia energetica seria continuano a produrre costi elevati per cittadini e imprese. Non è un caso se la stessa CNA segnala come il costo dell’energia per il sistema produttivo umbro resti uno dei principali fattori di svantaggio competitivo.
Ad aggravare ulteriormente il quadro vi è la stangata fiscale da circa 250 milioni di euro che si protrarrà fino al 2028 con l’aumento dell’addizionale Irpef e dell’Irap regionale. A essere colpiti sono lavoratori, pensionati, famiglie e imprese. Meno reddito disponibile significa meno consumi, meno investimenti e meno crescita. Esattamente ciò che oggi la CNA fotografa nei propri dati. Serve un cambio di rotta immediato. L’Umbria – conclude Melasecche - deve tornare a investire in infrastrutture, mobilità, energia e sostegno alle imprese. Senza una strategia di sviluppo vera, il rischio è quello di accompagnare la nostra regione verso una lenta ma progressiva perdita di competitività, opportunità e posti di lavoro”.
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