politica

Phobos, M5S e Pd: "La Regione c'è, ora il Governo scelga da che parte stare"

lunedì 25 maggio 2026

Il progetto eolico Phobos non riguarda soltanto alcune pale sull’Altopiano dell’Alfina. Riguarda un’idea di Umbria, di Orvieto, di aree interne, di sviluppo e di rispetto. Riguarda il diritto di una comunità a non essere trattata come uno spazio vuoto, come una periferia disponibile, come un territorio sul quale decidere altrove e poi chiedere ai cittadini soltanto di subire.

La Regione Umbria ha fatto la sua parte. Con l’attivazione del percorso di autotutela amministrativa, la Giunta regionale compie un atto politico e istituzionale chiaro: non si lascia solo l’Orvietano, non si archivia la voce dei cittadini, non si accetta che il paesaggio, l’economia locale, l’agricoltura, il turismo, la qualità della vita e l’identità di un territorio vengano sacrificati sull’altare di una transizione energetica senza governo, senza misura e senza ascolto.

La transizione ecologica è una necessità. Ma proprio perché è una cosa seria, non può diventare il pretesto per nuove forme di colonizzazione delle aree interne. Non può funzionare così: i territori fragili, i borghi, le campagne, le colline, i luoghi che già combattono ogni giorno contro spopolamento, isolamento e carenza di servizi, non possono essere considerati buoni solo quando c’è da installare qualcosa che altrove nessuno vuole. È questo il punto politico centrale.

Le aree interne non sono il retrobottega del Paese. Non sono una riserva da consumare. Sono luoghi abitati, produttivi, vivi, spesso più moderni di quanto certa politica romana riesca a comprendere. Sono territori che chiedono scuole, sanità, trasporti, lavoro, connessioni, servizi, non imposizioni calate dall’alto. Chiedono politiche pubbliche, non compensazioni. Chiedono rispetto, non retorica.

Per questo oggi va riconosciuto con chiarezza il lavoro della Regione Umbria e dell’assessore Thomas De Luca, che hanno scelto di stare dentro la complessità amministrativa e giuridica di questa vicenda senza arretrare. L’autotutela non è uno slogan: è uno strumento concreto, difficile, impegnativo, che dimostra la volontà di utilizzare fino in fondo ogni margine consentito dalla legge per difendere l’interesse pubblico e il nostro territorio.

Ora, però, la responsabilità non può fermarsi a Perugia. Adesso attendiamo che il Governo faccia la sua parte. Che si metta davvero dalla parte degli umbri, delle comunità locali, di chi vive e lavora nelle aree interne. Che dimostri, con atti e non con dichiarazioni di circostanza, di comprendere che la tutela del paesaggio non è un capriccio conservatore, ma una scelta di sviluppo, di dignità e di futuro. Perché Orvieto non chiede privilegi. Chiede di essere ascoltata. Chiede che il proprio paesaggio non venga considerato sacrificabile. Chiede che la transizione energetica sia pianificata, giusta, condivisa, compatibile con i luoghi e con le persone che quei luoghi li abitano ogni giorno.

La Regione ha aperto una strada. Ora il Governo scelga se percorrerla o se continuare a guardare le aree interne solo da lontano. Noi saremo, come sempre, dalla parte del territorio. Dalla parte di Orvieto. Dalla parte di un’Umbria che non vuole essere musealizzata, ma nemmeno svenduta. Un’Umbria che vuole crescere senza perdere se stessa.

Movimento 5 Stelle - Partito Democratico

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