Sanità, PrometeOrvieto: "Noi ci sentiamo già partecipati. Ora dateci il Piano socio-sanitario"

La sanità umbra è avvitata su sé stessa in un’organizzazione che non funziona, e noi umbri ne paghiamo il prezzo. Troppi ospedali, risorse disperse su una rete ipertrofica, una medicina territoriale mai davvero sviluppata. Il risultato del perdurare di queste inefficienze è che cresce sia il numero di chi va a curarsi fuori regione, anche a proprie spese, sia chi alle cure rinuncia del tutto. L'attuale Giunta Regionale ha ereditato questa situazione ormai ingestibile, sia finanziariamente che sul piano dei servizi.
In questo scenario, un nuovo Piano socio-sanitario era ed è necessario. Ora però datecelo! l nuovo Piano è ormai completo, costruito dai tecnici regionali con l’aiuto dei medici e direttori sanitari dei vari presidi e con un lavoro lungo e serio che riconosciamo.
Perché, però, non arriva? La risposta ufficiale sembrerebbe essere la “partecipazione”: territori e parti sociali debbono essere coinvolti. In linea di principio, siamo d’accordo perché la partecipazione è uno strumento di democrazia prezioso, ma ci sono alcune domande a cui nessuno ha ancora risposto.
Chi parteciperà, e sulla base di quali criteri verrà scelto?
Come si svolgerà concretamente il processo?
Soprattutto, su quali dati si baserà la discussione?
La partecipazione senza numeri è solo chiacchiere. I cittadini e le comunità locali non possono valutare scelte complesse (quanti medici, quali reparti, dove metterli, etc.) senza l’accesso ai dati che le motivano e, forse, senza competenze di adeguato livello. Quei dati oggi non sono disponibili liberamente. Quando abbiamo ritenuto di dover esaminare qualche dato, siamo riusciti ad ottenerli soltanto tramite richiesta formale ai sensi di legge.
Come si può partecipare senza le informazioni necessarie per farlo? Il nostro sospetto è che la partecipazione stia diventando un paravento, un modo per diluire la responsabilità politica delle scelte difficili, spalmandola su tavoli ed assemblee territoriali. La responsabilità, però, non può essere spalmata perché rimane sempre a carico di chi è stato eletto assumersela.
Non eleggiamo, infatti, i politici per ritrovarci a dover trovare il consenso unanime prima di agire, anche perché sappiamo tutti che, quando si toccano ospedali e servizi locali, questa sarebbe una “mission impossible”. I politici vengono eletti per prendere decisioni nell’interesse collettivo, anche quando fanno apparentemente male a qualcuno. L’alternativa è non decidere e procrastinare fino alla scadenza del mandato, ma questo costituirebbe un grave danno per le persone che nel frattempo non riescono a curarsi.
Il tempo stringe. Ogni mese in più di minuetto è un mese in meno per dimostrare di saper governare e sono altri umbri che smettono di curarsi o vanno fuori regione. Nel nostro piccolo, per accelerare i processi, vi diciamo che ci sentiamo già “partecipati”.
PrometeOrvieto
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