Il futuro dell'USO. Lettera aperta al signor Biagioli

Caro signor Biagioli,
da due giorni circolano – con insistenza crescente – notizie sul destino dell’USO, la squadra e l’azienda sportiva da Lei diretta. Non sono solo voci di popolo: stampa e addetti ai lavori parlano apertamente della possibile cessione del titolo dell’Orvietana alla nuova Ternana del signor Bandecchi, con la conseguente scomparsa della nostra gloriosa USO.
Mi permetto allora una lettera non richiesta, forse inutile. Ma necessaria. NON LO FACCIA. Non firmi quell’accordo, per quanto economicamente allettante. Ecco perché.
· I soldi non sono tutto. Si parla di un milione di euro. Una cifra importante, certo. Ma oggi Lei è riconosciuto anche per ciò che ha costruito nello sport. Domani rischia di essere ricordato come colui che ha chiuso tutto per denaro. E questo, nel tempo, pesa più di qualsiasi assegno.
· L’USO è un patrimonio della città. Centosedici anni di storia non si liquidano. È la squadra di Frustalupi, di Graziano De Luca, della Serie D e dei sogni degli anni ’70. È anche la squadra delle delusioni, delle cadute e delle risalite. È un pezzo identitario di Orvieto. Chi la chiude, se ne assume la responsabilità davanti alla città.
· Dietro quel nome ci sono persone. Cinquecento iscritti, famiglie, ragazzi del vivaio, tifosi che hanno riempito gli spalti nell’ultima partita di playout. Questa è l’anima dell’USO. Non un titolo da spostare come una pedina.
· L’USO vive anche senza la Serie D. Gli orvietani hanno attraversato glorie e tonfi, e sono rimasti. Nessuno obbliga a investire oltre le possibilità. La Serie D è un trofeo, non un dovere. E un trofeo non si vince ogni anno.
· Non deluda chi l’ha sostenuta. La Sindaca e l’attuale Giunta – Lei lo sa bene – hanno fatto di tutto per agevolarla. Hanno investito un milione e mezzo di euro per riqualificare il Muzi, come ricordato dall’assessore Pizzo all’inaugurazione della Stagione. Hanno deciso di non indire una gara pubblica per la gestione del nostro Stadio Comunale e optato per un partenariato con un Ente del Terzo Settore di cui, guarda caso, Lei è uno dei tre fondatori. Sarebbe quantomeno singolare che, dopo tanto sostegno, l’USO venisse ceduta e chiusa.
Non mi illudo che una lettera possa cambiare una decisione già presa. Ma spero che almeno offra un punto di vista: quello di una semplice orvietana che considera la scomparsa dell’USO una ferita per tutta la città. E, lo ammetto, spero ancora che siano solo voci infondate.
Cari saluti,
Roberta Palazzetti
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