Pd: "Degrado e rifiuti nel centro storico. Orvieto merita serietà, non propaganda"

Le immagini che stanno circolando in queste ore relative all’area dell’ex Mensa dell'ex Caserma Piave rappresentano qualcosa che non può e non deve essere derubricato a semplice episodio di incuria urbana. Ci troviamo di fronte a una situazione che presenta evidenti profili di emergenza igienico-sanitaria, oltre che un gravissimo problema di decoro pubblico e sicurezza ambientale nel cuore della città.
Cumuli di rifiuti abbandonati, cassonetti stracolmi, materiali lasciati per giorni senza adeguata gestione, odori nauseabondi e condizioni potenzialmente favorevoli alla proliferazione di insetti e roditori costituiscono uno scenario indegno per Orvieto e incompatibile con qualunque standard minimo di tutela della salute pubblica.
È necessario comprendere immediatamente se il sindaco e l’assessore all’Ambiente fossero già stati informati della situazione e, in caso affermativo, perché non siano stati assunti tempestivamente interventi risolutivi. Parliamo di un’area sensibile, frequentata quotidianamente da cittadini, residenti, lavoratori e visitatori, rispetto alla quale non sono più tollerabili sottovalutazioni, ritardi o risposte amministrative affidate all’improvvisazione.
Ma questa vicenda pone anche una questione politica più ampia e profondamente seria. Perché colpisce leggere, ancora una volta, dichiarazioni dell’assessore Sacripanti costruite più sulla propaganda che sulla precisione istituzionale, soprattutto quando si tenta di riscrivere la storia amministrativa recente della gestione dei rifiuti in Umbria.
La verità documentale è semplice e non può essere manipolata: la Giunta Regionale guidata da Donatella Tesei ha approvato la deliberazione regionale n. 2 del 5 gennaio 2022, atto che ha definito il quadro strategico e pianificatorio che prevedeva l’incremento delle volumetrie delle discariche umbre, inclusa Le Crete di Orvieto.
Si può discutere tecnicamente sulla differenza tra previsione pianificatoria e autorizzazione finale, ma non si può negare che quella scelta politica sia stata formalmente assunta dalla destra regionale. Ed è proprio questa continua torsione semantica, questo tentativo permanente di confondere i cittadini, che indebolisce la credibilità di chi oggi pretende di impartire lezioni sulla visione complessiva del ciclo dei rifiuti.
Perché la verità è che chi non riesce a garantire controllo, decoro e vigilanza neppure nel pieno centro storico della propria città difficilmente appare credibile quando prova a presentarsi come interprete strategico delle grandi politiche regionali sul trattamento dei rifiuti.
La gestione dei rifiuti non è materia da slogan. È una delle funzioni pubbliche più delicate, perché tiene insieme salute, ambiente, organizzazione dei servizi, qualità urbana e responsabilità verso le generazioni future. E proprio per questo richiede capacità amministrativa, serietà istituzionale e una visione moderna dell’economia circolare, fondata sulla riduzione del conferimento in discarica, sull’impiantistica di recupero di materia, sulla qualità della raccolta differenziata e sulla tutela sanitaria delle comunità coinvolte.
Non servono scaricabarile. Non servono operazioni di mistificazione comunicativa. Serve governo. In questo quadro, la recente sentenza del Consiglio di Stato sul progetto di termovalorizzazione di Gualdo Tadino assume un valore politico e istituzionale che non può essere ignorato. La decisione ha confermato il primato della programmazione regionale, riconoscendo la legittimità dell’archiviazione del progetto Waldum proprio perché non coerente con il fabbisogno impiantistico e con le previsioni della pianificazione pubblica.
È un passaggio importante, perché ribadisce un principio semplice: sui rifiuti non possono prevalere né gli interessi particolari né le scorciatoie impiantistiche, ma una programmazione pubblica seria, ordinata e orientata all’interesse generale. È la stessa direzione che il Partito Democratico ha sempre indicato: meno discarica, più recupero di materia, più prevenzione, più qualità della raccolta, più tutela del paesaggio e della salute, più industria green e lavoro qualificato sul territorio.
Ed è esattamente qui che emerge tutta la distanza tra una politica ambientale fondata sulla responsabilità e una destra che, in questi anni, ha spesso oscillato tra annunci, contraddizioni e decisioni pesanti scaricate sui territori. La questione dell'ex Caserma Piave, dunque, non può essere separata dal tema più ampio della credibilità amministrativa. Perché chi governa una città deve dimostrare ogni giorno, anche nelle cose apparentemente più ordinarie, di saper prevenire il degrado, controllare il territorio, far funzionare i servizi, pretendere il rispetto delle regole e intervenire prima che i problemi diventino emergenze.
Ed è proprio sul piano della tutela sanitaria che quanto accaduto all'ex Caserma Piave non può essere minimizzato. Senza creare inutili allarmismi, è doveroso ricordare che l’abbandono protratto di rifiuti e la presenza di possibili focolai di roditori all’interno di aree urbane rappresentano sempre un fattore di rischio che le istituzioni hanno il dovere di prevenire con il massimo rigore.
Partito Democratico di Orvieto
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