politica

"Il minuetto sul Piano socio-sanitario deve finire"

martedì 12 maggio 2026

Sono ormai parecchi mesi che attendiamo la presentazione del Piano socio-sanitario da parte della Regione Umbria. Per quanto abbiamo potuto vedere e capire, ci sembra che i tecnici della Regione abbiano fatto un buon lavoro. Dovrebbe trattarsi di un Piano che tiene conto delle mutate condizioni della sanità degli ultimi vent'anni e dell'innovazione tecnologica (che comporta cure migliori, ma a costi più alti), che richiede quindi un efficientamento dell'organizzazione ospedaliera per far sì che la sanità umbra possa fornire quelle cure senza andare in bancarotta.

Non ci sembra neanche un Piano draconiano, anzi, a noi pare piuttosto moderato, in grado di andare incontro alla comprensibile necessità della politica di spiegare i suoi contenuti alla popolazione umbra dei vari territori. A quanto pare però, alla politica regionale tutto questo non basta: ecco allora i lunghi mesi d’attesa. A noi sembra che la politica stia cincischiando per cercare, per quanto possibile, di rendere il piano digeribile a tutti i territori.

L’intenzione è purtroppo vana: alcuni ospedali saranno sicuramente ridimensionati, d’altronde la rete ospedaliera umbra è così sovradimensionata che non si può fare altrimenti. Altrettanto sicuramente, i territori interessati non ne saranno contenti. La politica deve sapere che non c’è modo di salvarsi da questo probabilissimo malcontento, a meno che non si voglia sconfessare tutto il lavoro fatto dai tecnici e, di conseguenza, lasciare inefficiente la sanità umbra, continuando a sprecare risorse ed a limitare le cure più avanzate, fenomeno che già vediamo oggi.

Se la pillola è amara, datecela subito. Non lo diciamo per noi, ma proprio per la politica stessa. L’attuale Giunta regionale è in carica da un anno e mezzo, circa: ha ancora tutto il tempo per riuscire a recuperare il fisiologico calo di consenso che il piano sociosanitario necessariamente produrrà. Più mesi si fanno passare, però, più quell’orizzonte temporale necessario per il recupero si riduce.

In ogni caso, il costo di questa situazione lo pagano sicuramente i pazienti. Siamo infatti noi cittadini a subire le inefficienze e le storture dell’attuale organizzazione sanitaria e, anche chi non ne è consapevole, ci rimette per effetto di:

- aumento della mobilità passiva: gli umbri che possono permetterselo e che riescono a trovare percorsi di cura alternativi si vanno a curare fuori regione, provocando un divario tra mobilità passiva e attiva che cresce anno dopo anno ed incide sul bilancio della Regione;

- crescita della percentuale di umbri che rinuncia alle cure: chi non riesce ad inserirsi in percorsi extra-regionali, o non può permetterselo, smette di curarsi perché l’attuale organizzazione non sa dare risposte ai suoi bisogni;

- aumento esponenziale del già forte ricorso alle cure private: ci si rivolge alle strutture private, circostanza che costituisce causa importante per l’indirizzamento dei pazienti verso altri territori.

Il minuetto che si sta ballando a Perugia sul piano sociosanitario (rito pagano necessario, ma che allo stesso tempo non sta producendo nulla) dovrà essere brevissimo, altrimenti finirà per danneggiare tutti noi cittadini. Ogni mese che passa, significa altri soldi da tirare fuori di tasca propria ed altri umbri che smettono di curarsi. Facciamo un appello alla politica regionale: rompete gli indugi ed assumetevi la responsabilità delle scelte che sono necessarie. Il consenso si può sempre recuperare, la salute delle persone no.

Andrea Caporali per PrometeOrvieto

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