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"Il bluff del termovalorizzatore: 200 milioni di euro e 10 anni di attesa per condannare Orvieto a restare una discarica"

lunedì 11 maggio 2026

Conosciamo bene, e viviamo sulla nostra pelle, la ferita aperta che questa città si porta addosso da troppo tempo. Da anni conviviamo con il peso enorme della discarica "Le Crete". Per anni, chi doveva decidere ci ha guardato negli occhi dicendoci che non c'erano alternative, che quella era l'unica soluzione possibile. Vi siete sentiti presi in giro, ed è normale che oggi ci sia tanta disillusione e rabbia quando si parla di come gestire la nostra spazzatura.

Proprio per questo, leggere i recenti comunicati della sindaca Tardani e dell'assessore Sacripanti lascia l'amaro in bocca. Invece di collaborare per voltare pagina, abbiamo assistito a un goffo agguato politico, anche in presenza venerdì 8 maggio contro l'assessore regionale De Luca, accolto quando è venuto a presentare la legge, in un clima di inutile scontro. Questo allarmismo non serve a Orvieto, serve solo a difendere vecchie idee che ci hanno già danneggiato. Oggi, però, abbiamo finalmente l'occasione per un vero cambio di rotta. Si chiama "Umbria Circolare": non è un salto nel buio, ma l'inizio di una nuova fase basata sulla realtà dei fatti.

Per la destra, a quanto pare, l'unica soluzione per chiudere il problema dei rifiuti è il termovalorizzatore, sbandierato continuamente come se fosse la bacchetta magica. Ma togliamo il velo di ipocrisia: è un'illusione pericolosa e carissima. Parliamo di un enorme inceneritore che avrebbe un costo spaventoso, vicino ai 200 milioni di euro. E non pensiate che si faccia in un giorno: ci vogliono almeno dieci anni per costruirlo, sempre ammesso che tutto fili liscio e che non ci siano, giustamente, le ferme opposizioni dei comitati cittadini a rallentare o bloccare i lavori.

Ma il vero paradosso, che fingono di non vedere, è un altro. L'Umbria è una regione di appena 800.000 abitanti e, fortunatamente, non produce abbastanza spazzatura per far funzionare a pieno regime un mostro del genere. Sapete cosa significherebbe questo nella pratica? Che per tenere acceso e rendere profittevole l'impianto saremmo costretti a importare rifiuti dalle altre regioni. E poiché bruciare la spazzatura non la fa sparire per magia, ma lascia comunque un 10% di scorie e ceneri altamente tossiche, il risultato finale sarebbe drammatico: tra i nostri scarti e le ceneri dei rifiuti importati da fuori, finiremmo per dover buttare in discarica una quantità di materiali quasi uguale a quella attuale.

Insomma, chi tifa per l'inceneritore sta di fatto condannando l'Umbria, e i nostri territori, a rimanere perennemente la pattumiera del centro Italia. A pagare questo conto salatissimo saremmo noi. Quei 200 milioni per la costruzione e i successivi costi di manutenzione li pagheremmo noi orvietani e tutti gli umbri direttamente nelle bollette per i prossimi trent'anni. Un vero e proprio salasso. L'assessore Sacripanti prova a rassicurarci dicendo che il vecchio piano non prevedeva per forza di allargare "Le Crete", parlando di una semplice "previsione eventuale". Ma siamo realisti, sappiamo come funzionano queste cose: se leghi questa previsione all'attesa di un inceneritore che ci metterà dieci anni a essere costruito, nel frattempo la spazzatura dove la mettiamo? L'ampliamento della nostra discarica per gestire questo decennio di attesa sarebbe diventato una certezza matematica. Il nuovo piano "Umbria Circolare" nasce proprio per bloccare una volta per tutte questo meccanismo folle.

La vera soluzione è smettere di bruciare letteralmente i nostri soldi e iniziare a trattare i rifiuti come una risorsa. La nuova legge chiede investimenti per aiutare i Comuni a migliorare i centri di raccolta e spingere la differenziata fino al novanta per cento entro il 2030. Con una buona differenziata, i materiali non si distruggono, ma si rivendono sul mercato. Non si tratta di un costo destinato a pesare sulle nostre tasche, come teme il Comune, ma di un investimento intelligente che abbatterà le bollette nel medio e lungo periodo.

Certo, la sindaca Tardani fa giustamente notare che i tempi imposti sono stretti e gli obiettivi ambiziosi. È vero, stiamo chiedendo a tutti di correre, ma lo facciamo semplicemente perché siamo già in grave ritardo. Per troppi anni ci siamo cullati nell'illusione di soluzioni facili che non si sono mai realizzate. Se non ci adeguiamo in fretta alle regole europee, l'alternativa sono multe milionarie, e quelle sì che sarebbero il vero colpo di grazia per le nostre bollette. Comprendiamo a pieno le preoccupazioni dell'amministrazione sui costi iniziali per migliorare la raccolta porta a porta, ma la vera sfida oggi è intercettare i fondi regionali ed europei per aiutare i Comuni a sostenere questo passaggio, senza scaricarne il peso sui cittadini.

Invece di sollevare polemiche, fare muro e spaventare la gente, invitiamo l'Amministrazione di Orvieto a unire le forze con noi. Rimbocchiamoci le maniche insieme, perché ogni bottiglia di plastica, ogni pezzo di carta diviso bene oggi, è un passo concreto verso una città più pulita domani e, soprattutto, verso la chiusura definitiva della stagione in cui Orvieto è stata considerata solo una comoda discarica. Il momento di cambiare è adesso. Insieme, possiamo farcela.

Gruppo Territoriale Movimento 5 Stelle Orvietano e Media Valle del Tevere


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