"La Giunta si vanta di 5 milioni di euro che non ha speso, derivati dalla fine del contenzioso swap. Le comiche finali"

In questi giorni stiamo assistendo al tentativo dell’Amministrazione Tardani di far passare il rendiconto 2025 come un grande successo contabile. La narrazione che viene offerta ai cittadini è quella del "buon padre di famiglia" che, con grande attenzione, riesce a mettere da parte un bel gruzzoletto. Ma la realtà di come funziona la macchina pubblica è un'altra e, purtroppo per Orvieto, è molto meno rassicurante. Bisogna sfatare un mito che fa molto comodo a chi non ha il coraggio di governare davvero: un Comune non è un'azienda privata, né un nucleo familiare.
Se una famiglia riesce a risparmiare a fine mese è un vanto; ma se un Comune chiude l'anno "risparmiando" 5 milioni di euro liberi, significa semplicemente che ha incassato soldi dalle tasse dei cittadini o dai fondi statali e non è stato capace di spenderli. Quei 5 milioni non sono un tesoretto di cui vantarsi, ma sono cantieri mai partiti, strade non asfaltate, aiuti alle famiglie bloccati ed eventi culturali mai realizzati. In parole povere: sono servizi che i cittadini hanno pagato, ma che la Giunta non è riuscita a restituire alla città.
A rendere la situazione ancora più amara è il confronto con il passato. Un anno fa, l'Amministrazione aveva giustificato un avanzo identico parlando di una vittoria legale straordinaria: la fine del lungo contenzioso sui contratti derivati "swap". All'epoca ci fu detto che quei soldi si erano liberati all'improvviso. Ma oggi, nel 2026, quella scusa non regge più. Ritrovarsi per il secondo anno consecutivo con 5 milioni di euro fermi in cassaforte certifica che il problema è diventato strutturale: la macchina comunale è imballata. C'è un'evidente incapacità di far atterrare i progetti, compresi quelli strategici del PNRR che procedono a rilento, preferendo limitarsi alla gestione dell'ordinario e a qualche taglio di nastro dell'ultimo minuto.
C'è poi un paradosso, ben noto a chi legge i bilanci con attenzione, che smonta definitivamente la favola dell'amministrazione virtuosa. Come è possibile sbandierare un maxi-avanzo di 5 milioni e, allo stesso tempo, dover chiedere anticipazioni di cassa alla banca per pagare le spese quotidiane? La risposta è triste ma semplice: questo è un bilancio che sta in piedi solo sulla carta. Nella vita reale, il Comune fa sempre più fatica a riscuotere le proprie entrate, tanto che il fondo per i crediti non incassati continua a crescere. Insomma, si è ricchi sui documenti, ma si fatica ad avere la liquidità per l'operatività quotidiana.
Orvieto oggi ha davanti a sé sfide enormi, dallo spopolamento alla necessità di rilanciare l'economia e la socialità. Per affrontare queste sfide serve un'amministrazione che abbia il coraggio di programmare e la capacità di spendere bene e subito ogni singolo euro a disposizione. Scegliere la strada della prudenza estrema, lasciando che le risorse prendano polvere nei cassetti, non è sintomo di bravura, ma di immobilità. I cittadini non vivono di rendiconti contabili e non mangiano "avanzi di bilancio": hanno bisogno di una città viva, curata e che funzioni. E oggi, purtroppo, questa città è tenuta in ostaggio da un'amministrazione a cui forse i conti tornano, ma che ha smesso di far tornare i servizi.
Gruppo Territoriale Movimento 5 Stelle Orvietano e Media Valle del Tevere
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