M5S: "Il progetto Phobos e le responsabilità di chi ha tradito l'Alfina. I fatti"

Fin dal primo giorno di questa amministrazione, la Regione Umbria e l'assessore Thomas De Luca (M5S) hanno combattuto in ogni sede, con ogni mezzo legale e amministrativo, per fermare il progetto eolico Phobos e salvare l'Altopiano dell'Alfina. Abbiamo portato avanti una battaglia decisa e a testa alta per la difesa del nostro paesaggio, sfidando norme nazionali scritte per favorire i grandi affari a discapito dei territori. Oggi, davanti all'accettazione forzata del progetto arrivata ieri, l'amarezza è profonda. Ma proprio per questo esigiamo rispetto per la verità: non permetteremo a nessuno di riscrivere la storia per nascondere le proprie colpe. I cittadini devono conoscere i fatti nudi e crudi, documentati dagli atti.
Il disastro ha una data e dei responsabili precisi. Tutto si consuma nel 2023. La Giunta Regionale di centrodestra, guidata da Donatella Tesei, riceve il progetto per queste 7 torri eoliche alte 250 metri. E cosa fa? Assolutamente nulla. Un'inerzia totale, mesi lasciati scorrere a vuoto che hanno fatto scattare la tagliola del "silenzio assenso". In politica, e soprattutto nell'amministrazione pubblica, non decidere significa dare il via libera. In quei mesi cruciali, la sindaca di Orvieto Roberta Tardani restava in un silenzio assordante, inerte e complice di una Regione del suo stesso colore politico che stava, di fatto, condannando il paesaggio nella sua città. A chiudere il cerchio e a blindare il progetto ci ha pensato poi il governo di Giorgia Meloni.
A giugno del 2023, il Consiglio dei Ministri ha deliberatamente ignorato gli allarmi sollevati dal Ministero della Cultura e da chi tutela i nostri beni paesaggistici, concedendo il via libera all'impatto ambientale. Hanno steso un tappeto rosso all'azienda, passando sopra le teste di noi umbri.
Quando siamo arrivati alla guida della Regione alla fine del 2025, ci siamo ritrovati tra le mani un disastro già firmato. Non ci siamo voltati dall'altra parte. Abbiamo formalmente bocciato il progetto in conferenza dei servizi e abbiamo approvato una legge regionale storica: uno scudo di sette chilometri per tenere lontani i mega impianti industriali dalle nostre bellezze identitarie, a partire dalla rupe di Orvieto. Un atto di coraggio per riprenderci il diritto di tutelare casa nostra.
La risposta da Roma è stata spietata. Il Governo Meloni ha immediatamente impugnato la nostra legge davanti alla Corte Costituzionale, strappandoci di mano il diritto di decidere sulle distanze minime e annullando le nostre difese. E mentre il governo ci legava le mani, la giustizia amministrativa ha emesso la sentenza tombale: il Consiglio di Stato ha stabilito che, a causa di quel disastroso "silenzio" regalato dalla Giunta Tesei due anni prima, i diritti dell'azienda erano ormai acquisiti e intoccabili. Ieri la burocrazia ha presentato il conto definitivo. La nostra Regione è stata costretta, per legge, ad adeguarsi a norme nazionali che svuotano le autonomie locali di ogni potere decisionale sul proprio territorio.
Siamo profondamente amareggiati per l'epilogo di questa vicenda, ma abbiamo la fermezza di chi sa di aver fatto l'impossibile per rimediare ai disastri altrui. La verità è incisa negli atti ufficiali: la Giunta Tesei e la sindaca Tardani hanno aperto la porta a questo scempio, il Governo Meloni ci ha impedito di chiuderla. Le chiacchiere di chi oggi si finge paladino dell'ambiente, dopo aver taciuto quando contava, sono offensive verso l'intelligenza dei cittadini e non cancelleranno mai le loro enormi responsabilità.
Movimento 5 Stelle - Gruppo Territoriale Orvietano e Media Valle del Tevere
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