Il gioco sta cambiando

Il risultato delle elezioni midterm negli Stati Uniti e quello che sembra stia accadendo proprio in queste ore in Israele potrebbero ridisegnare completamente sia lo scenario geopolitico internazionale che le situazioni specifiche a livello interno. La postura delle nazioni, i rapporti tra Stati, gli obiettivi, le strategie e le prospettive cambieranno radicalmente nei prossimi mesi.
Ci vorrà un po’ perché certe dinamiche diventino chiare, prima di tutto perché gli insediamenti dei neoeletti al senato americano avverranno il 3 gennaio, e poi perché parliamo di sistemi di massima complessità, con dinamiche fisiologicamente graduali. Quello che però è certo è che l’impatto sarà forte, ben visibile e pervasivo.
La batosta per il partito repubblicano è catastrofica. Perdere senatori nelle roccaforti rosse, fondamentali per il controllo del Congresso, prima tra tutte quella del Texas, in cui Talarico ha stracciato Paxton, significa che probabilmente per 6 anni il GOP non toccherà palla. Come se non bastasse, l’amministrazione americana già si sta sfaldando. Vance e Rubio probabilmente si smarcheranno sempre di più per puntare alle prossime presidenziali, con Rubio addirittura sul punto di dimettersi da Segretario di Stato. Trump ora dovrà barcamenarsi in una nave che affonda e con la ciurma che scappa, e questo, considerando il profilo psicologico dell’individuo, potrebbe portare a derive difficilmente prevedibili al momento. Inoltre, a livello globale, nelle ultime settimane sono accadute alcune cose importanti, tutte che vanno nella stessa direzione.
Dopo la caduta di Orban avvenuta di qualche mese fa, in Brasile va sottolineata la vittoria di Lula e la sconfitta di Bolsonaro, sostenuto dall’attuale amministrazione americana, che ha pensato bene di scappare subito dopo l’esito delle elezioni. Ed è il “dove” (sul “come” stendiamo un velo pietoso) sia approdato che racconta molto. Bolsonaro infatti è fuggito proprio negli Stati Uniti, proprio perché rappresenta una potenziale pedina strategica nel progetto politico internazionale americano. Senza girarci tanto intorno, se si considera che l’amministrazione argentina di Milei era già allineata con l’amministrazione USA, con la sconfitta di Bolsonaro viene meno un pezzo fondamentale del progetto geopolitico di Trump, che in caso di sconfitta di Lula avrebbe conquistato l’egemonia, quasi come a risiko, sull’area del sud America. Anche l’esito delle recenti elezioni in Israele sembra tagliare fuori Netanyahu da una possibile riconferma, con Mansour Abbas, leader del partito arabo-israeliano, che nelle ultime ora ha indicato Eisenkot come premier.
Negli USA non va sottolineata soltanto la vittoria democratica, quanto piuttosto "l'effetto Mamdani", cioè l’ondata di giovani politici democratici con una proposta nuova, anche se non omogenea. Tanto per citarne solo due, Talarico in Texas ed El-Sayed in Michigan sono il segnale di un cambiamento strutturale in arrivo, un’ondata che prima o poi si abbatterà sul Partito Democratico e ne cambierà la connotazione. La sfida dei prossimi mesi tra i democratici tradizionali e quelli nuovi sarà interessante e da tenere sott’occhio.
La nuova configurazione del Congresso americano, ora totalmente in mano ai Democratici, lascia presagire una serie di azioni potenzialmente deflagranti per l’attuale amministrazione.
Con tutta probabilità inizieranno una raffica di indagini a tappeto. Il futuro presidente della Commissione di Vigilanza della Camera (House Oversight Committee) Robert Garcia ha annunciato quattro grandi priorità investigative, che potrebbero sottoporre Washington a controlli molto approfonditi:
• La famiglia Trump, per esaminare le accuse di corruzione, gli affari commerciali controversi e i potenziali conflitti di interesse che coinvolgono il presidente e i suoi familiari.
• ICE e DHS (Immigrazione e Sicurezza Interna) per indagare sui presunti abusi, sulle pratiche adottate per far rispettare le leggi sull'immigrazione e sui funzionari responsabili della supervisione di queste operazioni.
• Corruzione aziendale con riferimento agli appalti pubblici, all'influenza esercitata dalle grandi aziende e ai possibili illeciti finanziari che coinvolgono imprese potenti e funzionari dell'amministrazione.
• Jeffrey Epstein, sulla gestione dei documenti relativi al caso Epstein, per chiedere maggiore trasparenza e promuovere audizioni pubbliche che coinvolgano anche le vittime sopravvissute agli abusi.
Verranno poi silurati alcuni ministri, primo tra tutti quello della Difesa Pete Hegseth (che lui ha chiamato “Della Guerra”), che ha avuto una gestione devastante del Pentagono, con ad esempio il licenziamento di ufficiali di primissimo livello, e con parte degli stessi repubblicani decisi a iniziare una procedura di impeachment nei suoi confronti. Sarà anche interessante vedere che fine faranno Kash Patel, direttore dell’FBI, e RFK Jr, segretario alla salute. In generale, va fatta una considerazione: il livello dell’amministrazione USA attuale è talmente ridicolo da sembrare una parodia. Chi segue la politica americana ha sicuramente colto molti segnali in tal senso.
Altri aspetti che muteranno radicalmente saranno la politica nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, con la questione dei data center al centro del dibattito interno, e l’accountability dei tecnocrati miliardari, che ora saranno chiamati a rendere conto delle proprie azioni e a cui sarà imposta una trasparenza finora sconosciuta. Musk in particolare avrà problemi a partire dalla gestione del famigerato DOGE, con possibili casi di corruzione, fino alla sospensione dei sistemi difensivi ucraini, ed alla stessa questione dei data center. Ironia della sorte, Musk ha portato tutto in Texas convinto di ritrovarsi in un ventre di vacca, salvo poi scoprire che la vacca era viva.
Cambieranno poi senza dubbio le relazioni internazionali degli USA con molti Stati, primo tra tutti il Canada, e poi anche con la UE, dietro le spinte anche di buona parte degli esponenti del partito repubblicano. Cambieranno anche i rapporti tra USA e Israele, con l’AIPAC in crisi nera da un punto di vista della sua percezione da parte della maggioranza dei cittadini americani, soprattutto dei giovani, e con lostesso Trump che si è affrettato a dire che bloccherà i flussi di finanziamenti verso lo storico partner. Potrebbe cambiare progressivamente anche la situazione a Gaza e in Cisgiordania, e probabilmente assisteremo alla fine del percorso di Netanyahu, non solo a livello politico, a causa dei processi per corruzione che lo attendono.
Dovrebbe far riflettere tutti non solo il fatto che a livello internazionale non siano state irrogate sanzioni economiche contro lo Stato di Israele paragonabili a quelle applicate, ad esempio, alla Russia, ma che neanche a livello europeo e italiano si sia levata una voce istituzionale contro il massacro a Gaza e in Cisgiordania. Ma questa è un’altra storia.
Con riferimento alla guerra Ucraina è probabile che ci sia un progressivo cambio di rotta da parte americana. Il senatore repubblicano Thom Tillis proprio pochi giorni fa ha esplicitamente detto che ora cambierà il posizionamento americano rispetto al sostegno a Kiev e ai rapporti con la Russia, lasciando presagire un’inversione a U. Sarà interessante capire Trump come si muoverà su questo tema senza il sostegno anche di parte di esponenti di primo piano del GOP. Anche il posizionamento rispetto alla la guerra Iran potrebbe cambiare, ed è indubbio che anche questo impatterà sulle relazioni con Israele. Bisognerà capire Trump come si muoverà.
Con riferimento all’Europa, credo assisteremo a un tentativo di iniziare un graduale ripristino delle relazioni da parte degli USA, e a un cambiamento di postura rispetto ai partiti europei più estremi, finora spalleggiati, come AFD in Germania. Che sia arrivato il momento anche per la UE di smarcarsi e iniziare un politica internazionale non eterodiretta?
Infine un riferimento all’Italia. Tempo fa scrissi che Meloni rischiava tantissimo appiattendosi su Trump e sulle sue politiche, soprattutto da un punto di vista delle relazioni con gli altri Stati europei. E infatti stiamo proprio assistendo all’isolamento italiano sullo scacchiere internazionale. Basti ricordare la nostra esclusione dal vertice trilaterale USA-Europa-Russia che si terrà tra pochi giorni ad Abu Dhabi, al quale presenzieranno Germania, Francia e Regno Unito, ma non l’Italia. Non proprio un aspetto positivo per il nostro peso nella politica estera.
Solo una cosa, per chiudere. Chi, una volta a destra e una volta a sinistra si esalta perché la situazione è cambiata e favorevole, dovrebbe capire che le dinamiche sono cicliche, quindi invece di stappare lo spumante in modo naive bisognerebbe imparare a cavalcare l’onda e possibilmente lavorare per aumentarne la durata e l’impatto, perché tanto prima o poi arriverà l’onda successiva, che andrà in senso opposto.
I cambiamenti in America raccontano che la questione è sempre meno destra vs sinistra, quanto invece sopra vs sotto, basti pensare che molti repubblicani storici, sia esponenti istituzionali che semplici cittadini, hanno sostenuto e votato per la prima volta i candidati Dem, come Talarico, che si posizionavano in modo esplicito contro i tecnocrati miliardari americani. Una cosa impensabile solo fino a qualche tempo fa. Prima ce ne renderemo conto sia in Europa che in Italia, meglio sarà.
Altrimenti continueremo a fare il gioco proprio dei soggetti che stanno lucrando sulle vite dei cittadini comuni, con una guerra tra poveri che non ci porterà da nessuna parte. Divide et impera funziona sempre alla grande.
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