"Discutiamo insieme del futuro di Orvieto"

Ho recentemente scritto un libro “Il futuro di Orvieto” ancora disponibile solo su Amazon. Peraltro mi ritengo piuttosto soddisfatto perché il mio libro ha da poco raggiunto le 100 copie vendute. Inizialmente ritenevo opportuno organizzare una presentazione del libro. Poi ho cambiato idea, anche perché spesso le presentazioni di libri scritti da autori locali soddisfano solamente l’ego di chi li ha scritti e coinvolgono solo alcune decine di persone.
Quindi ho scelto una strada diversa, che spero abbia successo. Vorrei stimolare una discussione sì sui contenuti del mio libro sì sui contenuti del capitolo conclusivo che riporterò integralmente ma soprattutto sul futuro di Orvieto.Infatti si discute poco sul futuro di Orvieto (io nel libro mi sono occupato soprattutto del futuro economico e sociale ma ovviamente possono essere oggetto di attenzione anche altri settori della società orvietana). Sarebbe opportuno che se ne discutesse molto di più.
E io propongo che questa discussione si svolga sui giornali locali on line, sui social oppure inviandomi una mail a paoloborrello57@gmail.com. E io volentieri risponderò. Per il momento riporto integralmente le conclusioni del mio libro. Mi sembra evidente che il capitolo che ritengo più importante del libro è il penultimo, anzi la seconda parte di quel capitolo, nella quale mi occupo del futuro, che auspico che si realizzi, soprattutto nel lungo periodo, di Orvieto.
A di là delle specifiche proposte che formulo per un futuro migliore, mi accontenterei se il libro servisse anche solamente a contribuire a sviluppare un dibattito pubblico approfondito sul futuro del comune di Orvieto. Questo perché, a mio avviso, tale dibattito è, attualmente, del tutto assente. Come è assolutamente insufficiente un dibattito di questo genere a livello nazionale ed europeo, soprattutto in ambito politico ed istituzionale, ma anche nelle organizzazioni che dovrebbero rappresentare i lavoratori dipendenti, il lavoro autonomo, le imprese, le banche e nelle associazioni di natura sociale.
Singoli studiosi se ne occupano in modo spesso interessante e degno di attenzione. Ma ciò non è sufficiente se i soggetti politici e sociali prima citati non recepiscono affatto gli stimoli che emergono all’interno del mondo culturale. Comunque credo di aver dimostrato ampiamente quanto sia necessario operare ad Orvieto almeno per progettare un futuro economico e sociale diverso da quello che, diversamente, si prospetterebbe.
Ribadisco che il fatto che mi si sono occupato soprattutto del futuro economico e sociale di Orvieto deriva dalla consapevolezza della sua oggettiva priorità, anche perché un’intensificazione del processo di sviluppo economico locale può determinare effetti rilevanti anche in settori non economici, in primo luogo nell’andamento demografico. E l’ho dimostrato prevalentemente nel capitolo nel quale ho esaminato la situazione attuale, il presente.
L’attuale situazione non è disastrosa ma è contraddistinta da problemi anche strutturali, la cui origine risale anche molto indietro nel tempo, che se non affrontati potrebbero in futuro amplificarsi e a quel punto la situazione diventerebbe davvero preoccupante. I principali problemi strutturali sono da un lato la debolezza del tessuto imprenditoriale, con i risvolti evidenti e negativi sull’intero sistema economico locale, e dall’altro la tendenza alla riduzione della popolazione residente e al suo progressivo e notevole invecchiamento.
Pertanto l’obiettivo principale per il futuro di Orvieto è rappresentato da una notevole intensificazione del processo di sviluppo economico che dovrebbe determinare dei necessari e significativi mutamenti a livello demografico. E l’intensificazione del processo di sviluppo economico si deve ottenere, principalmente, da un’estensione e da un rafforzamento dell’industria manifatturiera e del terziario avanzato, come ho scritto in modo approfondito nel penultimo capitolo, soprattutto determinati da nuove iniziative promosse da imprenditori esterni al comune di Orvieto, quanto meno in una prima fase.
Il motivo principale se non unico alla base della necessità di sviluppare, considerevolmente, questi settori, risiede nel fatto che in essi è molto accentuata la dinamica della produttività, condizione indispensabile per accelerare la crescita del reddito complessivo e per attrarre residenti, in gran parte giovani, da altri comuni, vicini e lontani.
Affinchè si provi a perseguire il fine di sviluppare questi settori economici, è essenziale che vi sia una diffusa consapevolezza, nell’intera comunità orvietana, di quanto fondamentale sia l’obiettivo appena indicato. Sarebbe, infatti, profondamente sbagliato continuare a pensare che per lo sviluppo economico locale si debba puntare esclusivamente sul turismo e sul terziario tradizionale. Nei fatti ciò che si propone è un mutamento radicale della struttura economica che da decenni, per la verità da più di un secolo, contraddistingue Orvieto, quanto meno dagli albori dello sviluppo industriale in Italia.
Non penso, affatto, che si debba trascurare il turismo, ma, semplicemente, che il suo sviluppo non deve essere l’obiettivo principale da perseguire e ritengo, però, che si debba privilegiare un turismo di qualità, aumentando, tra l’altro, l’indice di permanenza dei turisti nelle diverse strutture ricettive, il cui valore è sempre troppo basso, da decenni ormai, almeno da quando, a metà degli anni ’60 del precedente secolo, Orvieto iniziò a diventare una vera città turistica, con l’apertura del casello autostradale.
Solo se si manifesterà un processo di sviluppo economico della natura specificata nel libro, potrebbe accrescersi realmente il numero degli immigrati da altri comuni, contrastando in questo modo, davvero, la tendenza alla riduzione della popolazione, anzi favorendo una sua crescita, per raggiungere l’obiettivo anche simbolico dei 20.000 abitanti, che negli anni passati era una realtà non un obiettivo da perseguire.
Se il numero degli immigrati si accrescesse considerevolmente, essendo possibile che una parte rilevante di essi sia composta da giovani, si riuscirebbe a ridurre il processo, che adesso sembra inarrestabile, di invecchiamento della popolazione orvietana. Peraltro, un aumento del numero degli immigrati si potrebbe ottenere anche favorendo il cambiamento di residenza di un certo numero di abitanti di Roma, facilitando ovviamente il pendolarismo, che potrebbero mantenere il lavoro che hanno nella capitale italiana.
Di qui l’importanza del miglioramento delle infrastrutture ferroviarie ed anche di quelle informatiche (quest’ultimo miglioramento sarebbe essenziale anche per lo sviluppo dell’industria manifatturiera e del terziario avanzato), che favorirebbe tra l‘altro lo svolgimento dello smart working. Di qui l’importanza di affrontare i problemi abitativi che sono notevoli nel comune di Orvieto, sempre più caratterizzato da un elevato livello degli affitti e dei prezzi di vendita degli immobili.
Nel penultimo capitolo mi sono occupato, seppur brevemente, della rivitalizzazione del centro storico di Orvieto, che negli ultimi anni è stato contraddistinto da una riduzione della popolazione ancor più accentuata di quella verificatasi considerando l’intero territorio comunale. Il centro storico è senza dubbio la parte più importante del comune di Orvieto pur se è altrettanto certo che non dovranno essere trascurate le altre parti del territorio comunale (peraltro i rapporti tra i residenti nelle cosiddette frazioni e il centro storico devono essere intensificati mentre negli ultimi periodi si sono fortemente ridotti).
Riconfermo l’importanza, nei diversi capitoli, delle parti scritte in corsivo, che riguardano le valutazioni di studiosi di varie discipline che si riferiscono generalmente a quanto avviene nell’intero territorio italiano, e in primo luogo di quanto scritto da Mario Draghi nel suo rapporto per la competitività europea. Questo perché si deve diffondere, a livello locale, la consapevolezza che, almeno in parte, i problemi di Orvieto sono uguali o simili ai problemi che caratterizzano l’Italia e l’Europa.
Anche così si può contribuire a sprovincializzare Orvieto, altro obiettivo che compare nel libro.
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