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Piazza della Pace, quel "biglietto da visita" sbiadito...

sabato 5 settembre 2026
di Pasquale Di Paola

Orvieto aspira ad essere città d’arte e meta accogliente, ma il primo "biglietto da visita" per chi arriva in auto e sale verso il centro storico racconta ancora un’altra storia. È la storia di Piazza della Pace, grande snodo di parcheggio a due passi dalla stazione e dalla  funivia, recentemente al centro del progetto "Orvieto Città Sicura" con l’installazione di nuove telecamere di videosorveglianza. Per molti visitatori, il primo contatto con Orvieto non avviene sotto la luce del Duomo o tra i vicoli del centro, ma qui: in una piazza concepita per accogliere flussi di auto e persone, ma che oggi appare più funzionale al transito che all’ospitalità.

Asfalto divelto e  consumato, arredi urbani datati, una gestione dello spazio che sembra aver dimenticato la dimensione dell’accoglienza: il risultato è un’area che, pur strategica, comunica trascuratezza e forte senso di abbandono. La recente installazione di due nuove telecamere in Piazza della Pace ne conferma la centralità e l’alta frequentazione, ma la sicurezza, per quanto necessaria, non basta se il contesto fisico e percettivo rimane dimesso.  Una sorveglianza più capillare non compensa la sensazione di trascuratezza e abbandono che tutti  percepiscono al primo impatto, soprattutto nei mesi di maggiore afflusso turistico.

Il tema dell’accoglienza a Orvieto è tornato prepotentemente al centro del dibattito nell’agosto 2026, dopo le polemiche legate a presunti casi di scarsa ospitalità verso le famiglie e al fenomeno dell’overtourism.  Da un lato, la città è stata premiata da Booking.com come una delle dieci mete più accoglienti al mondo nel 2025; dall’altro, episodi e percezioni di disagio hanno riaperto una riflessione su servizi, spazi e qualità della vita urbana.
In questo quadro, Piazza della Pace rappresenta un paradosso: è un luogo strategico per l’accessibilità, ma il suo stato attuale rischia di vanificare gli sforzi comunicativi sull’ospitalità.

Un turista che parcheggia e si trova davanti a una piazza trasandata, con poca cura del verde, dell’arredo e della manutenzione, fatica a credere alle narrazioni di una città “accogliente e accessibile”. Tra gli elementi che contribuiscono al disagio si possono indicare: manutenzione ordinaria carente (pavimentazione, panchine, aree verdi e illuminazione appaiono spesso poco curate), assenza di una regia chiara sull’arredo urbano (fioriere, dissuasori, segnaletica e punti di informazione turistica non sembrano integrati in un disegno coerente), poca attenzione all’esperienza del primo impatto (non ci sono adeguati punti di orientamento, ombreggiatura, servizi igienici accessibili o spazi di attesa confortevoli per chi arriva con bambini, anziani o bagagli).

Riqualificare Piazza della Pace non significa solo "rifare l’asfalto". Significa ripensarla come manifesto di buona amministrazione e come primo capitolo di una narrazione credibile sull’accoglienza.  In un momento in cui il dibattito sull’overtourism e sulla qualità dell’ospitalità è acceso, investire su questo nodo significa trasformare un punto debole in un segnale forte: Orvieto prende sul serio la propria vocazione turistica e civica, e l’accoglienza inizia dal primo metro quadrato che il visitatore calpesta.

Le nuove telecamere di “Orvieto Città Sicura” sono un tassello importante, ma non possono essere l’unica risposta.  La sicurezza è condizione necessaria, ma non sufficiente, per un’accoglienza di qualità. Serve una visione che metta al centro l’esperienza del visitatore fin dal primo impatto, riconoscendo che l’immagine di una città si costruisce anche , e forse soprattutto , nei suoi punti di accesso. Piazza della Pace, oggi, è un’occasione mancata. Domani, potrebbe diventare il simbolo di una città che ha deciso di prendersi cura di chi la visita, prima ancora di chiedergli di amarla.

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