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Osarella, quella strada che "urla" e che nessuno ascolta...

venerdì 28 agosto 2026
di Pasquale Di Paola

C’è un tratto di asfalto, nel comprensorio orvietano, che non ha bisogno di parole per raccontare la storia di un territorio lasciato solo: la strada di Osarella. Basta percorrerla, anche di giorno, per capire che qui il tempo non è passato invano: ha scavato buche, ha sbriciolato i bordi, ha trasformato ogni curva in un piccolo azzardo. E mentre le auto slittano, frenano, sterzano all’ultimo secondo per non finire in una voragine, la sensazione è quella di essere ospiti non graditi su una strada che dovrebbe essere, invece, un diritto. 

Per chi vive a Osarella, questa strada non è un dettaglio: è un filo che tiene insieme le giornate. È il percorso dei genitori che accompagnano i figli a scuola, dei lavoratori che scendono verso la Statale 79 bis, dei mezzi di soccorso che devono arrivare in tempo in caso di necessità. Eppure, ogni volta che si mette il piede sull’acceleratore, c’è un pensiero fisso: "Speriamo di non trovare quella buca", "Speriamo che oggi non piova", "Speriamo che non ci sia un’auto che viene in senso inverso". 

I residenti lo dicono con una stanchezza che non è più rabbia, ma rassegnazione: "Ci hanno promesso interventi, ci hanno messo nei piani triennali, ci hanno scritto nei comunicati. Ma intanto le buche sono sempre lì, e noi continuiamo a contare i danni". E i danni non sono solo alle sospensioni delle auto: sono alla fiducia, alla percezione di essere cittadini un Dio minore, in un territorio che sembra ricordare le frazioni solo quando serve un voto o una foto per la propaganda. Con un senso di degrado che fa rumore.

La strada di Osarella non si limita a essere inguardabile, fa paura. Il manto stradale è un patchwork di rattoppi che non hanno mai risolto nulla, i bordi franano verso il basso, e quando piove l’acqua trasforma ogni avvallamento in una piccola ,insidiosa trappola. Chi la deve percorrere, lo sa: non è questione di velocità, è questione di fortuna. E la fortuna, in un paese civile, non dovrebbe mai essere la principale misura di sicurezza stradale. 
Non è un caso se, già nel 2020, il Partito Democratico locale aveva sollevato la questione con forza, chiedendo interventi urgenti e denunciando il ritardo dell’amministrazione.

Anni dopo, nel dicembre 2024, il Consiglio Comunale ha approvato il recente Piano triennale dei lavori pubblici  inserendo Osarella tra le strade da mettere in sicurezza con 2,5 milioni di euro destinati a Ciconia, Sferracavallo, Osarella e ai ponti del territorio.  Ma per chi vive qui, la differenza tra "approvato" e "fatto" è la stessa che c’è tra una promessa e un cantiere aperto. Il problema non è solo Osarella, è un modello. Altre strade provinciali dell’Orvietano sono state dichiarate “off limits” per dissesto e alto rischio , segno di un malessere diffuso che riguarda l’intera rete viaria minore.  

Eppure, mentre si annunciano telecamere per la sicurezza urbana e si tagliano nastri per opere visibili, ci sono tratti di strada dove la sicurezza è un’idea astratta, buona per i comunicati, non per la realtà.  Ad Osarella, la percezione è chiara: "Ci sentiamo dimenticati. Quando servono i voti, ci scoprono. Quando servono i lavori, ci perdono". E non è un caso se, tra i residenti, cresce la sensazione che la manutenzione ordinaria sia considerata un “optional”, mentre le grandi opere sono l’unica cosa che conta davvero. 

Non servono altre riunioni, non servono altri comunicati. Serve che qualcuno, finalmente, prenda in mano la situazione e dica: "Questa strada si rifà, si sistema, si mette in sicurezza. E lo facciamo entro una data certa". Serve che gli interventi siano strutturali, non rattoppi: rifacimento del manto, sistemazione dei cigli, drenaggio delle acque, consolidamento dei tratti instabili.  Serve che i cittadini sappiano quando iniziano i lavori, quando finiscono e chi è responsabile se qualcosa va storto. 

E serve, soprattutto, che chi amministra capisca che una strada non è solo asfalto: è il simbolo di come si tratta la gente. Se una strada è lasciata al degrado, il messaggio è chiaro: “Qui non contate”. Se una strada è curata, il messaggio è un altro: “Qui ci siete voi, e contate”. La strada di Osarella, oggi, è una domanda aperta rivolta a chi ha il dovere di amministrare: fino a quando si potrà continuare a dire “lo sappiamo, lo stiamo facendo”, mentre le buche si moltiplicano e la paura e il pericolo nel percorrerla  cresce?  Fino a quando si potrà accettare che la sicurezza dei cittadini sia una variabile, non una priorità? 

Chi vive qui non chiede miracoli. Chiede solo che la propria strada non sia un percorso a ostacoli, che il proprio territorio non sia un’isola dimenticata, che il proprio diritto alla sicurezza non sia una concessione, ma un fatto. Perché una democrazia, anche piccola come quella di una frazione, si misura anche,e forse soprattutto,da come tratta le sue strade più umili. 

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