La decadenza in politica, ma anche nell'uomo e nel sociale

Il tutto - in politica, nell'uomo, nel sociale - è indipendente in sé stesso, ma è anche parte di un sistema più grande come gerarchia naturale.
Ogni partito o politico guarda verso i suoi componenti interni, ma diventa parte quando si relaziona con I'ambiente esterno. La decadenza è pur sempre una pausa tra due pieni fervori di altrettante società: una nota, una da intravedere o meglio creare. Servirebbe un sussulto di riflessione, una visione, insomma un programma politico immaginabile che sappia trascendere questa mediocrità.
Non vi è regresso o progresso che tenga nella commedia umana e la tecnologia aiuta sé stessa, ma non gli umani. Per questo bisogna tornare all'umanesimo per sconfiggere la crisi del liberalismo e della socialdemocrazia, permanendo populismi che confliggono con la morale dell'umanesimo nonché della storia. Abusivamente viviamo una modernità come in una città morta, ripetitiva in attesa di rovina. Questo evo di mezzo lo dobbiamo far durare il meno possibile come nell'effimero.
Avanti con un'istruzione egualitaria nella partenza, ma non nell'esito in modo che nasca una nuova élite talentuosa e studiosa durevole, che posa dare un lievito che lieviti. Altrimenti continueremo ad avere classi dirigenti indecorose. Quindi proviamo ad immaginare visioni ispiratrici nella politica scaduta oramai a comunicazione senza comunità. La cultura umanistica seppellita dovrà essere rinnovata per risvegliare gli organismi umani nel fantasticare e nel fare.
Si tratta di recuperare I'intero cammino umanitario in modo da recuperare dignità, affetti, giustizia e libertà. Uomini e donne saggi che sappiano essere moderni e antichi, pieni di spiritualità e moralità. Basta a piccoli piaceri, vanità, notiziole che contribuiscano insomma a creare il bene comune.
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