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"Orvieto e quelle fioriere usate come barriere..."

lunedì 17 agosto 2026
di Pasquale Di Paola

A Orvieto capita di frequente che le fioriere spuntino come se fossero la soluzione a ogni cosa: sicurezza, decoro, gestione del traffico, persino il bisogno di rassicurare una città che chiede ordine e maggiore sicurezza e riceve spesso provvedimenti che ai più sembrano provvedimenti  tampone. La scelta di collocare queste fioriere lungo le principali vie d’accesso all’area pedonale del centro storico, viene presentata come misura di tutela per Piazza Duomo.

Ma il punto vero sul quale riflettere attentamente è un altro: quando la sicurezza diventa una questione di arredo urbano, significa che il problema è stato rincorso troppo a lungo e affrontato con strumenti finalizzati all'apparenza più che alla sostanza,con ricorso a elementi visibili più che efficaci.
Non è un dettaglio da sottovalutare che già in un'altra occasione l’Amministrazione Comunale abbia legato le fioriere alla creazione di un percorso pedonale protetto e alla rimodulazione della sosta, segno che questi elementi non sono semplici decorazioni ma pezzi di una strategia urbana più ampia. 

Eppure resta la sensazione che si stia costruendo una risposta scenografica a un’esigenza concreta, come se bastasse un vaso ben addobbato e ben piazzato per dare l’idea di una città finalmente sicura. Il problema, in realtà, non sono le fioriere. Il problema è la politica della sicurezza fatta per strati successivi, tra ordinanze, barriere e correttivi, invece di una visione stabile del centro storico, dei flussi, dei residenti e dei visitatori.

A Orvieto, dove ogni intervento pesa anche sul paesaggio e sulla qualità dello spazio pubblico, questa  misura temporanea rischia di diventare il simbolo di una fragilità permanente. Perché Orvieto ha bisogno di sicurezza, non di retorica. Perché se il centro storico ha bisogno di fioriere per difendersi, allora la domanda da porsi non è quanto siano belle quelle fioriere: la vera domanda da porsi è quanto sia fragile e vulnerabile la città che le sta usando come barriere.

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