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"È giusto che, dopo anni e dopo il pensionamento, sia il lavoratore a dover rispondere delle conseguenze di una scelta amministrativa?"

mercoledì 5 agosto 2026
di Sergio Fattorini

Due anni dopo la pensione mi chiedono di restituire quasi 6.000 euro: è giusto che un dipendente paghi per un errore dell'amministrazione? Scrivo questa lettera non solo per raccontare la mia esperienza personale, ma anche per aprire una riflessione sul rapporto di fiducia tra il lavoratore e la pubblica amministrazione. Dopo una vita dedicata al mio lavoro presso la Provincia di Terni, sono andato in pensione con la serenità di chi ha sempre svolto il proprio dovere con impegno, correttezza e senso di responsabilità. 

A distanza di circa due anni dal pensionamento, ho ricevuto una richiesta che mi ha lasciato incredulo: restituire una somma che oggi sfiora i 6.000 euro, relativa a un'indennità di vigilanza che, secondo l'amministrazione, non mi sarebbe spettata. Eppure quella stessa amministrazione, per anni, mi aveva affidato la responsabilità di un servizio che in precedenza era svolto da personale destinatario di tale indennità. Io non ho mai richiesto trattamenti economici particolari, né ho mai avuto il compito di determinare o autorizzare i pagamenti.

Ho semplicemente svolto le mansioni che mi erano state affidate, confidando nella correttezza degli atti amministrativi e degli uffici competenti. Mi domando: è giusto che, dopo anni e dopo il pensionamento, sia il lavoratore a dover rispondere delle conseguenze di una scelta amministrativa? È corretto chiedere la restituzione di somme percepite in buona fede, quando il dipendente non ha avuto alcun ruolo nella loro attribuzione? Nel corso del procedimento durato circa quattro anni sono stati ascoltati dirigenti e responsabili che hanno confermato la correttezza, la professionalità e la meticolosità con cui ho svolto il mio incarico.

Rispetto la decisione della magistratura, ma non posso nascondere la mia amarezza per una vicenda che ha richiesto tempi molto lunghi e che, a mio avviso, avrebbe potuto essere chiarita prima, considerando il contesto e le responsabilità degli uffici coinvolti. Non scrivo queste righe per alimentare polemiche, ma perché ritengo che vicende come questa meritino attenzione. Dietro ogni fascicolo esiste una persona, una famiglia e una storia di lavoro costruita con sacrificio.

Con questa lettera non cerco privilegi né trattamenti di favore. Chiedo soltanto che vengano sempre tutelati i principi di equità, buona fede e giustizia, soprattutto quando un lavoratore ha agito confidando nelle decisioni e negli atti della propria amministrazione. Spero che la mia storia possa contribuire a una riflessione più ampia e che nessun altro lavoratore si trovi ad affrontare una situazione simile dopo una vita di servizio.

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