"Il deserto che grida!"

Ci sono quartieri dove il pomeriggio finisce presto. Le scuole chiudono, i campetti restano vuoti o abbandonati, gli autobus passano poco e male, le biblioteche sono lontane e trovare uno spazio sicuro dove trascorrere del tempo diventa complicato. È da questo contesto che Save the Children ha scelto di partire per "Impossibile 2026", la Biennale dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ospitata all’Acquario Romano di Roma e dedicata quest’anno al tema "Investire nelle periferie, investire nell’infanzia".
Non soltanto un evento pubblico, ma un tentativo di riportare al centro del dibattito politico una domanda scomoda: cosa accade quando intere aree urbane vengono lasciate indietro per anni? E soprattutto, cosa succede a giovani e adolescenti che crescono lì? Il verde pubblico è una variabile fondamentale per la vivibilità di un territorio. In particolare nelle città, le aree verdi rivestono una serie di funzioni strategiche, che porta a considerarle vere e proprie "infrastrutture verdi".
Se da un lato si tratta di un servizio ambientale in quanto la diffusione del verde contribuisce a mitigare l’isola di calore che si crea nelle aree urbanizzate, dall’altro - per la funzione sociale che ricoprono - costituiscono un luogo vitale di incontro, svago e aggregazione per tutti i cittadini. A maggior ragione per i più piccoli: per bambini e ragazzi la disponibilità di uno spazio verde vicino casa ha un impatto ancora più rilevante sulla qualità della vita complessiva.
Ecco perché è importante capire quale sia la disponibilità di verde nelle città, ma anche la sua effettiva possibilità di utilizzo da parte dei cittadini, adulti e minori. È infatti molto differente se il verde urbano è costituito da parchi e giardini oppure da aree incolte, deserti che gridano aiuto. E la nostra città? Cosa si sta facendo in merito? Al recente acquisto di nuove aree verdi per accrescere la cosiddetta "attrattività turistica", ci si chiede in che modo l'Amministrazione Comunale pensa giustamente alla manutenzione di aiuole stradali, ben curate, e poi lascia che i nostri giardini siano ridotti a "savane"?
Senza considerare che occuparsi oggi dello sviluppo del turismo in una città non significa affatto possedere nuove strutture, biglietterie e cose simili, ormai appartenenti al passato, ma creare nuovi servizi e nuove esperienze investendo su risorse umane e imprese creative che, al di là di vane promesse elettorali, aspettano da decenni di essere ascoltate e sostenute per la costruzione di una città che dovrebbe mettere al centro le persone e non le cose.
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