"Salvare l'Orvietana Calcio, un dovere morale e civile degli orvietani"

La possibile cessione del titolo sportivo dell’Orvietana Calcio al primo cittadino di Terni, con il rischio concreto di trasformare una società storica in una pedina utile a salvare la Ternana, sta inquietando e avvelenando queste giornate dei tantissimi appassionati sostenitori della squadra della Rupe. C’è qualcosa di profondamente triste, inquieto, stonato nell’idea che l’Orvietana Calcio, 115 anni di appassionante e gloriosa storia calcistica, debba diventare la stampella di un’altra società più esposta, più fragile, più chiacchierata e praticamente fallita.
La trattativa in atto, descritta come a buon punto anche se ancora non ufficialmente chiusa, racconta un calcio che smette di essere comunità, impegno appassionato, agglomerato che unisce, per diventare squallido e mero strumento di manovra, con un glorioso titolo sportivo trattato come una una propria personale proprietà da poter vendere come e quando si vuole. Quando una società storica e gloriosa come l’Orvietana Calcio viene trattata e usata in questo modo, il messaggio che passa è brutale: la memoria sportiva di un territorio rischia di essere compressa dentro un’operazione commerciale di banale e squallida convenienza.
Il primo cittadino di Terni parla da imprenditore, da uomo che vuole "salvare" la Ternana, ma proprio qui nasce il problema. Quando politica, visibilità personale e calcio si sovrappongono, il confine tra progetto sportivo e operazione di immagine si fa sottile fino a sparire. E allora l’Orvietana non appare più come un club con una propria tradizione,una propria lunga e appassionante storia, ma come una soluzione di servizio finalizzata a risolvere una crisi altrui. Questa logica è pericolosa perché normalizza l’idea che i club minori possano essere usati come contenitori temporanei, da poter usare all'occorrenza per risolvere problemi di squadre fallite.
Ma il calcio dei territori vive di amore per i propri colori, di continuità, di radici, di appartenenza: non come merce di scambio da usare sotto uno squallido travestimento per altrui salvataggi. Se si spezza quel legame, non si perde solo una squadra; si ferisce e impoverisce una intera comunità.La vera domanda è semplice: l’Orvietana vuole essere ricordata come una società che ha difeso la propria autonomia o come quella che ha ceduto il proprio titolo per consentire a un’altra entità calcistica di poter sopravvivere al proprio fallimento? Orvieto ha diritto a una sua entità calcistica che non sia una banale comparsa nel copione di altri.
Se davvero si vuole parlare di futuro, allora bisogna cercarlo dentro un progetto locale, trasparente e coerente con la storia biancorossa, non dentro l’ennesima operazione emergenziale che usa il nome di una città per salvarne un’altra. Orvieto merita che la sua squadra di calcio non venga sacrificata, non scompaia. Non si possono cancellare 115 anni di amore, di lotte, di passioni, di sacrifici economici anche pubblici per una fredda e amorfa trattativa economica. Lottare perché l'Orvietana Calcio possa sopravvivere diventa un dovere morale e civile di ogni cittadino orvietano.
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