opinioni

"Per leggere l'oggi ci vogliono radici infinite" (avventura in ospedale)

martedì 12 maggio 2026
di Renato Piscini

Come possiamo combinare vecchie parole in forme nuove così da farle sopravvivere, in modo tale che possano generare bellezza e, di coneguenza, dire la verità? Mi sono trovato, per circostanze di vita, ad effettuare la sostituzione del mio defibrillatore in un ospedale dell’Alto Tevere. In pochissimo tempo, tra l'allertare la necessità e il suo cursus operativo: efficienza diciamo! A parte questo ho trovato una accoglienza fraterna, in leggerezza e rapidità, per non parlare della disponibilità unita alla simpatia.

Le infermiere simpatiche, tra la femminilità e la competenza oltre, scoperta inaspettata, a cultura di retroguardia: per ingannare il tempo mi ero portato un testo di Nietsche ("Così parlò Zaratrusta") e una simpatica e gradevole infermiera, con fare inaspattatamente volontario mi intonò "Certo, è un testo un po' impegnativo!... con fare di chi ne conosceva l’esisitenza. Insomma il tutto mi fece riflettere.

Nel fare accertamenti e prelievi si mostravano affabili e toscaneggianti nella forma e nel proporsi...vicinanza territoriale! La forma era ugualmente riconoscibile e confermata anche con gli altri ospedalizzati, confermato dal fatto che ad ogni richiesta o chiamata l’intervento era rapido e competente. Il momento operativo, oltre alla preparazione in camerata, consolidava le mie impressioni, saluti continui, del tipo "Buongiorno!", "Come va?", insomma il possibile per mettere a proprio agio.

In camera operatoria, gli infermieri in calce, premurosi e affettuosi nel senso di mettere a proprio agio e rassicurare, davano ulteriori dati sensibili in continuità con le impressioni, non passando inosservata la rassicurazione e il riconoscimento di una voce a me nota che mi salutava. L’andamento dell’intervento, da sveglio, è stato come quando le parole, che sentivo, hanno una anima, un dialogo che insegue bellezza e verità ovvero umanità e realtà. Il senso che crediamo smarrito  invece è vivo fra noi  attingendo a cultura, etimologia e fraternità.

This is the question: l’unica cosa da dire è che mi sono trovato bene in un ospedale efficiente, dinamico, di talento nella pace, nella parità, ... interdisciplinare...scorrevole nell'efficientarsi! Oltre a riconoscerlo, viva voce, nella cartela di dimissione appariva il nome del direttore di reparto: dottor Andrea Mazza. Allora mi sono chiesto ma pechè ad Orvieto le radici non sono le stesse?!

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