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"Limitare i b&b ad Orvieto per regolamento? La soluzione sbagliata ad una domanda non più eludibile"

domenica 26 aprile 2026
di Claudio Lattanzi

La possibilità di contrastare il proliferare degli affitti brevi nelle città ad alto tasso turistico non è più un tabù. L'apripista era stato l'ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, con un provvedimento che è stato poi ripreso dal suo successore, Sara Funaro. Adesso anche l'amministrazione capitolina del sindaco Roberto Gualtieri si accinge ad approvare un regolamento che vuole limitare le autorizzazioni all'apertura dei bed and breakfast nei quartieri del centro storico e contingentare il numero delle locazioni turistiche all'interno dei singoli condomini, in maniera tale da scongiurare l'effetto saturazione a discapito degli affitti lunghi.

Ad Orvieto la pressione turistica sta producendo, con le dovute proporzioni, un effetto che determina gli stessi squilibri, contribuendo mese dopo mese a trasfigurare il volto del centro fino a renderlo irriconoscibile. La turistizzazione della città procede a ritmo serrato e l'effetto finale e' quello di rendere la vita sempre più difficile ai normali residenti o aspiranti tali che infatti continuano a calare. Nel corso degli ultimi dieci anni, il centro storico ha perso quasi l'uno per cento degli abitanti ogni dodici mesi e scendendo dai 5.150 del 2015 ai 4870 del 2025. La pressione turistica associata ad un valore fuori controllo del mercato immobiliare scaccia gli abitanti ed ora l'idea di porre un limite alla locazioni turistica ha cominciato a farsi strada anche qui.

Far crescere la torta e non farne fettine sempre più piccole sarebbe una buona idea? Decisamente no perché risponderebbe alla logica pericolosa di dividere in fette sempre più piccola quella torta dell'economia orvietana che nel corso degli ultimi 40-50 anni non ha fatto altro che restringersi. Orvieto ha perso l'industria tessile che sosteneva una fetta dell'occupazione femminile, ha perso l'economia dei militari, ha perso quasi del tutto l'edilizia con il suo indotto, ha perso l'industria delle telecomunicazioni. E' rimasto solo il turismo che non basta certo ad uscire dal declino, ma che sarebbe autolesionistico cercare di comprimere. Al contrario, il turismo deve essere gestito in maniera sempre più manageriale ed innovativa, facendo sorgere altre offerte nei settori in cui Orvieto è ancora assente, dai turismi sportivi fino a quelli collegati agli eventi artistici.

Spetta alla politica il compito di immaginare e plasmare il futuro che deve essere fondato sullo sviluppo economico, sulla creazione di nuove opportunità e non sulla suddivisione di ciò che è rimasto. Ad Orvieto si sta però allargando una frattura  politica tra chi chiede che le locazioni turistiche vengano limitate e chi pensa il contrario, anche perché spesso ci campa. L'immobilismo della politica rischia di allargare questa faglia che sta diventando anche sociale perché ha un retroterra classista pericoloso, sostenuto dalla contrapposizione tra i proprietari di immobili e chi invece si vede costretto ad andare ad abitare altrove. Questo focolaio deve essere disinnescato prima che sia tardi, essendo fondato anche su uno schema ideologico che non risponde del tutto al vero, cioè l'antitesi tra i privilegiati possessori di case e gli esclusi dal possesso immobiliare.

La gestione dei b&b non è cosa da ricchi ed è un settore che offre anche risposte importanti ad una domanda di occupazione femminile che altrimenti non troverebbe sbocchi. Invece di pensare a rendere sempre più piccole le fettine della torta (un rischio che potrebbe presentarsi in una futura amministrazione di quella stessa sinistra che all'interno dei Qsv, i quadri strategici di valorizzazione, aveva espressamente teorizzato "il modello Assisi") bisogna lavorare per far crescere la torta. Un obiettivo che deve essere perseguito ponendo al centro dell'azione politica il mercato immobiliare e gli interventi sul fronte dell'edilizia.

Abbiamo un patrimonio immobiliare pubblico immenso che deve essere immaginato come l'elemento in grado di rimettere in equilibrio le esigenze della comunità con quelle dell'economia turistica che non deve essere compressa, ma considerata in un'ottica industriale. Il tabù che qui va superato è quello dell'ex Piave. È il toro da prendere ormai per le corna con un progetto serio che preveda anche significativi interventi abitativi. Per uscire dalla palude e dall'idea sbagliata che si debba sempre rimanere immobili di fronte alle dinamiche private del mercato, servono una buona dose di innovazione e idee chiare. Soprattutto la consapevolezza e il coraggio di mettere in discussione uno status quo da troppi decenni paralizzato dalle rendite.

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