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Io, di quando dolce

venerdì 14 gennaio 2022
di Fausto Cerulli

Sfiorava la tua pelle come una brezza
una mia mano, disegnava appena il contorno
delle tue labbra, tu le schiudevi forse
a un sorriso, a un bacio forse, le tue ciglia
sottili vestivano i tuoi occhi profondi.
 
Io immaginavo che tu ti spogliassi
come un libro sfogliato pagina dopo
pagina come un’ape che desidera
il suo alveare dove posare il suo volo
 
in un meriggio di morte ad agosto,
ed il requiem per una monaca sale
verso la vergine luna dall’affannato
convento sulla collina fatta di nebbia
 
e la tua voce si spezza in mille lamenti,
in mille brani di musica sensuale  e
tu danzi, inusuale, la danza di ogni
amante di canti smodati, io dico
 
di te solo quello che non so e
lo dico con parole spezzate
in mille sillabe che il vento
allontana nel tempo passato
 
che non passa mai.