opinioni

Dante e Beatrice in un quadro di Henry Holiday

sabato 20 febbraio 2021
di Fausto Cerulli
Dante e Beatrice in un quadro di Henry Holiday

Il poeta non osa attraversare il ponte sull’Arno, resta immobile.
Il viso scarno e una mano sul cuore a fermare per un attimo almeno
il cuore che non vorrebbe cessare di battere sotto il lungo vestito
di velluto verde. Sullo sfondo una torre, un ponte che raggiunge
Ponte Vecchio in una nebbia leggera, due figure lontane, una
di bianco vestita, l’altra forse di nero.
Ma di questo non si prende cura il poeta, che non si lascia neppure
distrarre dall’immagine di una donna dal seno che preme contro l’abito
di morbido rosa  rosa le cui pieghe, per celare il grembo, sanno renderlo
più  evidente, e con una mano su un fianco spinge il suo volto come
per confessare alla donna che le sta accanto un segreto morboso,
forse di quando il poeta le fu amante in una di quelle che solo
a Firenze, e la donna a cui è rivolta la confessione non si lascia
turbare mentre avanza con un incedere quasi solenne, e stringe sul petto
un lucchetto che allude ad una cintura di castità che si è rivelata
forse inutile.
Ma il poeta ha occhi soltanto per una fanciulla vestita di azzurro
che segue le altre due donne, le mani con dita molto sottili,
lo sguardo meravigliato di chi si va sentendo di essere guardata,
e non ha il coraggio di incrociare con gli occhi gli occhi attenti
in un desiderio senza parole del poeta che la fissano
come si fissa beltà che sia da qualche cielo discesa.
E in quello sguardo che vuole sfuggire allo sguardo dolente
del poeta, egli trova l’Inferno e il paradiso.