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In memoria di Luca Coscioni

venerdì 19 febbraio 2021
di Fausto Cerulli
In memoria di Luca Coscioni

Anniversario di Luca Coscioni. Mi sento di intervenire perché ho conosciuto Luca quando era un giovanissimo professore universitario e dopo mi sono trovato a frequentarlo quando lottava contro il suo morbo che riuscì a paralizzare il suo corpo divenuto fragile, ma non la sua intelligenza che in maniera paradossale sembrava acuirsi nella sua battaglia che lui combatteva non per se stesso ma per tutti quelli che dovevano fare i conti cin quel male. Pensò di aver trovato la via della guarigione nelle cellule staminali embrionali. Una espressione abbastanza oscura ma che in sostanza significava le cellule tolte da un embrione. Una espressione oscura ma il cui significato fu subito chiaro ai clericali per professione ed a quelli per vocazione reazionaria. Sembrava una lotta disperata, ma trovò una eco immediata nel partito radicale guidato allora da quella furia vivente che si chiamava Marco Pannella.

Grazie a Pannella la battaglia di Luca acquistò una dimensione di carattere nazionale. E si meritò una avversione a carattere altrettanto nazionale da parte di un Paese che quando si tratta di dimostrarsi reazionario trova la sua massima unità. La battaglia di Luca fu coperta dal silenzio di tutta la stampa e di tutti i mezzi di comunicazione: quasi nessuno in Italia aveva sentito parlare delle cellule staminali embrionali. Come ai tempi della battaglia sull’aborto anche i partiti di sinistra preferirono osservare un attento silenzio su questa materia pur di non perdere i voti, allora maggioritari, degli ambienti clericali. E, con tutta modestia, fui io il primo a rompere questo silenzio scrivendo delle cellule staminali scrivendo in maniera paradossale da comunista su un giornale di destra che mi permise, in maniera illuminata ed illuministica, di affrontare il problema con un articolo in prima pagina.

Come per miracolo, una volta infranto il muro del silenzio, il giorno dopo altri giornali scoprirono le cellule staminali embrionali, ma solo per dovere di cronaca, perché subito dopo cancellarono il problema. E Luca e il partito radicale continuarono a lottare da soli, come sempre, e come sempre primi ad illuminare con una luce di illuminismo la desolante scena del conformismo nazionale. Presi a frequentare assiduamente la casa di Luca, a sentire la sua voce stridula riprodotta da un sintonizzatore. Luca era tutto in quella voce e nello sguardo sempre più lucido nella ostinazione della sua battaglia laica. Imparai anche a leggere sulle sue labbra le poche parole che riusciva a pronunciare anche senza il sintonizzatore vocale. Con lui cominciai a frequentare la storica sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina a Roma dove orma Luca era come di casa e dove Pannella e la Bonino lo trattavano come un figlio o come un fratello minore.

Quando Luca decise di presentarsi come aspirante deputato in una consultazione elettorale mi fece l’onore di chiedermi di aiutarlo in qualche modo presentandomi come candidato al Senato, ed accettai trascinato dal suo sacrosanto entusiasmo. Di quella battaglia elettorale ricordo un comizio in Piazza della Repubblica ad Orvieto. Sul palco Luca ed io. Ed anche Pannella. Una piazza affollata come mai in quella campagna elettorale. Io presi la parola premettendo che ero un comunista che si sentiva impegnato ad appoggiare con le mie modeste forze una battaglia che mi sembrava giusta anche se passata sotto silenzio dalla sinistra ufficiale. E quella premessa non mi evitò la espulsione dal partito della Rifondazione Comunista addirittura per indegnità politica. Dopo parlò Luca con tutta la passione commovente che gli era consentita dal sintonizzatore locale.

Concluse Pannella con un discorso quasi furioso che riuscì ad attirarare l’attenzione anche di quella parte del pubblico che era venuta magari soltanto per curiosità. Come era prevedibile né io né Luca fummo eletti. Ma non per questo Luca volle sentirsi sconfitto. Fino alla sua giovane morte continuò la sua battaglia per imporre o consentire la utilizzazione terapeutica delle cellule staminali embrionali e dovette morire senza veder coronata di qualche successo la sua battaglia. Il successo oggi è venuto, sia pure postumo. Oggi la scienza ufficiale parla tranquillamente delle cellule staminali embrionali e le utilizza per curare malattie altrimenti incurabili. Ma nessuno associa quella utilizzazione al nome di Luca Coscioni. Anche per questo sento il bisogno di ricordare la figura di Luca Coscioni e la sua battaglia che apparve perdente ma che ha infranto il muro del conformismo.