opinioni

Jacopone

mercoledì 17 febbraio 2021
di Fausto Cerulli
Jacopone

Abita la mia voglia nei nervi della tua casa, distendi il tuo corpo
nella finzione di un piacere che tu hai provato prima, nel momento
preciso in cui è giunta la mezzanotte ad uccidere il Carnevale, e tu
hai compreso, nel miracolo della fede che non hai mai avuto, che
era ormai finito il veglione, senza spumante questa notte
e senza il valzer macabro come la violenza di uno stupro dietro 
le quinte subito da una puttana stanca di esserlo, sotto la furia
di un militare ubriaco sopravvissuto a tutte le guerre mondo.
Ti sei cosparsa il capo di cenere, hai voluto coprire ogni peccato
con una gonna dalle tinte molto vivaci, e solo quando sei morta
alla fine del mondo e al suo principio, ho visto che avevi un cilicio
con punte di ferro per farmi soffrire, ché tu non potevi soffrire più.
Allora ho pianto il pianto della della conversione. Ma sempre
il mio avido arido desiderio ha trovato rifugio nel tuo, quaranta giorni
prima del giovedì delle palme. Come era scritto in un vangelo
trovato dentro una grotta insieme a troppe bottiglie di vino,
un vangelo scritto da un evangelista apocrifo che aveva
il mio nome. Maledetto da Dio.