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Scuole, vero motore del propagarsi del Covid-19

domenica 15 novembre 2020
di Pasquale Di Paola
Scuole, vero motore del propagarsi del Covid-19

Dati alla mano, quelli ufficiali dell’ISS, non si può più non affermare che la scuola sia il vero motore del propagarsi del virus Covid-19 nel nostro Paese. Anche tralasciando i dati di quei Paesi europei con scuole chiuse o che attuano esclusivamente didattica a distanza, dati meno drammatici dei nostri, e analizzando i dati ufficiali della curva epidemiologica del Covid-19 riportati dall'ISS risalta agli occhi un clamoroso risultato, che smentisce in pieno le continue, rassicuranti, frasi del ministro della pubblica istruzione e suo seguito sulla sicurezza delle scuole.

Questi dati risultanti dall’ultimo bollettino di sorveglianza sul virus pubblicato dall’Istituto Superiore della Sanità riportano, aggiornamento a venerdì 13 novembre 2020, che i contagi nella fascia scolastica che va dai 3 ai 19 anni sarebbero pari a 132.412. Raffrontati con i dati del 25 agosto, si può notare l’enorme differenza e un incremento esponenziale, visto che a fine agosto, prima che le scuole riaprissero, i casi di contagio al covid19 nella popolazione scolastica, sempre dai 3 ai 19 anni, ammontavano a 9.544 casi.

Quindi nella fascia della popolazione scolastica, a due mesi dalla apertura della scuola, i casi tra gli studenti sono passati da circa 9000 a circa 140.000. Intuibile come ciascuno di questi 140.000 alunni contagiati, ritornato tra le mura domestiche,abbia propagato a dismisura il virus. Per questa ragione non passa ormai giorno in cui non si sentano appelli disperati da parte di medici, infermieri e dello stesso Comitato Tecnico Scientifico, in cui si chiede a gran voce l’adozione di misure più restrittive, e tra queste la chiusura delle scuole.

Un accreditato sondaggio di qualche giorno fa tra una nutrita schiera di docenti selezionati in tutte le regioni del Belpaese con il quesito se a queste condizioni ritenessero piu’idonea la scuola in presenza oppure la Dad, l’89% dei docenti ha risposto di ritenere che le scuole debbano essere chiuse subito perchè in questo modo,didattica in presenza, viene messa a repentaglio la salute e la vita stessa degli operatori scolastici e degli alunni.

I docenti non vogliono essere considerati automi o robot che eseguono i compiti in modo meccanico e a comando, ma si considerano persone che vivono con paura ed angoscia ogni volta che varcano il cancello di una scuola. E si chiedono che tipo di serenità si possa trasferire agli alunni in questa drammatica situazione di lavoro. I docenti si domandano come possano stare in classe con 20/25 ragazzi o bambini sapendo che ,se qualcuno si ammala, difficilmente sara’ curato nella giusta maniera o che potrebbe non trovare neanche un posto in ospedale o un respiratore per l’ossigeno. E anche per un semplice tampone occorre a volte attendere settimane.

I docenti,buona parte anche di quelli del territorio orvietano ,esprimono con estrema chiarezza che con il sistema di tracciamento completamente fuori controllo e le strutture sanitarie al collasso sia semplicemente folle continuare a fare didattica in presenza. E ritengono che chi, come il ministro, continua a fare appelli in questo senso, si stia assumendo una responsabilità molto grave verso il personale della scuola, gli alunni e le famiglie degli stessi. I docenti urlano di non ritenersi carne da macello e che non sia giusto scherzare con le loro vite.

Dichiarano con convinzione di aver sempre mostrato spirito di sacrificio, passione e abnegazione. Ma nel contempo dichiarano che non si può chiedere loro, con gli ospedali allo stremo e con gli ospedali saturi in molte parti d’Italia, di andare avanti continuando a far finta di nulla. Molti insegnanti vivono con qualcuno che è a rischio di malattie gravi (anziani, immunodepressi, diabetici, asmatici, ipertesi) e hanno il terrore di portare a casa il virus.

Molti poi sono costretti a scegliere se continuare ad assistere i genitori anziani, per i quali sono spesso l’unico riferimento, oppure se collocarli presso qualche casa di cura, con l’angoscia ulteriore del virus che si propaga proprio nelle RSSA, mietendo vittime, come purtroppo ogni giorno si sente. Non si contano più i messaggi che arrivano da docenti in preda a crisi ansiose depressive, che hanno paura di essere contagiati e di contagiare i propri cari. Molti stanno valutando di smettere d' insegnare, dopo anni di lavoro fatto con passione e dedizione.

Non si può arrivare a essere costretti se scegliere la vita, propria o dei propri cari, oppure il lavoro. Precisano che la didattica in presenza sia preziosa, necessaria, imprescindibile,ma affermano che in questa situazione non sia più possibile continuare a farla. Ritengono che in queste circostanze, estreme e drammatiche, qualche mese di didattica a distanza – con tutti gli opportuni accorgimenti del caso, come forniture di pc e connessioni Internet a chi non ne ha – possa consentire loro di arrivare senza troppe migliaia di morti in più fino al tempo in cui saranno disponibili cure più efficaci, così da poter riaprire gradualmente le scuole.

Non si puo’ accettare una scuola in presenza “costi quel che costi”, come qualcuno vorrebbe, con le sofferenze e decessi
inevitabili che ne seguirebbero. Questi docenti chiedono che si attuino norme di buon senso,e chiedono alla ministra Azzolina di recarsi nelle scuole e tra gli insegnanti: in questo periodo non vedrà nei loro occhi la luce della passione e la gioia per un lavoro meraviglioso, che hanno sempre svolto con impegno ed abnegazione, ma potrà leggere solo paura e angoscia. Tanta paura e tanta angoscia,per se stessi,per i propri alunni e per le famiglie dei propri alunni.