cultura

"A tre passi dal sicomoro" c'è Andrea Ricci. E un thriller che esorcizza i traumi

lunedì 1 dicembre 2014
di Davide Pompei
"A tre passi dal sicomoro" c'è Andrea Ricci. E un thriller che esorcizza i traumi

La dovizia che impiega nell'accostare parole è la stessa che lo ha portato a preferire l'assonanza di "sicomoro" a quella di una più popolare quercia. Fra tanti frondosi arbusti, prima di Grisham e dopo Vecchioni, Andrea Ricci lo ha scelto per incastonarlo nel titolo del suo primo romanzo giallo, secondo solo a "Il mercante di storie", pubblicato nel 2013 con Europa Edizioni, in cui racconta il mondo attraverso gli occhi, curiosi e sognanti, di un bambino, Driu Restless.

Prima ancora del titolo, però, è venuto il testo. Quello che oggi ha assunto la forma definitiva di "A tre passi dal sicomoro", edito da Librosì. Poi, camminando tra Roma e Den Haag, è arrivata anche l'ispirazione per il disegno a pastelli eretto a copertina. "E lì – spiega venerdì 28 novembre al Centro Studi Città di Orvieto, dialogando con Tiziana Fedele e Valeria Cioccolo, in occasione della presentazione che arriva dopo quelle già tenutesi a Viceno e Baschi – è racchiuso tutto il cuore del libro, che ruota intorno al trauma".

Di qui, il senso dell'approfondimento "Curare le ferite, curare il trauma" offerto da Tiziana Agabiti, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, nell'illustrare l'Emdr. "Un metodo terapeutico – chiarisce, lei – che, lavorando sui ricordi non elaborati, può cambiare la vita delle persone. In Umbria sono appena una quindicina i terapeuti che praticano questa tecnica che, facendo leva su immagine, cognizione, emozione, localizzazione corporea consente di riaprire i circuiti chiusi dei ricordi e, con nuove associazioni mentali, tornare a guardare con occhio rasserenato piccoli traumi ripetuti e sedimentati. Parlando alle emozioni con le emozioni, alle sensazioni corporee con il loro stesso linguaggio".

A rendere meno convenzionale la presentazione è anche la possibilità per i presenti di partecipare a un test interattivo di analisi grafologica. Il personaggio principale del libro è, infatti, un curioso grafologo. Tutt'altro che lineare, invece, in sintonia con le sfumature del giallo, il contesto in cui è immerso. Ci sono fantasmi da vincere e un prologo da esorcizzare, fino al finale che sovverte le intuizioni accesesi nel corso del libro.

"Quello d'esordio – confida Andrea, classe '87, terzo posto a un concorso nazionale di narrativa e poesia – si era scritto praticamente da solo. Questo è stato meno istintivo, più lavorato e faticoso. Sento più mio il genere della narrativa che mi consente di trasmettere la complessità delle situazioni che vedo. Qui, il ritmo doveva per forza di cose farsi incalzante. Non conosco nessuno dei personaggi, ma in fondo le loro caratteristiche problematiche circondano tutti nel quotidiano. Un elemento in comune tra i due libri, c'è. Ed è la presenza dell'infanzia, come categoria sociale portatrice di poesia e innocenza. Valori che, al momento, non stiamo coltivando".

"Poesia e pittura – aggiunge – sono per me le uniche vere forme d'arte, quelle che consentono di dare in pasto agli altri la parte più vera di noi stessi. Operazione talvolta anche fastidiosa. Sta all'abilità di chi scrive collegare storie, tempi, personaggi e renderli credibili in un meccanismo complessivo che funzioni senza far sentire l'artificio della costruzione. Non mi sento uno scrittore. Follet e Grisham, lo sono!

Leggo molto, però. Bauman e Saramago. E scrivo. Purtroppo e per fortuna, oggi lo fanno tutti. E allora diventa difficile confrontarsi con un mondo basato esclusivamente su logiche commerciali e fruibilità del prodotto. Mentre scrivo, non ascolto musica. È un esperanto comunicativo. Anche la poesia è musica, ma la traduzione può falsarne il senso. La musica, invece, arriva universale e diversa in chiunque la ascolta. Leggere e scrivere, come piacere. Non come mestiere che logora".

Sarà forse per questo che, senza sosta, sta già lavorando a un terzo romanzo. "Due storie d'amore distinte – anticipa – una in prosa romantica, l'altra sotto forma di racconto più duro. Due facce di un sentimento, banalizzato o edulcorato a mo' di diabete, poi violento e contrastato. Per far vedere quanto l'amore, in fondo, sia idea, situazione, stato mentale, subito o controllato".