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"Il letterato Giovanni Cozza: fortuna e oblio". Conferenza di Roberta Galli al Museo Emilio Greco

mercoledì 14 ottobre 2026
di D.P.

Un uomo di straordinaria sensibilità e passione, protagonista del suo tempo. Un intellettuale dell'Ottocento, capace di dedicare l'intera esistenza all'arte e al dialogo culturale, per poi finire nell’ombra del dimenticatoio. Si propone di far riemergere dalle ingiuste nebbie la sua figura la conferenza, ad ingresso libero, dedicata a "Il letterato Giovanni Cozza: fortuna e oblio" promossa dall’Associazione Ex Alunni del Liceo Classico "F.A. Gualterio" di Orvieto che sabato 24 ottobre alle 17 al Museo Emilio Greco vedrà la dottoressa Roberta Galli, archivista e ricercatrice di storia locale, guidare i presenti in un nuovo excursus sulle tracce del Conte Giovanni Cozza Luzi.

Nato a Bolsena nel 1815, quest’ultimo espresse fin da giovane un profondo legame con la sua terra, testimoniato dai versi pieni d'amore contenuti nei suoi componimenti, tra cui la celebre opera "Bolsena ed il suo lago", affiancata da scritti come "La Mariade" e le sue delicate sillogi di "Versi". Orvieto rappresentò per lui il luogo degli affetti e della maturità. All’ombra del Duomo trovò l'amore della Contessa Maria Martinelli Pontici, abile disegnatrice. Insieme, diedero vita a una famiglia vivace, cresciuta nell'amore per le arti. Tra i figli Adolfo Cozza (1848-1910), che portò avanti con orgoglio l'eredità d'ingegno del padre, spentosi a Carnaiola nel 1898, all’età di 83 anni.

Fine conoscitore delle lettere classiche e accademico stimato da prestigiose istituzioni letterarie, la sua fu un'esistenza ricca di stimoli culturali e ferventi relazioni umane che travalicarono i confini locali, divenendo punto di riferimento per l'ambiente intellettuale romano, toscano e perugino. Ebbe il privilegio di intrecciare scambi politici ed epistolari con patrioti del calibro di Silvio Pellico e Giuseppe Garibaldi, condividendo slanci e speranze di un'Italia in fermento. Allo stesso tempo, si confrontò con i mostri sacri della letteratura risorgimentale, intrattenendo rapporti con Alessandro Manzoni, Cesare Cantù e Luigi Fumi, coltivando l’insegnamento dell'arte drammatica.

Non si limitò a scrivere o a recitare. Volle donare alle comunità in cui visse dei luoghi fisici in cui la bellezza potesse prendere forma. In gioventù promosse la costruzione di un primo teatro a Bolsena e, più tardi, volle regalarne un altro alla comunità di Orvieto. Purtroppo entrambi sono andati perduti nel tempo. Eppure le carte d'archivio custodiscono ancora preziosi documenti del "Teatro Cozza", vivida testimonianza di una passione filodrammatica, da riscoprire come atto dovuto di rispetto e memoria nei confronti di un uomo che ha dato tanto al patrimonio culturale e umano. Un'occasione preziosa per fare un passo indietro nel tempo, e restituire al Conte Cozza il posto che merita nella storia di questo territorio.

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