"L'uniforme sotto il saio. Il Venerabile Padre Chiti granatiere e francescano"

"L'uniforme sotto il saio. Il Venerabile Padre Chiti granatiere e francescano" è il titolo della conferenza in programma sabato 12 settembre alle 17.30 nela Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori di Perugia, tenuta dal generale Silvio Manglaviti (Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna -Associazione Padre Chiti - Deputazione di Storia Patria per l'Umbria) nel contesto delle celebrazioni del XIV Settembre 1860.
Chi è il santo? Cosa vuol dire? Perché ne siamo attratti, li veneriamo, ci raccomandiamo? I santi sono persone normalissime che hanno scelto di vivere il Vangelo di Gesù Cristo. Secondo una vita di, nella e per la Carità: parola che etimologicamente vuol dire Amore; dono ricevuto gratis da Dio, da donare gratis al prossimo. Senza pregiudizi né pregiudiziali. Il Vangelo è il propositum vitae e la Regola che Francesco - prima giovane aspirante cavaliere, soldato in guerra e fatto prigioniero ... poi portatore sano della Pace nel nome e segno del Vangelo di Gesù Cristo - definisce per la sua comunità fraterna nel maggio 1221.
Il 6 maggio 1921 nasce Gianfranco Chiti a Gignese, vicino l'Ossola, dove a Bognanco fu ritrovata copia medievale della Bolla Transiturus di papa Urbano IV, che da Orvieto istituisce e promulga per l'universo cristiano la solennità eucaristica del Corpus Domini nel 1264. Lo stesso papa sempre da Orvieto, l'anno prima, ha dato nuova regola alle Clarisse, le sorelle di Chiara, consacrata da Francesco, santa dell'Eucaristia (suo il miracolo eucaristico che imponendo il Santissimo Sacramento frena l'orda saracena contro Assisi).
Gianfranco, come Francesco, è un giovane che va alla guerra, Ufficiale dei Granatieri; conosce il carcere, internato; subisce processi e tribunali per i trascorsi nella Repubblica Sociale, da dove esce scagionato dall'accusa di collaborazionismo col nazifascismo e reintegrato con onore nell'Esercito. La famiglia Segre, i partigiani della Resistenza, testimonieranno la sua condotta esemplare nell'adoprarsi per salvare le vite di tanti partigiani ed ebrei, a rischio della propria. Francesco e Gianfranco, soldati in guerra operatori di Pace nel nome di Cristo, del Vangelo. Nell'affidarsi alla Madonna, via che porta a Gesù. Gianfranco alla fine del Servizio reso alla Patria veste il saio cappuccino di Francesco e diviene sacerdote.
Da servitore della Nazione e dello Stato si fa Servo del prossimo. Giovanetto aveva incontrato i Cappuccini e San Vincenzo de Paoli, patrono universale della Carità. Nel 1990 è mandato a restaurare il convento dei Cappuccini a Orvieto, la Città della Bolla Transiturus, dell'Eucaristia, dell'istituzione e promulgazione del Corpus Domini: il Messaggio di Orvieto al mondo che ricorderà san Paolo VI papa, qui pellegrino al santuario eucaristico nel 1964. Gianfranco opera per gli ultimi, i lebbrosi delle droghe, emarginati dalla società ... Francesco sceglie la povertà materiale per occuparsi dei lebbrosi, cacciati lontano, fuori dalla comunità. Francesco e Gianfranco ricostruiscono chiese di accoglienza e preghiera, promuovono Carità e Pace.
"Facciamoci Santi", scrive Chiti, fatto venerabile da papa Francesco e che a Orvieto fece rifiorire il secolare gruppo di volontariato di San Vincenzo de Paoli. Saliamo al convento di Orvieto da lui ricostruito, dove riposa. Ogni anno, il 3 e 4 di ottobre, ricordiamo san Francesco d'Assisi e il venerabile Gianfranco Chiti da Gignese. Preghiamo questi santi, persone come noi, straordinari nell'ordinario quotidiano; affidiamoci, lasciamoci attrarre, seguiamo la strada da Gianfranco e Francesco segnata e indicata: il cammino verso, nel e per il Vangelo di Gesù Cristo. Alternativa di Carità e Pace alla limitante limitatezza dell'egoismo, dell'indifferenza, del piacere personale a ogni costo e a scapito del bene altrui, del consumismo che spreca relazioni rapporti e risorse, spirituali e materiali. I santi non sono supereroi. Francesco e Gianfranco, due come noi.
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