"10 e luce, dal libro al film". Lucia Annunziata presenta "Porte aperte"

Nel 1936 a Palermo Tommaso Scalia è imputato per tre omicidi: ha ucciso l’ex-superiore che lo aveva licenziato, poi il collega che ha preso il suo posto in un’organizzazione sindacale fascista, e infine la moglie dopo averla violentata. La condanna a morte sembra inevitabile, ma il giudice Di Francesco, convinto oppositore della pena capitale, approfondisce le indagini alla ricerca di attenuanti, che infatti trova. Ma gli scrupoli del giudice si scontrano non solo con le pressioni della procura, ma perfino con l’ostilità dello stesso imputato, che vuole caparbiamente che il tribunale lo condanni a morte.
Martedì 28 aprile, con inizio alle 20.45, con l’introduzione della professoressa Lucia Annunziata, docente dell’Istituto Superiore “Italo Calvino” di Città della Pieve, verrà proiettato il film del 1990 "Porte aperte" di Gianni Amelio (108 minuti), con le grandi interpretazioni di Gian Maria Volonté ed Ennio Fantastichini. È il secondo appuntamento della rassegna “10 e Luce, dal libro al film” per i 100 anni dell’Istituto Luce, che il Nuovo Cinema Caporali propone al pubblico di Castiglione del Lago, del Trasimeno e della vicina Toscana. Il gestore Lagodarte Impresa Sociale propone uno speciale biglietto ridotto a tutti i soci delle associazioni che da anni collaborano nella realizzazione di eventi culturali nel territorio.
Un magistrale Gian Maria Volonté nel suo penultimo film girato in Italia diretto da un sempre più convincente Gianni Amelio che, dopo aver esordito con un film che aveva fatto discutere come “Colpire al cuore” a cui era seguito “I ragazzi di via Panisperna”, affronta qui una duplice prova: da un lato il confronto con un romanzo di Leonardo Sciascia, preceduto da nomi come Damiani, Rosi e Petri; dall’altro il confronto con un attore della statura, ma anche del carattere, come Gian Maria Volonté. Ne nasce un film in cui entrambi emergono per le loro qualità. I personaggi principali, interpretati magistralmente da Volonté (il giudice) e Fantastichini (l’imputato), sono impegnati in un conflitto apparentemente anomalo: il giudice Di Francesco vuole salvare la vita al detenuto Scalia che fa di tutto per essere condannato alla fucilazione. Sullo sfondo c’è il fascismo di cui si evidenzia la “normalizzazione”.
Scalia è stato un camerata della prima ora, quella rivoluzionaria, e lo rivendica con la violenza predicata e praticata. Ma ora il regime ha dalla sua proprio i borghesi e sarà proprio un manipolo di fascisti a chiedere per lui la pena capitale. In questa situazione il giudice Di Francesco interviene per aprire falle nel perbenismo che lo circonda e per mostrare a tutti che quella delle porte aperte delle case che possono rimanere tali perché il crimine è stato debellato, non è altro che una retorica falsa.
«Rileggendo le pagine di “Porte aperte” – spiega la professoressa Lucia Annunziata – il libro in cui maggiormente Sciascia riflette sul tema a lui assai caro del rapporto tra morale e giustizia, non ho potuto fare a meno di rilevare quanto certi passaggi e certe considerazioni restino attuali. La vicenda, un romanzo filosofico travestito da “legal drama”, trae spunto da un triplice omicidio avvenuto in Sicilia negli ultimi anni del fascismo, per cui si dava per scontata l’irrogazione della massima pena: la pena capitale. Il titolo è ispirato a un detto in uso durante il regime e poi rimasto celebre: “Qui, lei sa, corre l’opinione che da quando c’è il fascismo si dorme con le porte aperte”, dice il procuratore nella conversazione di apertura con il “piccolo giudice”, protagonista della storia, detto “piccolo” perché, nel grande sistema di potere che lo circonda, è uno che fa leva solo sulla sua forza morale e non certo su conoscenze influenti o appoggi politici.
L’instaurazione della pena di morte del Codice Rocco venne infatti sostenuta presso l’opinione pubblica proprio attraverso la falsa convinzione secondo cui l’inasprimento delle pene per i delitti, fino alla estrema risoluzione, avrebbe creato una maggiore sicurezza nella vita sociale. Le “porte aperte” erano per il fascismo il segno della sicurezza e della fiducia che il cittadino poteva riporre nello Stato, preoccupato della sua incolumità e dunque, in “Porte aperte” di Sciascia, la folla e la politica danno per scontato l’approdo del processo alla cosiddetta “sentenza esemplare”».
I biglietti per l’appuntamento sono acquistabili in prevendita direttamente al botteghino del Nuovo Caporali, negli orari di apertura del cinema, oppure online sito www.nuovocinemacaporali.it cliccando direttamente sull'orario del film che interessa.
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