Fondazione per il Museo Claudio Faina
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A cento anni dalla scomparsa, il ricordo di "Eugenio Faina, il senatore collezionista"

venerdì 20 febbraio 2026
di D.P.

Fu deputato (1880-1892), senatore del Regno d’Italia (1892-1926) e presidente – a livello locale, regionale e nazionale – di associazioni e istituti legati all’agricoltura. A lui si deve la creazione delle scuole popolari rurali che, non a caso, portano il suo cognome. Cuore delle sue innovazioni, la tenuta ai piedi del Monte Peglia. Personaggio di spicco del liberalismo umbro, Eugenio Faina, dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita a Siena nel 1867 e un passato garibaldino ai tempi della Terza Guerra d’Indipendenza fu anche ispettore onorario degli scavi e dei monumenti (1876-1895) e, a partire dal 1876, membro corrispondente del prestigioso Istituto di Corrispondenza Archeologica.

Influenzato dalla passione dello zio paterno Mauro per le antichità, condusse ed ampliò la raccolta di famiglia con nuovi preziosi ritrovamenti provenienti dalle necropoli orvietane. Collezionista, imprenditore-agricoltore, politico e uomo profondamente legato alla sua terra d’origine, lo ricorda come uno degli uomini più rappresentativi dell’Ottocento in Umbria mettendo l’accento sull’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, culturale, l’incontro "Eugenio Faina, il senatore collezionista" promosso dalla Fondazione per il Museo Etrusco "Claudio Faina" in programma giovedì 26 febbraio alle 17 nella Saletta delle Conferenze del Museo di Piazza Duomo.

L’iniziativa è la prima delle manifestazioni che la Fondazione per il Museo "Claudio Faina" insieme ai Comuni coinvolti intende dedicare a questa figura nell’anno in cui si celebra il primo centenario della morte avvenuta il 2 febbraio 1926, all’età di 80 anni. In cantiere anche l’organizzazione di una mostra. Il pomeriggio, intanto, sarà aperto dai saluti istituzionali di Andrea Solini Colalè, presidente della Fondazione per il Museo "Claudio Faina", Roberta Tardani, sindaco di Orvieto, e Marsilio Marinelli, sindaco di San Venanzo. A seguire, si avvicenderanno i contributi specialistici di Giuseppe Maria Della Fina e Luca Montecchi, che contestualizzandolo storicamente delineeranno il profilo del raffinato custode.

Di memorie, di oggetti e di identità. Non collezionava, infatti, per vanità ma per affetto con lo spirito di chi non accumula e possiede, ma raccoglie e protegge. Le ceramiche etrusche, i bronzi, i frammenti di vita quotidiana. Storie minute, sopravvissute al tempo e alla dimenticanza. La sua carriera politica lo portò a Roma, ma anche lontano dai luoghi delle origini non smise mai di pensare come un uomo radicato. In un’Italia che cercava ancora sé stessa, intuì che l’identità non si costruisce solo con le leggi, ma anche con la memoria. A un secolo dalla scomparsa, resta l’immagine di un protagonista non rumoroso del suo tempo, capace di ascoltare il passato e restituirlo al futuro.

L'ingresso è libero.

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