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"Le eroine di Giacomo Puccini" sono protagoniste al Teatro Spazio Fabbrica

venerdì 2 gennaio 2026

Nell'ambito del programma "Natale a Lugnano" domenica 4 gennaio, alle 17.30, al Teatro Spazio Fabbrica di Lugnano in Teverina andrà in scena il concerto "Le eroine di Giacomo Puccini", un viaggio narrato e musicale attraverso le figure femminili più celebri della sua opera tra passione, dramma e bellezza senza tempo. L'evento, realizzato con il contributo della Fondazione Carit e ad ingresso gratuito, vedrà sul palco Andrea Tarantino (narratore), Marika Spadafino (soprano) e Michele Biki Panitti (pianista), per la direzione artistica di Raffaella Gitto. 

Giacomo Puccini è stato definito uno dei compositori, come il più delicato lettore e interprete del mondo femminile, per altri come un sadico celato in guanti di seta. Questa seconda lettura della sua arte è giustificata dalla fine terribile che designa per molte delle sue protagoniste: morte di tisi e consunzione, infelici, disperate. La tragica protagonista della Madama Butterfly è solo uno dei grandi personaggi femminili dell’opera pucciniana.
Tosca, Mimì, Manon, Suor Angelica e altre tragiche sentimentali figure da sogno fragili e decise, vittime di contrasti etici e culturali, principesse glaciali e regine da operetta. Non emerge solo la tragicità di Madama Butterfly nel folto pantheon di eroine pucciniane.

Cio Cio San (Madama Butterfly) non è solo la geisha tradita e sacrificatasi per amore. La sua storia è anche allegoria del matrimonio fallito tra Oriente e Occidente. Tra il volgare pragmatismo americano rappresentato dall’ufficiale Pinkerton e la delicata cultura dei kimoni e delle cerimonie del tè del Sol Levante. Butterfly è vittima delle perversioni del librettista e del compositore? Certo su di lei crolla un mondo di certezze, ma il suo personaggio è preservato dalla volgarità implicita in un’altra figura dell’ottocento a cui è spesso frettolosamente paragonata: madame Bovary di Monsieur Gustave Flaubert.

Maon Lescaut rappresentata per la prima volta da Puccini nel 1893, è la prima delle sue opere ‘maggiori’. La storia da cui è tratta è significativamente ribaltata nei toni: se nel romanzo settecentesco di Prevost Manon è un’arrampicatrice sociale opportunista, nell’opera esordisce sin dalle prime battute come figura sentimentale dal destino tragico, umile e idealista: ‘… eppure lieta, assai lieta un tempo io fui! La quieta casetta risuonava di mie folli risate…ma di gaiezza il bel tempo fuggì…’. Un curioso rimescolamento delle carte e revisione decisa del sottotesto tipicamente libertino del settecento. Manon verrà “punita” per la sua passione: morirà estenuata tra le braccia del suo amore.

Bohème. Si racconta che Andy Warhol, nei momenti di crisi, si nascondesse in un angolo per ascoltare, tra le lacrime, le romanze dell’opera più nota di Giacomo Puccini. Forse la meno fosca delle sue, se non altro per il fatto che i protagonisti sono giovani, puri e colmi di ideali. Mimì è la ‘fanciulla sacrificale’ per eccellenza di Puccini: pura e mansueta, vicina all’amore e crudamente sottratta al destino felice con lo squattrinato Rodolfo. Sacrificata al seduttore di turno, la sua presenza è bilanciata da quella della più energica Musetta, ma è lei l’emblema dell’opera: un colpo di tosse, alla fine del quarto quadro, e addio ai sogni di gioia, perché quelli di gloria erano già andati via da un pezzo, delegati all’ambizioso pittore che le è rimasto appresso nella lancinante e celeberrima chiosa.

Tosca. La più dinamica e drammatica delle opere di Puccini, rispecchiata dalla fine della protagonista. Tosca, la rivoluzionaria, che muore come ha vissuto, per analogia, come Mimì: in fuga, buttandosi dagli spalti di un castello. Tosca è la vertigine, la furia, l’emblema della forza e della vitalità nel panorama dei caratteri pucciniani. Una fine da valchiria di Wagner, compositore amatissimo dall’artista di Lucca.

Turandot. Tralasciando gli atroci tormenti di Lauretta nel Gianni Schicchi (una delle opere del cosiddetto ‘trittico’), ecco Turandot. La magnetica, spietata e inafferrabile figlia dell’imperatore cinese. Turandot non è sacrificata al presunto sadismo pucciniano come le altre eroine, ma in qualche modo lo incarna. Questa volta, gli sventurati sono gli uomini che passano sotto le attenzioni del suo boia. Tutti a parte Calaf, il principe ignoto che riuscirà finalmente a sedurla. Ma la vera vittima dell’opera c’è anche qui. Liù, la schiava innamorata del principe al quale si sacrificherà. Il momento della sua morte è significativamente l’ultimo scritto dal compositore, che morirà senza poter concludere la sua ultima opera.

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