Partire, restare, tornare. Francesco Falaschi presenta il film "C'è un posto nel mondo"

"C'è un momento in cui ognuno deve scegliere dove stare". Lo argomenta in 106 minuti il film in tre episodi – "Tutto da decidere", "Stratagemma Schopenhauer", "Ci vuole un villaggio" – di Francesco Falaschi "C'è un posto nel mondo", prodotto da Kahuna Film, Storie di Cinema Aps, Tvedo, Rumont Production e Dado Production in collaborazione con Filmworkers, Tuscany Film Production e Comune di Santa Fiora, che sarà presentato mercoledì 26 novembre alle 20 al Multisala Corso di Orvieto. Prima e dopo la proiezione è previsto l'incontro con il regista e sceneggiatore grossetano, classe 1961, che ha debuttato sul grande schermo nel 1997 con il cortometraggio “Furto con destrezza” e contribuisce alla formazione della prossima generazione di professionisti del settore.
Nel 1999 il suo corto "Quasi fratelli" ha vinto il David di Donatello. Del 2022 il primo lungometraggio "Emma sono io", che ha ottenuto nomination ai David di Donatello e ai Nastri d'Argento. Tra le sue opere "Last Minute Marocco" (2007), "Questo mondo è per te" (2011) e "Quanto basta" (2018), che ha vinto numerosi premi internazionali in Europa e in USA, tra cui il premio al filmaker italiano al Denver Film Festival. Le sue pellicole, per la maggior parte uscite in sala e trasmesse da Raiuno, spesso esplorano complesse questioni sociali, come la Sindrome di Asperger e gli Hikikomori nel mediometraggio del 2021 "Ho tutto il tempo che vuoi". In "C’è un posto nel mondo" racconta di un angolo dell’Italia interna dove tre persone si trovano di fronte a scelte esistenziali.
Un giovane ricercatore pronto a partire per l’estero, ma legato profondamente alla sua famiglia e al paese in cui è cresciuto. Un insegnante appassionato, diviso tra l’affetto dei suoi studenti e un’imprevista possibilità di carriera in città. E una psicologa tornata per vendere la casa di famiglia, decisa a lasciarsi tutto alle spalle finché lettere e oggetti nascosti non la costringono a confrontarsi con una parte di sé che credeva perduta. Ognuno di loro – un po’ come ogni spettatore che si appresta a rivedere certe dinamiche sul grande schermo – cerca un nuovo equilibrio tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Tre percorsi diversi, un’unica domanda: partire, restare o tornare? Nucleo comune: l’idea che ci si sente a casa non tanto in un luogo, quanto nelle relazioni.
"L'Italia – anticipa il regista – è un Paese di paesi. E la provincia, come scriveva Luciano Bianciardi, è un campo d’osservazione di prim’ordine. I fenomeni li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali. Da questa convinzione – e a partire da un documentario sulle aspirazioni dei giovani che vivono nei piccoli centri dell’Amiata – insieme al co-sceneggiatore Alessio Brizzi abbiamo costruito tre storie che parlano di paesi, ma in realtà raccontano qualcosa di più universale: lo spaesamento. Quella condizione interiore che appartiene a chiunque si domandi con urgenza quale sia davvero il proprio posto nel mondo, la comunità a cui appartenere, il tipo di vita in cui riconoscersi. I personaggi del film cercano un posto fisico che, in realtà, è soprattutto uno specchio interiore, un luogo dell’anima. 
E, seppur ambivalenti verso le proprie origini, sanno di avere con esse un legame che non si può recidere. Pur con un budget essenziale, il film ha potuto contare sulla ricchezza più preziosa: attori di grande spessore e perfetta aderenza ai ruoli. Tra loro Cristiana Dell’Anna, Daniele Parisi, Luigi Fedele, Paolo Sassanelli, Fabrizia Sacchi, Cecilia Dazzi, Alessia Barela, Massimo Salvianti; e un gruppo di giovani interpreti di straordinario talento come Alessandra Arcangeli, Valentina Martone, Gaja Masciale, Iacopo Olmo Antinori. Lo stile cinematografico punta a costruire per immagini una narrativa della vita. Ho scelto di lasciare ampio spazio alla recitazione e ai movimenti degli attori, accompagnati da una macchina da presa senziente, spesso a mano o su supporti mobili.
La fotografia, realistica e senza artifici, privilegia l’uso della luce naturale e valorizza ambienti straordinari come Palazzo Nerucci, a Castelnuovo Berardenga, il Castello Aldobrandesco e il Palazzo Cesarini Sforza, a Santa Fiora, messi generosamente a disposizione da enti pubblici e privati della zona amiatina. Il film, di tono prevalentemente drammatico, rivendica con orgoglio la sua natura indipendente: scritto e diretto con grande libertà creativa, si inserisce nel solco di una tradizione – non solo italiana – di opere composte da parti autonome legate da un tema comune. Un percorso che si ispira, tra gli altri, a capolavori come ‘Nove vite da donna’ di Rodrigo García e ‘Il male non esiste’ di Mohammad Rasoulof". Pavese lo aveva predetto, un paese ci vuole...
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