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Simona Marchini si racconta. "Corpo Estraneo. La mia vita tra arte, musica e teatro"

martedì 17 maggio 2022

Comica, regista, attrice e amante della lirica, Simona Marchini si racconta nell'autobiografia "Corpo Estraneo. La mia vita tra arte, musica e teatro" (Baldini + Castoldi, 2021). E lo farà anche martedì 17 maggio alle 18 nell'Aula Magna di Palazzo Gallenga, sede dell'Università per Stranieri, in occasione dell'incontro ad ingresso libero che la riporta a Perugia dove, a marzo, ha interpretato la nonna dell'adattamento teatrale (nella foto, al centro) del film "Mine Vaganti" di Ferzan Özpetek.

A dialogare con l'artista romana, classe 1941, saranno l'assessore alla Cultura, Leonardo Varasano, e il giornalista Sandro Allegrini, fondatore dell'Accademia del Dónca. Simona Marchini proporrà pillole dal suo spettacolo "Croce e delizia...signora mia!". Tappeto musicale verdiano del pianista Stefano Ragni e duetti dalla Traviata, con i cantanti Alessandro Zucchetti e Paola Vero. Quanto al libro, pronto ad essere firmato nell'occasione, le 240 pagine hanno l'andatura di un monologo intenso e disincantato.

Recitato al lettore come una sorta di pièce, inedita e risolutiva. Con lo stile dolceamaro e ironico, ripercorre in 240 pagine le tappe di una vita fuori dagli schemi. L'infanzia vissuta nel segno della Resistenza in una famiglia comunista ed eccentrica. La fascinazione precoce per il mondo dello spettacolo e dell'arte, di cui fa esperienza sin da piccola, anche dalla galleria della Nuova Pesa aperta dal padre Alvaro, nel 1959 e di cui sarà lei stessa ad occuparsi.

Le storie d'amore spesso infelici. Celebre il suo matrimonio con Ciccio Cordova, l'allora capitano della Roma, al tempo in cui il padre di lei era presidente della società. Ma anche quelle fortunate e per cui valeva la pena aspettare. L'esperienza della maternità, del dolore e delle perdite. Quattro. E poi l'approdo salvifico al teatro e alla televisione. L'esordio nel 1979 con Romolo Siena in “A tutto gag” con il personaggio di Iside Martufoni e con Renzo Arbore in "Quelli della notte" nel 1985.

Tante le tournée teatrali ripercorse, altrettante le esperienze di regia, i viaggi, le grandi amicizie, l'inventiva da sempre dimostrata nel proporre, nel creare, nel progettare un'offerta culturale di qualità nei teatri di tutta Italia. Il racconto di un'artista sui generis che, dopo la laurea in Lettere Moderne, non avendo seguito un percorso accademico tradizionale, spesso si è sentita come “un corpo estraneo” nel panorama teatrale, con tutta la fatica che comporta essere accettati e inclusi.

Ma se c'è qualcosa di eccezionale, quello è il talento, la fantasia. E lo dimostra la lunga carriera e la stima di quanti l'hanno conosciuta e ammirata. Personalità complessa e da scoprire, attraverso le sue parole si riescono ad intravederne le tante sfaccettature e il libro – che sa essere serioso e pieno di brio, ironico e dirompente proprio come lei, e che al languore del passato abbina un incrollabile entusiasmo per il futuro – restituisce il ritratto di un'attrice unica e irripetibile.