economia

CNA: "Cambiare prospettiva per far crescere l'Umbria"

mercoledì 4 novembre 2026

“Dobbiamo cambiare la prospettiva con cui guardiamo all’Umbria, coniugando l’innovazione con l’alta qualità della vita, se vogliamo tornare ad avere una regione nella quale sia conveniente investire, lavorare e, soprattutto, vivere”. È il messaggio che CNA Umbria ha lanciato mercoledì 4 novembre dall’Auditorium di San Francesco al Prato, a Perugia, dove ha tenuto la propria assemblea annuale con un titolo evocativo “Umbria felix: Perché conviene investire, lavorare e vivere in Umbria” e tanti ospiti previsti. Gli spunti per la discussione sono arrivati dal Report che CNA Umbria ha commissionato al Cresme Ricerche per mettere in luce i principali punti di forza del territorio.

“Sono almeno quindici anni – ha esordito il presidente regionale della CNA, Michele Carloni – che siamo focalizzati sulle criticità dell’Umbria. Oggi non intendiamo nasconderle, ma vogliamo provare a guardare all’Umbria da una nuova prospettiva perché riteniamo che esistano le condizioni perché possa diventare il centro nevralgico di un nuovo modello di sviluppo, alternativo a quelli che caratterizzano le città metropolitane. Un cambio di prospettiva che deve riguardare tutti: istituzioni, forze sociali, imprese, lavoratori e cittadini”.

Tra i punti di forza dell’Umbria emersi dal Report del Cresme, illustrato da Lorenzo Bellicini, direttore dell’istituto di ricerche, c’è sicuramente la qualità della vita. "Una qualità caratterizzata da un verde urbano diffuso, un senso di sicurezza maggiore che altrove, un tasso di occupazione più elevato della media nazionale, un sistema sanitario fatto di tanti medici e ospedali, una speranza di vita più alta. Accanto a questa gli altri principali asset del territorio che sono emersi sono l’elevata capacità del saper fare e un sistema manifatturiero in trasformazione; una maggiore disponibilità abitativa, con case di dimensioni medio-grandi a prezzi inferiori rispetto ad altre regioni; un turismo in crescita costante; infine le tante opportunità che possono nascere dalle future trasformazioni necessarie in materia energetica, ambientale e digitale”.

"Il momento ideale per aprire il confronto sul futuro dell’Umbria – prosegue Carloni – è adesso perché si è già aperta la discussione sulla prossima programmazione dei fondi comunitari 2028-2034, che rappresentano le principali risorse che la nostra regione dedica al sostegno dello sviluppo delle imprese e del territorio. Nel lavoro che ci aspetta, si potrebbe partire da un nuovo storytelling sulla nostra manifattura, che si sta trasformando da anni, durante i quali ha innovato, ha accresciuto le dimensioni medie delle imprese, ha migliorato progressivamente i propri prodotti e diversificato i mercati di riferimento. Per il settore il tema dei temi continuerà ad essere quello della crescita dimensionale di tutte le varie tipologie d’impresa, a cui si aggiungeranno il trasferimento tecnologico verso le imprese più piccole e i sostegni volti a garantire il passaggio generazionale anche nelle imprese artigiane e commerciali.

Accanto a questo occorre puntare su due driver che, già in passato, si sono già dimostrati fondamentali: l’internazionalizzazione e il turismo. Sul primo aspetto crediamo che la principale novità potrà essere rappresentata dall’incoming dei clienti delle nostre imprese che, arrivando qui, potrebbero imparare a conoscere anche il territorio e le sue ricchezze contribuendo anche a destagionalizzare il turismo. A loro volta i flussi turistici diretti verso l’Umbria potrebbero diventare un nuovo mercato di sbocco per i prodotti delle imprese più piccole, magari combinati con le esperienze da vivere all’interno dei laboratori artigianali. La disponibilità abitativa a costi più accessibili che altrove, ad esempio, potrebbe trasformarsi in una nuova misura del tutto originale di welfare regionale per giovani famiglie e lavoratori che, se ben combinata con incentivi a sostegno della rigenerazione urbana, potrebbe costituire un grande incentivo all’incremento dei lavoratori residenti.

Dobbiamo anche mirare a migliorare ulteriormente la qualità della vita: puntando ad avere più eccellenze ospedaliere e più case di comunità; un trasporto pubblico locale che sposi con decisione il trasporto a chiamata creando collegamenti continui e flessibili tra le città e i centri minori. Inoltre, mentre aspettiamo decisioni annose sulle infrastrutture strategiche, sono immediatamente necessari collegamenti ferroviari veloci tra Perugia e Firenze e tra Foligno e Roma per agganciare subito l’alta velocità; allo stesso modo è indispensabile la copertura con la fibra ottica di tutto il territorio regionale per attrarre in Umbria anche chi lavora in smart working; infine una scommessa di sistema sul welfare aziendale e regionalepotrebbe sicuramente rappresentare un valido strumento per aumentare immediatamente i salari al raggiungimento di obiettivi condivisi tra imprese e lavoratori”.

Per CNA le future trasformazioni in tema di ambiente, energia e tecnologia se ben gestite rappresenteranno nuove opportunità di lavoro per le imprese del territorio e favoriranno la nascita di nuove imprese. “Bene l’autoproduzione di energia, sulla quale pure la Regione ha investito, ma è necessario anche sviluppare l’agrivoltaico e l’eolico: siamo convinti che si possa trovare un compromesso accettabile per la collettività tra la difesa del paesaggio e la necessità di raggiungere l’indipendenza energetica territoriale. Poi c’è anche tutto il discorso degli scarti di produzione, rispetto ai quali la Regione dovrebbe dotarsi di una normativa ad hoc come hanno fatto in Veneto ed Emilia Romagna per consentire alle imprese, nel rispetto della legalità, di riutilizzarli come sottoprodotti anziché farli finire impropriamente nel ciclo dei rifiuti, che a sua volta va chiuso, magari con la realizzazione di impianti per laproduzione di CSS che può essere utilizzato come combustibile dalle imprese energivore.

 Sul piano tecnologico, lacablatura di tutte le zone industriali favorirà l’uso dell’intelligenza artificiale e l’automazione dei processi produttiviche interesseranno un numero crescente d’imprese. Anche la presenza dell’Università è sicuramente un fattore attrattivo del territorio e la scommessa per il futuro consisterà in una maggiore integrazione con il sistema delle impresenell’individuare percorsi formativi che permettano sbocchi lavorativi per i laureati in Umbria e più occasioni di trasferimento tecnologico e sviluppo di brevetti. Insomma, sono tanti gli aspetti positivi e le idee sui quali possiamo lavorare partendo dai punti di forza del territorio. Quello che ci serve perché si trasformino in fatti concreti è un metodo: partire da una visione d’insieme condivisa, definire con chiarezza gli obiettivi da raggiungere, la strategia e le azioni conseguenti, le risorse necessarie. E una pianificazione pluriennale che preveda un monitoraggio periodico degli esiti.

Questo ci permetterebbe di costruirci la reputazione di una regione che ha la capacità di fare le cose, di passare dalle parole ai fatti. Le imprese si stanno trasformando da quindici anni, a essere in ritardo è la politica. Dobbiamocostruire una nuova narrazione dell’Umbria, cominciando col fare il necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso potremmo sorprenderci a fare l’impossibile, come disse un grande conterraneo più di 800 anni fa. Solo così potremo trasformarla rendendola più attrattiva" ha concluso il presidente regionale della CNA, Michele Carloni.

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