economia

"Il saldo trimestrale delle imprese umbre è positivo, ma il tasso di crescita è lento rispetto all'Italia"

domenica 25 ottobre 2026

Tra luglio e settembre l’Umbria mette a segno 109 imprese di saldo positivo. È il secondo trimestre consecutivo con più iscrizioni che cessazioni, ma il tasso di crescita, +0,12%, è il più basso tra le regioni italiane: la media nazionale raggiunge +0,32%. Il patrimonio delle imprese registrate ammonta a 89.293 unità, ripetto alle 89.186 di giugno. Sono i dati di Movimprese, l’indagine di Unioncamere e InfoCamere sui registri camerali.

Le nuove iscrizioni umbre sono 826, le cessazioni 717, al netto delle cancellazioni d’ufficio. In primavera il saldo era stato +347 (+0,39%); nell’estate 2025 +125 (+0,14%). L’Umbria resta in positivo, ma perde velocità. L’Italia, al contrario, accelera dal +0,29% dell’estate precedente al +0,32% attuale, con 18.403 imprese di saldo positivo, il risultato trimestrale più alto dal 2021.

Il confronto territoriale ridimensiona, senza cancellarlo, il primato negativo umbro. La Toscana cresce dello 0,18%, le Marche dello 0,17%: ritmi superiori a quello regionale, ma anch’essi nettamente inferiori alla media italiana. Entrambe rallentano rispetto allo stesso trimestre del 2025. Nel Centro l’eccezione è il Lazio (+0,51%); fuori dall’area spiccano Campania (+0,46%) e Lombardia (+0,41%). La debole espansione numerica coinvolge dunque anche i territori più vicini all’Umbria, che però registra il valore minimo nazionale.

Il saldo è positivo in entrambe le province, con intensità diverse. Perugia conta 608 iscrizioni e 540 cessazioni: 68 imprese in più, ma un tasso di appena +0,10%, nella parte bassa della graduatoria italiana. Terni registra 218 iscrizioni, 177 cessazioni e un saldo di +41, pari al +0,19%. Perugia contribuisce maggiormente in valore assoluto perché ha un sistema imprenditoriale più ampio; in rapporto alla consistenza delle imprese è Terni a crescere più rapidamente.

Sul confronto annuale, invece, il segno è negativo. A settembre 2025 le imprese umbre registrate erano 90.440; dodici mesi dopo sono 1.147 in meno (−1,27%), cosa che avviene anche a livello nazionale. La diminuzione interessa sia Perugia (−915, −1,33%) che Terni (−232, −1,08%). La flessione umbra supera quella dell’Italia (−0,84%) e della Toscana (−0,98%); le Marche aumentano invece di 257 imprese (+0,18%). Due trimestri consecutivi con saldi positivi nel 2026 non hanno quindi compensato il terreno perduto rispetto a un anno fa.

Qui occorre distinguere registrate e attive. Le prime comprendono tutte le imprese non cessate presenti nel Registro, anche se inattive, sospese o in liquidazione. Le seconde sono quelle che risultano esercitare un’attività economica, senza procedure concorsuali in atto. In Umbria al 30 settembre se ne contano 76.954, pari all’86,18%delle registrate; le altre 12.339 posizioni non sono automaticamente aziende chiuse, ma che semplicemente al momento non operano. La quota delle attive è dell’86,19% in Italia, dell’87,18% in Toscana e del 90% nelle Marche.

Il dato delle imprese attive, più vicino all’effettiva operatività economica, conferma la difficoltà del confronto annuale: in Umbria sono 1.034 in meno (−1,33%) rispetto a settembre 2025, di cui 795 nella provincia di Perugia e 239 in quella di Terni. La contrazione è più forte che in Italia (−0,84%), Toscana (−0,97%) e Marche (−0,11%). Il trimestre estivo porta comunque 120 attive in più rispetto a giugno: un risultato congiunturale positivo, ma insufficiente a riassorbire il calo dei dodici mesi.

Il numero delle imprese, tuttavia, non coincide con il peso economico del sistema produttivo. Una ditta individuale e un’azienda con centinaia di dipendenti contano entrambe come una sola unità; la stessa regola vale quando nascono o cessano. Per capire se il tessuto economico si rafforza servono anche addetti, fatturato, dimensioni, produttività, investimenti e settori delle attività che entrano ed escono dal mercato. Iscrizioni e cessazioni descrivono soprattutto la propensione a intraprendere e il ricambio delle imprese. Il loro numero, preso isolatamente, non permette di misurare una corrispondente perdita o crescita di capacità produttiva.

Un’indicazione importante arriva dalla composizione per forma giuridica. In Italia le società di capitalisuperano per la prima volta la soglia dei due milioni, arrivando a 2.007.486. Il loro saldo trimestrale è +14.529, pari al 79% di quello nazionale complessivo. In Umbria le società di capitali sono 26.503, contro 25.907 di settembre 2025: 596 in più (+2,30%). Da giugno sono cresciute di 163 unità, più dell’aumento complessivo delle registrate (+107): nello stesso trimestre diminuiscono infatti di 41 le società di persone, di 5 le ditte individuali e di 10 le altre forme.

Il peso delle società di capitali sale così dal 28,65% al 29,68% di tutte le imprese umbre, ma il divario nazionale non si riduce. La quota italiana passa dal 33,35% al 34,44% e la distanza aumenta, seppure di poco, da 4,70 a 4,76 punti percentuali. Anche Toscana (31,08%) e Marche (31,20%) sono avanti. Nella regione la quota raggiunge il 31,72% a Terni e il 29,04% a Perugia. La diffusione delle società di capitali suggerisce forme organizzative più strutturate, senza dimostrare da sola che le singole aziende siano maggiori, più patrimonializzate o finanziariamente più solide. Quanto alle altre forme giuridiche, nell’anno l’Umbria perde 1.312 imprese individuali e 333 società di persone.

Nell’artigianato il segno meno riguarda anche l’ultimo trimestre. Le imprese artigiane registrate in Umbria sono 18.924, 441 in meno in un anno (−2,28%): un calo superiore a quelli di Italia (−1,55%), Toscana (−1,89%) e Marche (−0,73%). Tra luglio e settembre le iscrizioni umbre sono 213, le cessazioni 221: saldo −8 (−0,04%), mentre l’Italia è a +1.401 (+0,11%), la Toscana a +27 (+0,03%) e le Marche a −103 (−0,27%). A Perugia le 166 iscrizioni compensano altrettante cessazioni; a Terni 47 nuove attività e 55 cessazioni producono il saldo regionale negativo.

 "Le 109 imprese di saldo positivo nel trimestre - dichiara Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria - sono un dato incoraggiante, ma non cancellano la crescita più lenta rispetto al resto d’Italia né la diminuzione registrata nell’arco di un anno, anche tra le imprese effettivamente attive. Dobbiamo però evitare di giudicare la forza della nostra economia soltanto dal numero delle aziende: contano le dimensioni, gli occupati, gli investimenti e la capacità di creare valore.

La crescita delle società di capitali indica un’evoluzione importante del sistema imprenditoriale umbro, anche se il divario con la media nazionale non si restringe. Merita attenzione la contrazione continua dell’artigianato, una componente essenziale della nostra economia. La sfida è duplice: favorire la nascita di nuove imprese e creare condizioni che consentano a quelle esistenti di rafforzarsi, innovare e competere. Perché non conta soltanto quante imprese abbiamo, ma anche quanto riescono a crescere e quale contributo danno allo sviluppo e all’occupazione della regione”.

Nota della Redazione: Orvietonews, giornale online registrato presso il Tribunale di Orvieto (TR) nr. 94 del 14/12/2000, non è una bacheca pubblica. Pur mantenendo fede alla disponibilità e allo spirito di servizio che ci ha sempre contraddistinto risultando di gran lunga l’organo di informazione più seguito e letto del nostro territorio, la pubblicazione di comunicati politici, note stampa e altri contributi inviati alla redazione avviene a discrezione della direzione, che si riserva il diritto di selezionare e modificare i contenuti in base a criteri giornalistici e di rilevanza per i lettori.